Nonostante i malumori che fluttuano attorno a Palazzo Chigi, il Partito Democratico è sempre più convinto dell’asse politico con il Movimento 5 Stelle per le prossime amministrative di Napoli. L’ultimo esponente dem in ordine di tempo che si è espresso sul tema è il ministro di Università e Ricerca Gaetano Manfredi: “nessun cartello per fini elettorali, si a progetti e obiettivi condivisi“.

A margine di un incontro pubblico nel Duomo di Napoli, l’ex Rettore della Federico II ha messo sul piatto i valori chiave per un patto serio con gli alleati di maggioranza, che stimoli la realtà post Covid con “solidarietà, inclusione e comprensione, Napoli se ne deve far interprete” ha detto, e giudica positivo l’ultimo anno giallo-verde, “Pd-M5S sono coesi sugli obiettivi di governo e credo che queste esperienza si possa ripetere a Napoli. L’importante è definire obiettivi comuni” ribadisce.

Ma al netto dei buoni propositi e della solidarietà, la strada verso un candidato condiviso è tutt’altro che in discesa da un punto di vista strettamente politico. Se è palese che nel Movimento 5 Stelle sia in atto una guerra fratricida tra dissidenti e governisti, gli stessi dem devono fare i conti con un certo Vincenzo De Luca, ostile ai pentastellati, che alle ultime regionali ha messo in campo una macchina da guerra di listoni-ammucchiata per lanciare un messaggio chiaro ai vertici del proprio partito: “posso vincere anche senza di voi” (vedere la composizione del voto bulgaro ottenuto). E a questo si è appellato Gennaro Migliore nelle ultime ore. Italia Viva dopo il discreto 7.4% ricevuto a supporto del governatore, punta a dire la sua: “il centrosinistra deve partire con la coalizione delle regionali che ha ottenuto il 70% con De Luca, facendo le primarie“. Parole che sembrano assumere i crismi della speranza di non soccombere, piuttosto che di un’imposizione politica dei renziani. Il parlamentare di Iv trova pure il tempo di attaccare De Magistris, sul quale dopo il bilancio agonizzante “c’è stata la conferma della mancanza di una maggioranza e di dignità politica. Salvato da transfughi di Forza Italia“.

E a ben vedere, l’approvazione della finanziaria ha cosparso sale pure sulle ferite profonde dei berlusconiani di Napoli, totalmente spaccati e incerti sul sostegno al sindaco prima, e sul nome del candidato poi. Stefano Caldoro, che non ha mai preso in considerazione l’ipotesi scioglimento dell’amministrazione perché “a tre mesi dalle elezioni con un sindaco non più in campo e in gestione ordinaria la città non meritava un commissariamento. I leader nazionali hanno fatto scegliere ai dirigenti locali“, chiede un progetto ai suoi “a me interessa la squadra senza avventurarmi in un toto-nomi dando autonomia alla società civile“. Eppure sul bilancio approvato, solo 5 giorni fa il coordinatore regionale azzurro Domenico De Siano smentiva l’ex presidente della Campania: “Ho sentito questa mattina il presidente Berlusconi. Nessun aiutino sul bilancio, si vota no e De Magistris va mandato a casa“.