In gergo politico lo si potrebbe definire come una prova di disgelo. Meglio ancora: un’apertura al dialogo. Alessandra Clemente, candidato sindaco di Napoli, prova a smussare l’acredine intercorsa negli ultimi dieci anni tra l’amministrazione De Magistris, e le opposizioni di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle in vista delle comunali di giugno, sempre più vicine. Un percorso difficile, che nelle idee della giovane Assessora potrebbe condurre ad una sua permanenza a Palazzo San Giacomo nel ruolo che finora è stato di Luigi De Magistris, pronto a lasciare per raccogliere la sfida calabrese.

Senza mai nominare simboli, correnti, né tantomeno direttamente l’ex pm – a tratti figura ingombrante per i volti emergenti – la Clemente lancia segnali a quelli che finora, almeno nella città di Napoli, hanno osteggiato la Giunta in carica: “ho sempre amato i meet-up e visto nel Pd un riferimento“. I temi e le proposte, sono tanti: famiglia, lavoro, trasporti pubblici. Ma al centro “deve esserci la città“.

Al netto del lavoro di congiunzione che la candidata sindaco sta mettendo in campo, la sua investitura unilaterale ad opera di De Magistris non è mai andata giù a dem e pentastellati – a più riprese il senatore Ruotolo e il deputato Siani hanno tirato le orecchie all’ex pm per una mossa che è parsa prematura. Tuttavia, a poco più di 5 mesi dall’appuntamento elettorale, le forze che attualmente compongono la maggioranza a livello nazionale, ancora non hanno raggiunto un accordo sul nome da proporre per la Napoli dei prossimi 5 anni. Difficoltà derivanti dall’instabilità politica dell’intero paese da un lato, e un mancato affiatamento tra gli stessi attori in causa che stentano a piacersi del tutto.

Dunque sulla carta potrebbe esserci margine d’azione per la 33enne cha ha iniziato ad avvicinarsi alla politica come avvocato e volontario in associazioni anti-mafia come Libera. Senza alleanze, Alessandra Clemente – come tutti i partiti in causa d’altronde – non pare possa farcela. Da lì, anche l’apertura “alle forze della società civile“. Da non trascurare, inoltre, anche la diffidenza interna a Dema, dovela frangia rappresentata da Insurgencia non ha mai ben visto il nome dell’attuale assessore ai trasporti.