Troppo è il disgusto, si proprio disgusto caro Luigi, per le scene alle quali siamo costretti ad assistere ad ogni elezione, sempre da parte degli stessi personaggi legati a quella politica con la quale ci chiedi di fare un “tavolo comune“. È guerra aperta nel M5S, come testimoniano le parole rivolte a Luigi Di Maio dal consigliere comunale di Napoli Matteo Brambilla. Archiviate le elezioni regionali ben prima che le urne emettessero il loro verdetto, il baricentro della battaglia tutta interna ai pentastellati si sposta ora sulle comunali del 2021, che si terranno in diverse grandi città tra le quali Napoli. Il riverbero della crisi è giunto anche all’ombra del Vesuvio, dove ormai è acclarata la spaccatura tra l’anima governista e quella movimentista. La prima rappresentata dal Ministro degli Esteri e il Presidente della Camera Roberto Fico, spinge da tempo per un “tavolo comune” con il PD alla prossima tornata elettorale per replicare lo scenario nazionale e non andare incontro a morte politica quasi certa; la seconda, attivista e legata all’idea forte di democrazia dal basso, capeggiata de facto dalla spina nel fianco Alessandro Di Battista. Area nella quale ricade proprio Brambilla, che anche per il rapporto politico non idilliaco con Valeria Ciarambino, pare ormai fuori dai giochi per Palazzo San Giacomo: “io conosco un solo Movimento 5 Stelle, quello della democrazia dal basso, e per me non esiste un Movimento che decide da Roma, o dalla Toscana, o dalla Liguria, quello che sarà il futuro della mia, anzi della nostra Napoli”.

Parole dure anche nei confronti di Roberto Fico: “quando la politica diventa merce di scambio, io chiudo la saracinesca perché non è il modo di fare del M5S“. Un intervento a gamba tesa arrivato all’indomani delle dichiarazioni del Presidente della Camera, che a margine della cerimonia in onore di Giancarlo Siani tenutasi a Napoli nella sala del cinema Modernissimo, ha proferito il suo endorsement per quei “pezzi di società civile che stanno lavorando su temi e sono importanti per dare omogeneità ad una futura coalizione a Napoli“.

Ma le lotte intestine nell’universo pentastellato non sono l’unico ostacolo nella faticosa scalata ad una possibile alleanza napoletana Pd-M5S: bisognerà fare i conti anche (e soprattutto) con Vincenzo De Luca. Il governatore rieletto con voto bulgaro non mollerà facilmente la presa. Il peso politico ricevuto dal 70% di voti alle regionali lo scrittura automaticamente come uno degli attori principali della prossima tornata.