Se vi chiedessi: quali sono state le letture estive più gettonate tra gli insegnanti, cosa vi verrebbe in mente?

Pensereste ai grandi ed intramontabili classici della letteratura europea? Ai manuali di didattica nuovi di zecca? Oppure a qualche biografia dei più illuminati pedagogisti del Novecento?

Temo, invece, che la risposta possa essere, per molti “La sezione News del MIUR”.

Moltissimi, infatti, sono stati gli aggiornamenti “estivi” emessi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, questa estate, soprattutto a proposito delle misure anti-COVID-19 per l’anno scolastico 2020/2021, come quello relativo al documento emesso il 21 agosto scorso, intitolato Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, redatto a quattro mani da Istituto Superiore della Sanità, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, e che rivoluzionerà buona parte del “fare scuola” a cui siamo stati, da sempre abituati.

Pochi dubbi, quindi, sulle posizioni del Ministero.

Ma cosa ne pensano, invece, i docenti?

Ho provato a chiederlo a Gennaro Nasti, ingegnere e docente di Tecnologia presso l’Istituto Comprensivo Mauro Mitilini di Casoria (Na) ed appassionato di innovazione didattica. Insomma, uno che nella scuola ci crede davvero.

Gennaro, quest’estate è stata la stagione delle normative anti-COVID-19. L’ultima, quella del 21 agosto, ci prospetta scenari concreti e precise procedure da rispettare. Credi che le misure prese e divulgate dal Ministero siano effettivamente realizzabili ed utili al mantenimento di una didattica che resti in presenza?

Ti ringrazio per questa opportunità e intanto mi fa piacere farti sapere che le mie letture estive si sono concentrate su due classici della didattica, La testa ben fatta di E. Morin e Fuori di testa di K. Robinson, purtroppo scomparso in questi giorni. Ho letto anche alcuni saggi molto interessanti tra cui Regia educativa di A.Parola. Insomma, pur cercando di seguire la vicenda COVID-19 e gli aggiornamenti normativi ho provato a non lasciarmi trasportare dalla preoccupazione riguardo l’epidemia per cui posso fare ben poco.

Per quel che riguada le misure prese e divulgate dal Ministero sono quelle prescritte dal CTS e tendono a ridurre il rischio di trasmissibilità del visrus; tuttavia, credo che la didattica in presenza possa essere attuata con molte difficoltà e accorgimenti, indispensabili a tutelare alunni e docenti. Per quanto mi riguarda, dubito che riuscirò a portare i ragazzi in laboratorio informatico e penso di lavorare in classe con i portatili, pur non potendo avvicinarmi agli alunni.

Naturalmente sono a favore della didattica a distanza, la formazione universitaria e degli adulti avviene già diffusamente in questo modo ; altra cosa è privare gli alunni della socialità connessa alla vita di classe. Per quello occorre adottare ogni precauzione possibile.

La prima domanda che ho voluto porti è stata sul futuro anno scolastico. Ma facciamo un passo indietro, a quello appena concluso. Che cosa ha significato, per te, insegnare nell’anno della didattica a distanza? E per i tuoi alunni?

Nel periodo del lockdown ho mantenuto i contatti con gli alunni attraverso canali che già utilizzo da alcuni anni, ad esempio la piattaforma Edmodo e il registro elettronico del mio Istituto, poi integrati con la GSuite. Anche in questo caso lavorare solo a distanza non è produttivo per tutti gli alunni, come, in generale, non è mai produttivo l’impiego di una metodologia didattica unica. E’ proprio l’adozione di diverse strategie ad essere la mossa vincente in qualsiasi processo di insegnamento-apprendimento.

In particolare credo nella possibilità di attuare una didattica mista in prrsenza e a distanza, centrata su situazioni problema e su progetti specifici che possano rigurdare piccoli gruppi di alunni; per la Scuola secondaria di primo grado lo ritengo un modello che può funzionare.

Tu insegni tecnologia, una materia che puo intercettare alcune passioni dei ragazzi. Insegnarla a distanza è stato un malus o un bonus , per i percorsi di apprendimento dei tuoi alunni?

Tendo molto a far emergere le competenze informali e non formali degli alunni e sono sempre felice di osservare cosa li appassiona e cosa li entusiasma al di fuori della scuola. Poi, ovviamente, provo a coinvolgerli nella riflessione legata alla materia che insegno.

Come anticipavo, sei un appassionato di innovazione didattica, relativamente sia agli strumenti che alle metodologie impiegate. Credi che la didattica a distanza abbia funto da catalizzatore nel percorso di rinnovamento del modo di fare scuola?

Purtroppo non come avrei voluto che fosse; rutengo che molti insegnati abbiano vissuto la frustrazione di non riuscire a svolgere la propria didattica, tipicamente in presenza, attraverso lo strumento digitale. Non credo ci sia stato il vero salto verso la “didattica digitale” svolta a distanza. Resta inteso che la didattica con l’ausilio di strumumenti digitali si può fare anche stando a un metro di distanza…

Nessuno di noi se lo augura. Ma saresti pronto ad un eventuale, nuovo ritorno alla didattica a distanza?

Spero soltando che i docenti la vivano in maniera più rilassata, ma non mi auguro un ritorno completo alla distanza, ripeto, non è un sistema in grado di riuscire a comprendere tutti gli alunni.

Nel caso in cui, come tutti ci auguriamo, la didattica restasse “in presenza” come pensi che il periodo di didattica a distanza arricchirà il tuo modo di insegnare?

Ho modificato i mie interventi didattci, li ho resi più veloci e autoconsistenti, seguo la metodologia degli Episodi di Apprendimento Situato (in Italia curata dal prof. Rivoltella dell’Università Cattolica di Milano).

Vorrei chiudere questo articolo con un piccolo affondo personale, se me lo consenti. Troppo spesso ci si dimentica che un docente è, prima di tutto, una persona. Con le sue paure, le sue aspirazioni, le sue esigenze. Come ha vissuto l’ “uomo” Gennaro Nasti l’anno della pandemia e come ha influito sull’essere una persona ed un docente migliore?

Mi sono dedicato molto al lavoro, ma alle 19 rigorosamente partitella a calcio, in cameretta, con i miei figli. il lockdown mi ha consentito di stare di più con loro.