L’emergenza sanitaria ha imposto, ove possibile, la continuazione del lavoro tramite lo “smart working“. Una buona notizia per i dipendenti di quegli enti pubblici dotati degli strumenti necessari all’attività da remoto. È il caso del Comune di Napoli, che è riuscito – e bene – ad espletare tutte le proprie funzioni sfruttando le postazioni da casa. Eppure c’è un “ma” che riguarda le corresponsioni dovute a questi lavoratori – messo in evidenza da Marta Matano e Matteo Brambilla, portavoce comunali del Movimento 5 Stelle di Napoli: il taglio dei ticket mensa.

I dipendenti posti in “lavoro agile” – recita il comunicato dei due portavoce– oltre a subire la penalizzazione di non poter fare straordinario, turni, e cercare cosi di incrementare lo stipendio, hanno subito questo ulteriore taglio (ad oggi sono stati distribuiti i ticket di febbraio – il che è già una anomalia distribuire i buoni pasti con due mesi di ritardo), subendo decurtazioni in media di circa € 300,00 a stipendio“. Causa del taglio – sul quale l’amministrazione non ha ancora dichiarato nulla – sarebbero le scarse risorse finanziarie: “l’unica cosa che può fare è tagliare gli stipendi approfittando anche del fatto che i dipendenti sono obbligati a stare a casa e non possono protestare. Come è già toccato ai dipendenti ANM messi in cassa integrazione“.

Peraltro, Brambilla e Matano concludono sottolineando che “la legge non dispone assolutamente il taglio dei ticket in caso di smart working. Al punto 3 art. 87 DL 18/2020 la non corresponsione è prevista per la sola esenzione dal servizio, infatti è inserito in quel periodo. E solo in tal modo può essere letto il comma“.