La città del beneventano, dove è molto radicata da anni la coltivazione della cipolla, punta al rilancio della produzione e passa da un nuovo presidio di Slow Food: Airola  – racconta Armando Ciardiello, fiduciario della condotta Slow Food Valle Caudina – vanta una tradizione così lunga e radicata nella produzione di cipolla tanto che, in passato, gli abitanti del centro venivano chiamati cipollari,un nomignolo che sottolinea il legame forte tra il territorio e il suo prodotto agricolo di punta”. La cipolla dell’area territoriale della Valle Caudina, con origini che risalgono al 1848 rintracciabili nel testo «Cenno storico e toponomastico dell’antica e moderna Airola sita nella Valle Caudina» del Montella, è prodotta oltre che ad Airola, anche nei comuni di Bucciano, Bonea, Moiano, Montesarchio, San Martino Valle Caudina, Cervinara, Rotondi, Paolisi, Arpaia. 

Non sempre il gusto della cipolla è facile – spiega Nello Falzarano, giovane referente dei produttori del nuovo presidio Slow Food – La nostra, grazie al connubio di dolcezza e sapidità, è invece davvero una prelibatezza”. E proprio per queste sue caratteristiche si è fatta apprezzare e la coltivazione si è estesa. Un successo proseguito fino agli anni Sessanta poi, come spiega Ciardiello, l’industrializzazione forzata, l’abbandono dei territori agricoli e l’avvio delle colture di tabacco hanno relegato la tradizionale cipolla a un consumo familiare, facendole perdere prestigioe, soprattutto, valore economico.

Attualmente i produttori del presidio sono quattordici, per 20 tonnellate annue complessive: “Contiamo di arrivare a duecento nel giro di qualche anno, ma soprattutto puntiamo a far conoscere questa eccellenza” aggiunge Ciardiello. Tra loro anche alcuni veterani over 70 e anche qualche giovane: “Altri vorrebbero – conclude Falzaranoma non vedono ancora la speranza di ricavarne un reddito sufficiente. Se noi che cominciamo per primi riusciamo a ingranare, allora credo che potremo essere un esempio per chi oggi è titubante“.