L’atto finale della vita di Troisi si è consumato nella casa di sua sorella Annamaria, a Ostia, il 4 giugno 1994, a soli 41 anni, il giorno dopo aver finito le riprese de ‘Il Postino‘.
Nato il 19 febbraio del 1953 da un macchinista ferroviere e da una casalinga, il “Pulcinella senza maschera” che il pubblico avrebbe amato fin dall’esordio col gruppo “I Saraceni” e poi con gli inossidabili amici de “La Smorfia” (Lello Arena ed Enzo Decaro), uscì presto dai confini vernacolari del successo paesano per portare la sua lingua (un napoletano vivacissimo e torrenziale, sincopato e colorito, “l’unica lingua che so parlare, a dire il vero”) sulle reti televisive nazionali e poi al cinema. Com’era accaduto a Eduardo e a Totò, quella parlata divenne comprensibile a tutti oltre le parole, sinonimo di un sentire universale in cui la maschera diventava volto e il personaggio un paradigma universale.

Esordì al cinema con “Ricomincio da tre” (1981), il successo fu inatteso, clamoroso, immediato. Erano gli albori di quegli anni ’80 che portavano alla ribalta insieme a lui la generazione dei Moretti e dei Benigni, ma fu proprio col toscanaccio Roberto che Troisi trovo’ un’empatia istintiva, festeggiata dal pubblico col clamoroso successo di “Non ci resta che piangere” (1984) in cui il suo surreale “grammelot” faceva da efficace contrappunto alla paradossale cornice storica di un esilarante viaggio nel tempo fino alla Firenze medicea. La critica aveva amato di più l’opera seconda del regista Troisi (“Scusate il ritardo“, 1983), Ma non fu sempre generosa con l’autore, salvo poi tributargli grandi encomi postumi dopo le quattro nominations de “Il Postino“, che nel 1996 fruttarono al film l’Oscar per la colonna sonora di Luis Bacalov. Ma la sua filmografia, spesso segnata dal sodalizio affettivo e artistico con la sceneggiatrice Anna Pavignano e con Pino Daniele, meriterebbe anche oggi una rivisitazione da “Le vie del Signore sono finite” (1987) a “Pensavo fosse amore… e invece era un calesse” (1991). Fu invece un collega, Ettore Scola, a intuire le potenzialità di un attore/autore assolutamente unico fino a farne l’anima del suo appassionato “Il viaggio di Capitan Fracassa” (1990) in cui vestiva la maschera di Pulcinella e a dargli l’opportunità di dialogare sul set con un maestro come Marcello Mastroianni.

A Sapri, grazie al presidente della Pro Loco Giuseppe Avagliano, all’Assessore alla Cultura del Comune Maria Teresa Falce ed a Gerardo Ferrara, la sua controfigura nell’ultima pellicola “Il Postino“, una mostra rende omaggio al grande artista scomparso venticinque anni fa.

Il Massimo a Sapri: incontro con Troisi” è composta da cimeli, abiti di scena, manifesti e foto di scena dei film di Troisi, è allestita presso il Complesso di Santa Croce della cittadina cilentana.