Riceviamo e pubblichiamo l’intervista a Biagio Ciccone, segretario della UIL pensionati della Campania, per fare insieme a lui il punto della situazione sulla crisi in atto.

D- Come giudica gli interventi messi in campo dalla Regione Campania per fronteggiare l’emergenza?

Va dato atto che la Regione Campania ha affrontato le criticità di questi mesi con gran senso di responsabilità e con tempestività.
Certamente merito del governatore De Luca, ma anche dei suoi collaboratori, che, a differenza di quanto registratosi a livello nazionale, hanno saputo anche evitare che la burocrazia rallentasse i tempi di risposta alle difficoltà emerse di giorno in giorno. Ritengo che la maggior parte dei campani siano oggi consapevoli delle capacità dimostrate in quest’occasione dalla Regione Campania, come da molti sottolineato anche sui social, dove, sebbene si faccia molta ironia sulle battute del governatore, la maggioranza delle persone condivide le preoccupazioni e le raccomandazioni dello stesso. Anche il sistema sanitario regionale, duramente criticato negli anni passati, ha dato una risposta adeguata in termini di competenze e capacità di gestione, apprezzate anche a livello internazionale.

D- La Regione eroga un contributo integrativo ai titolari di pensioni e assegni sociali o di vecchiaia, così che a maggio e giugno potranno percepire fino ricevere fino a mille euro per l’acquisto di servizi di assistenza sociosanitaria domiciliare o di strumenti e servizi che ne consentano l’autonomia. Come giudica ciò?

Riconosco, con piacere, che questa misura rappresenta una risposta seria
all’emergenza sociale provocata dalla pandemia. Ho solo qualche dubbio sul numero dei beneficiari e mi auguro che la Regione possa fare chiarezza sul punto. Mi spiego meglio: secondo la Regione i destinatari della misura in questione dovrebbero essere circa 250mila, ma i dati ISTAT indicano in 600mila unità circa i campani con pensione inferiore ai mille euro al mese.  Se fosse così, beneficerebbero del contributo previsto dalla Regione meno della metà degli aventi diritto.


D- Cosa pensa dell’atteggiamento, ora più possibilista, in merito all’apertura di pub, bar e pizzerie?

Effettivamente la posizione della Regione sulla durata della chiusura di
questi esercizi commerciali è cambiata nell’arco di pochi giorni. A mio avviso, ha fatto bene a consentirne la riapertura, pur se nel rispetto di tutte le norme di tutela per il personale e per i clienti di questi esercizi. Il settore della ristorazione, come quello alberghiero, è stato colpito duramente e il futuro appare oggettivamente difficile. La riapertura incoraggerà le imprese del settore a non mollare e a coltivare ancora progetti di sviluppo per i prossimi anni. Dovremmo tutti renderci conto che se non recupera il settore del turismo, la ripresa economica resterà un miraggio in Campania. Napoli e dintorni hanno beneficiato del flusso crocieristico, che negli ultimi anni si è sensibilmente incrementato per i favorevoli scenari geopolitici del
mediterraneo. Orbene, non sappiamo fra quanti anni potrà riprendere il
flusso crocieristico e con quante presenze. Conseguentemente, non essendo state realizzate alternative di sviluppo del turismo, tutto l’indotto ne soffrirà, a partire dalle piccole botteghe dei decumani per finire ai grandi Hotel. Se si vuole evitare una crisi sociale di preoccupante portata, la Regione, il Comune di Napoli e altre istituzioni, lasciando da parte le beghe che hanno contraddistinto il loro rapporto in questi anni, dovrebbero subito mettersi al lavoro per trovare idonee soluzioni.

D- A suo avviso, quali settori dovrebbero essere aiutati dalle istituzioni regionali per evitare che la pandemia lasci segni indelebili a livello socio-economico?

Ritengo che la Regione e le altre istituzioni si debbano concentrare su due settori: quello della mobilità e quello dell’assistenza agli anziani. Il primo, perché è quello che, funzionando bene, consentirà un ritorno alla normalità senza rischi ulteriori di contagio. A tal fine, la Regione dovrà sostenere le imprese di trasporto regionali e non, consentendo loro di rinnovarsi e di poter assicurare un servizio essenziale per la ripresa economica, tutelando al contempo l’ambiente, il proprio personale e gli utenti, soprattutto i più anziani. Il problema dell’assistenza agli anziani si presenta invece più complesso, perché, alla luce dell’esperienza drammatica e vergognosa di questi giorni, dovranno essere ripensate le forme di assistenza e ricovero degli anziani non autosufficienti. Occorrerà coraggio da parte delle istituzioni regionali sia nel recuperare maggiori risorse da destinare all’assistenza, sia nel realizzare un miglior rapporto con le imprese private per coniugare sociale e business in un ambito delicato come quello della residenzialità per gli anziani. Mi preme sottolineare che, alla luce della percentuale degli anziani sull’intera popolazione, vi è grande consapevolezza che il fabbisogno assistenziale dei primi non possa più essere considerato solo un costo, ma un’opportunità per favorire la sperimentazione di forme innovative di investimento pubblico-privato, in particolar modo attraverso partnership con investitori istituzionali, quali fondi pensione e casse di previdenza private. In una situazione di crisi dei settori tradizionali dell’economia e di limitate risorse disponibili, lo sviluppo del settore dell’assistenza agli anziani potrebbe dare nuovo slancio all’occupazione, creando nuovi posti di lavoro non delocalizzabili né sostituibili dalla tecnologia.