Se “ricchione” è considerata una parola volgare, con lo spettacolo del professor Colella, si scoprirà che questa ed altre espressioni napoletane, hanno una nobile origine.

Nel suggestivo cortile del Maschio Angioino (Castel Nuovo), nell’ambito della manifestazione Estate a Napoli, l’Associazione Insolitaguida Napoli in collaborazione con il Teatro dei Lazzari Felici ha presentato il nuovo scoppiettante spettacolo di Amedeo ColellaCon decenza parlando”. Nello show, ben strutturato ed equilibrato, si sono alternati i divertenti interventi di Colella sulle origini di alcune espressioni napoletane e momenti musicali con canzoni umoristiche a tema del bravo chansonnier Dario Carandente e la sua band. Uno spettacolo assolutamente fuori dagli schemi, ed una serata esilarante di full immersion nella cultura napoletana che ha divertito con aneddoti, curiosità e leggende sulla storia del Regno di Napoli e della lingua napoletana.

Una serata culturale ed istruttiva quindi, che attraverso il divertimento ci ha insegnato molte cose sulle origini e sulla inclusività della lingua partenopea, per esempio, che vede mischiate in un calderone di espressività, parole di provenienza greca, francese, spagnola, inglese e persino tedesca. Se l’espressione “spasso”, per esempio, viene dal sostantivo tedesco “spaß”.  La parola, ritenuta volgare, che indica l’organo genitale femminile, proviene dal greco “πυρ” (pur-fuoco) e “κολεός” (koleos-fodero) o “κοιλάς” (koilas-valle) quindi valle o fodero infuocato, e quindi per le sue origini tutt’altro che volgare. Un altro esempio divertente è l’origine dell’espressione napoletana per “omosessuale”, la parola “ricchione” risale al tempo della scoperta dell’america quando gli spagnoli raccontavano di favolosi re Inca o Aztechi che avevano delle orecchie “orejas” molto grandi per via di grossi monili pendenti ed erano stati castrati da bambini, per renderli più imparziali e meno corruttibili.

Ma di storie salaci, piccanti e divertenti ne è pieno lo spettacolo che, mettendo le mani avanti, è stato intitolato per l’appunto “Con decenza parlando”. Così come per l’excursus finale nella cucina tradizionale partenopea, provocando non poche risate, siamo venuti a conoscenza delle origini  di alcuni piatti classici, come il sartù di riso, la zuppa di cozze e la zuppa inglese. Ieri sera il Professor Colella in maniera elegante, frizzante e briosa ha provveduto a colmare le nostre lacune culturali sulla città di Napoli e la napoletanità.

 Amedeo Colella, ingegnere informatico, ma nell’animo, storico, amante e conoscitore della storia napoletana, come prima di lui Luciano De Crescenzo, è innanzi tutto un cultore del sapere umanistico, un eccelso traduttore di paraustielli, uno scrittore semi serio, napoletanista e studioso delle cronache remote di Napoli e dei modi di dire e di fare della città partenopea. È un intellettuale che sorride, e che ci fa sorridere riportandoci e ricordandoci dell’importanza delle nostre radici storiche ed umane dandoci una bussola culturale per non farci perdere in un mondo, sempre più, senza un orizzonte e punti di riferimento.