Per redigere il prossimo bilancio settennale 2021-2027 per il quale da tempo si parla di tagli o riduzioni, l’Unione Europea si è arenata, così che ad oggi non si è più in tempo per far partire nel 2021, come previsto, la nuova Politica agricola comune. Si sono resi, così, necessari degli aggiustamenti che estendono l’attuale quadro normativo di un anno, posticipando l’applicazione della nuova Pac al 1 gennaio 2022. Nel frattempo, dalla Commissione Europea è giunta una “proposta di regolamento transitorio” in cui si ipotizzano 370 milioni di euro in meno rispetto a quanto stanziato nel 2020 da versare all’agricoltura italiana per l’anno 2021. Questo taglio si traduce in ventinove milioni di euro in meno per la Campania.

È necessario sempre maggiore rigore nelle prossime tappe del difficile negoziato tra i Capi di Stato e di Governo per salvaguardare le risorse finanziare ma anche per realizzare una riforma della Pac che  “riequilibri” la spesa facendo in modo di recuperare con forza anche il suo antico ruolo di sostegno ai redditi e all’occupazione agricola, per salvaguardare un settore strategico in un momento in cui il cibo è tornato strategico nelle relazioni internazionali dagli accordi di libero scambio all’embargo fino ai dazi“. Nelle parole di Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale di Coldiretti, sono racchiuse le richieste avanzate dagli operatori delle settecentocinquanta mila aziende italiane impegnate su almeno tredici milioni di ettari di terreno coltivato.

L’agricoltura è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, ridurre gli investimenti comuni in questo campo vuol dire indebolire le fondamenta su cui si regge la comunità degli Stati europei. Nel caso dell’Italia, inoltre, si andrebbe a colpire l’impresa agricola più green del Vecchio Continente.