per i Pezzulli di Luciana Pennino: Cuori infrangibili… quando la praticità non è felicità!

Quando si trattò di decidere come guadagnarsi da vivere, non ebbe dubbio alcuno: lavorare nell’impresa di famiglia. Ci lavorava il padre e, ancora arzillo, il nonno, ma prima di loro fu il papà del nonno e ancor prima il papà del papà del nonno e così via fino a chissà quale generazione che avviò gli affari.

Ebbero fiuto, e non poco, e le cose andarono brillantemente sin da subito. Visto che il giro d’affari era in crescita costante, dovevano assumere sempre nuovo personale: fondamentale, tuttavia, era un’accurata selezione e un’approfondita formazione, vista la delicatezza degli oggetti da trattare.

Tale era il beneficio che garantivano a milioni di clienti, che la loro, oramai, era una missione. Per le loro mani passavano cuori di tutti i tipi, con il comun denominatore, ovviamente, di essere cuori infranti. Ah già, perché l’azienda si chiamava Col cuore in mano e il loro motto era:

Ci pensiamo noi, zelanti,

ai vostri cuori infranti!

Ogni giorno, da ogni dove, nell’enorme e storico laboratorio che contava centinaia di postazioni, arrivavano cuori di persone di qualsiasi razza, estrazione sociale e culturale, religione, sesso e anche di ogni età. Fossero screpolature o lesioni, su cui si sarebbe potuto anche sorvolare, fossero mille pezzi, ogni cuore veniva riparato con la medesima perizia e dedizione, e soprattutto con tempi di riconsegna supersonici, com’è ovvio.

Il mondo all’epoca andava così: senza soluzione di continuità, la gente si amava, i cuori si infrangevano, si portava a riparare il danno, si ricominciava ad amare, i cuori si ri-infrangevano, si portava a ri-riparare il danno e si ricominciava ad amare… e il mondo era bello!

Poi arrivò il 1954 e successe che il signor Natta, Giulio Natta, inventò un materiale rivoluzionario: il cosiddetto Moplen, una plastica moderna e resistente. Fu così che Qualcuno in alto, molto in alto, decise di approfittarne e di modificare l’inserimento dei cuori già nei nuovi nati, utilizzando appunto il Moplen, per renderli infrangibili… una comodità!

In questo modo Col cuore in mano si avviò rapidamente al declino: la maggior parte, piuttosto che spendere soldi in aggiusti, procedeva direttamente alla sostituzione, chi invece ancora aveva cuori vecchio tipo ma sani, un numero davvero esiguo, man mano andò a morire prima di infrangerseli, e intanto nascevano solo quelli col cuore nuovo tipo. Praticamente, nel giro di poco non esisterono più cuori infranti e la millenaria ditta Col cuore in mano fu costretta a licenziare tristemente tutti i lavoranti, a mandare alla rottamazione gli utensili e a chiudere definitivamente i battenti.

Il mondo iniziò ad andare così: la gente si amava ma i cuori non si infrangevano più, e tutti, ottusamente entusiasti, inneggiavano alla praticità! Non c’era più il senza soluzione di continuità di prima: amare, soffrire, avere il cuore frantumato, sfasciato, spaccato, spezzato per poi poter ricominciare ad amare e poi di nuovo soffrire, avere il cuore frantumato, sfasciato, spaccato, spezzato… e il mondo diventò brutto!

Luciana Pennino

“I cuori sono fatti per essere infranti.” (Oscar Wilde)