È da un po’ che guardate con eccessiva nostalgia l’elefantino dalla proboscide sollevata, unico testimone delle ormai lontanissime vacanze in Medio Oriente?

Non preoccupatevi. Non avete un male incurabile.

O comunque, non avete mali che non siano stati già dolcemente sofferti dai vostri progenitori.

È semplicemente colpa dell’eterno ed irresistibile ascendente che hanno su di noi oggetti, visi e contesti esotici, specie se provenienti dalle terre in cui si abbracciano Asia e Europa, in cui si ricongiungono l’Est e l’Ovest, letti “l’un contro l’altro armati” in cui il sole va dormire e si sveglia ogni giorno.

Ascendente a cui non è stata estranea neanche la dotta Napoli del Settecento, milieu culturale fondamentale del Vecchio Continente, incoronata dai maestosi sviluppi dell’arte presepiale.

Che si parlasse di “turcherie” o di “orientalismo”, il senso era quello: uno sconfinato fascino verso territori dalle immense suggestioni, presto diventate setting per carnevali di corte e scenografie per re e regine intenti ad interpretare personaggi tipici di quei mondi lontani.

A cominciare dai Re Magi con il loro corteo, così familiari da guadagnarsi quasi un posto alla nostra tavola, al pranzo di Natale, ma contemporaneamente tanto affini alle popolazioni dell’Impero Ottomano, legatissimo all’Europa, già dalla fine del XVII secolo, tramite solidi sodalizi politici, commerciali e culturali. Senza parlare delle figure femminili, come quella della georgiana, dai meravigliosi vestiti ed accessori, e dalla bellezza capace addirittura di far convertire gli uomini dall’Islam al Cristianesimo.

Ma tali suggestioni potevano provenire anche da elementi più semplici, come da quei ritmi musicali che sarebbero stati, poi, addolciti dallo “stile turco” delle opere di Wolfgang Amadeus Mozart, così come da animali, in particolar modo dalle scimmie, ad altissimo potere simbolico per la loro posizione al limite tra regno degli animali e regno degli umani.

E se, tra gli elementi di un presepe, un giorno, doveste scorgere anche un elefante…beh, mantenete la calma, e convincetevi che quella, no, non è un’allucinazione. Re Carlo di Borbone si era battuto fortemente per avere un elefante a corte, che riuscì ad ottenere ed a mostrare al popolo e ai suoi numerosi artisti, che seppero trasformarlo in sofisticati soggetti pittorici ed in raffinate statue presepiali.

E adesso? Dico…dopo tutto ciò che vi ho raccontato?

Penserete ancora di essere voi, quelli strani, se guarderere con nostalgia il piccolo elefantino dalla proboscide sollevata, messo lì sul comodino, il giorno stesso del ritorno dalle vacanze?

Io credo proprio di no.