È stato presentato lo scorso 18 settembre a Napoli il completamento del restauro del portone ligneo di Palazzo Diomede Carafa, promosso dalla sezione Campania dell’associazione dimore storiche Italiane (ADSI), alla presenza di Luciano Garella, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, Marisol Valenzuela, direttore del laboratorio di Restauro della Scultura Lignea Policroma dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, e Carlo Ruosi, Coordinatore progetto Rotary Restauro Palazzo Carafa.

Palazzo Carafa in via San Biagio dei Librai, porta il nome del suo ideatore. Il palazzo, noto soprattutto per l’enorme testa di cavallo medicea (ora al MANN), situato nel cuore di Napoli, venne fondato nel XV secolo dal conquistatore spagnolo Diomede Carafa, primo conte di Maddaloni, imprenditore e illuminato in relazioni amichevoli tanto con Lorenzo il Magnifico quanto con Alfonso d’Aragona, con lo scopo di ospitare i reperti dell’antichità rinvenuti nella città. L’edificio fu ricostruito sostanzialmente su un preesistente edificio medievale probabilmente sempre appartenente alla famiglia Carafa. Questa ricostruzione fu completata nel 1466 ed è testimoniata anche da un’epigrafe latina sul cortile d’onore:

HAS COMES INSIGNIS DIOMEDES CONDIDIT AEDES& CARAFA

«IN LAUDEM REGIS PATRIAEQUE DECOREM& EST ET FORTE LOCUS MAGIS APTUS ET AMPLIUS IN URBE% SIT SED AB AGNATIS DISCEDERE TURPE PUTAVIT»

(L’insigne conte Diomede Carafa edificò questa casa. È a lode del re e decoro della patria. Ci sia anche un sito forse più ampio e adatto in città, ma egli ritenne turpe separarsi dagli avi)

Nel cortile del palazzo è custodita inoltre la copia in terracotta della Testa di cavallo bronzea, parte di un monumento equestre che Donatello non ultimò mai per il re Alfonso V d’Aragona. La scultura donatelliana rimase in loco fino al 1809, quando l’ultimo principe Carafa di Colubrano la donò al Museo archeologico nazionale di Napoli, sostituendo così l’originale con la copia in terracotta.

Il portale marmoreo pure risalente alla seconda metà del Quattrocento, è uno dei primi esempi di struttura architravata di stile ionico presenti a Napoli, anch’esso e stato recentemente restaurato, e  presenta una corona rotonda di foglie di alloro che sporge sul piano liscio dell’architrave mentre più sopra, nella fascia centrale della trabeazione sono presenti del fregi che riportano i simboli della famiglia Carafa, gli stemmi familiari e la stadera, che si ripetono anche sui dodici battenti del prezioso portone ligneo quattrocentesco sottostante, che rappresenta un caso estremamente raro di conservazione, ha attraversato pressoché intatto oltre cinque secoli. L’intervento di restauro, realizzato da Dafne Restauri Snc, ha richiesto sei mesi di lavori per la parte lignea – iniziati a febbraio e conclusi a luglio – di cui gli ultimi due hanno compreso anche il portale marmoreo.

Gli interventi di pulitura e consolidamento hanno fatto riaffiorare l’originaria bellezza di particolari decorativi delle dodici formelle in essenza di leccio e delle strutture portanti in rovere e castagno. Sono anche state recuperate tracce del colore originario, consentendo di apprezzare nuovamente il porpora delle fasce degli stemmi e altri dettagli venuti alla luce con la pulizia.