Dall’inaugurazione, avvenuta mercoledì 24 luglio, sono circa settemila i visitatori della mostra “La luce di Napoli che conquistò il mondo: la scuola di Posillipo“. Un momento culturale che omaggiasse la Scuola di Posillipo mancava in città dal 1945. Si comprende, così, la ragione per la quale la mostra è gratuita ed è tra i momenti più attesi della XL edizione di Estate a Napoli.

Settantacinque opere pittoriche, appartenenti a collezioni private, sono esposte nella Cappella Palatina del Maschio Angioino fino al 2 ottobre.

Siamo, quindi, nell’epoca in cui Napoli è un Regno. Un giovane pittore olandese, Anton Sminck van Pitloo, cerca di superare una natura intesa come allegoria e decorazione, a favore delle risonanze che essa può avere nello spettatore. Van Pitloo chiede ai pittori napoletani di catturare la luce calda del mediterraneo, esprimendola attraverso quegli elementi della natura che li emozionano e, quindi, possono emozionare anche lo spettatore. Nasce, così, una visione intimistica della natura e con essa nasce la Scuola di Posillipo, di cui Giacinto Gigante è ritenuto il maggiore esponente.

La Scuola di Posillipo è stata un episodio internazionale, che ha messo insieme una forte scuola locale di pittori napoletani e del Regno con gli stranieri presenti a Napoli per il Gran Tour“. Isabella Valente, docente universitaria e curatrice della mostra, presenta così il filone artistico che nel primo decennio dell’Ottocento ha fatto di Napoli una città d’avanguardia. “Ha portato la pittura alla sperimentazione del plein air, quindi a un nuovo modo di sentire la natura.

La mostra regala alla città di oggi degli scorci di una Napoli antica e in pace con se stessa e con la natura, che appare selvaggia eppure docile, per quanto mai addomesticata. Alcuni dipinti focalizzano l’attenzione su scene di vita cittadina, come nel “Castello verso il molo con predicatore e Pulcinella” di Frans Vervloot. Edifici dagli stili diversi fanno da sipario a una piazza che diventa palcoscenico, in cui la quotidianità si mischia al folklore. Il visitatore troverà tanti scorci inusuali, abituato a un paesaggio trasformato dalla cementificazione e dall’industrializzazione. Si pensi alla “Napoli da Capodimonte” di Salvatore Fergola. Un verde rigoglioso non lascia spazio a una città che compare sullo sfondo, mentre in primo piano troviamo della terra battuta dove gruppetti di uomini e donne sono ripesi in una quotidianità tranquilla, che contempla anche il sacro nella nicchia della Madonna con bambino, verso cui delle figure sono genuflesse in atteggiamento di preghiera. Eppure tra i punti di vista insoliti, spuntano riferimenti certi, facili da cogliere anche per l’occhio distratto di chi vive la città al ritmo veloce del tempo moderno. Nella “Veduta di Mergellina” di Scedrin, un Cristo in croce guarda dall’alto gruppi di uomini, per lo più pescatori, dall’aspetto emaciato. Essere pescatori, di pesci o di uomini, richiede sacrificio e donazione totale di sé per avere in cambio quel che basta per vivere assieme agli altri. La solitudine sembra non essere contemplata, essendo tutti vicini tra loro oltre che in piccoli gruppi. Tra le opere che più catturano l’attenzione del visitatore, spicca la “Veduta di Napoli da Pizzofalcone“, di Carl Gotzloff. Emoziona quel sole bianco, che illumina il cielo, lo colora di arancio e, poi, coi suoi raggi tocca la terra, riscaldandola con la sua luce.

Una pittura en plein air, dal vivo, che disdegna il contorno, confine netto che separa, preferendo la mescolanza di colori che rendono l’immagine libera e fluida, quasi in movimento. Sono tante le forze che sembrano sprigionarsi dai quadri in mostra, da quella umana a quella naturale a quella artistica, eppure tutte convergono verso un equilibrio che si fa armonia tra le parti, donando un senso di pace, che ristora il cuore dello spettatore più preso dalla frenesia del vivere moderno.

Nino Daniele, assessore alla Cultura e al Turismo, ha definito la mostra come “una risposta di orgoglio: con la luce di Napoli siamo in grado di contrastare ogni aspetto di racconto di Napoli fondato su stereotipi, pregiudizi, sottovalutazioni. Napoli era e resta una capitale universale della cultura“.

Carl Gotzloff ,Veduta di Napoli da Pizzofalcone

La mostra, sostenuta e patrocinata dal comune di Napoli e dall’Università Federico II, con la collaborazione di Mediterranea e La Fenice, è visitabile gratuitamente fino al 2 ottobre: dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 18.00 (orario continuato), la domenica dalle 10.00 alle 13.00

E’ possibile acquistare testi sulla Scuola di Posillipo e non solo oltre all’ultimo libro di Isabella Valente, curatrice della mostra e docente di storia dell’arte contemporanea all’università Federico II.

E’ disponibile anche dell’oggettistica realizzata da un artigiano locale in edizione limitata, perché ispirata a particolari ripresi dai dipinti esposti.

Sono disponibili anche visite guidate a cura di giovani storici dell’arte.