Due mesi esatti per presentare il piano operativo al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Un anno al massimo per l’approvazione degli strumenti urbanistici e la partenza delle gare d’appalto per l’avvio dei lavori almeno nell’area del Molo BeverelloLa partenza delle Universiadi nel 2019 per completare questa prima area di lavori. Chiaro e preciso il cronoprogramma per rilanciare il Porto di Napoli esposto dal neo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito, che ha scelto “Il Sabato delle Idee”, il pensatoio progettuale fondato dallo scienziato Marco Salvatore unendo alcune delle migliori eccellenze accademiche, scientifiche e culturali della città di Napoli, per il suo primo confronto pubblico con la città, dopo essersi insediato nel suo nuovo ruolo soltanto lo scorso 5 Dicembre.

“Il Porto di Napoli riparte praticamente da zero dopo oltre un decennio di immobilismo assoluto”. Ha iniziato il suo intervento senza mezze misure Spirito, mostrando e proclamando immediatamente come suo modus operandi la sua già nota vocazione alla concretezza.

“In questi primi giorni ho avviato una fase di studio – ha spiegato Spirito – per capire, ad esempio perché i concessionari del porto negli ultimi 10 anni non hanno fatto nulla. Sono pronto ad intervenire subito per eventuali cambi di concessione perché la mia attività sarà improntata al binomio efficienza e legalità. Soltanto attraverso il rispetto delle regole sarà possibile far ripartire il Porto di Napoli ed in generale quegli investimenti nel settore strategico della logistica che le imprese italiane hanno smesso di effettuare lasciando il Paese al palo, mentre ci sono realtà come la Cina dove la logistica vale il 20% dell’intero PIL nazionale”.

Le Universiadi 2019, secondo Spirito, sono il limite massimo entro il quale almeno il Molo Beverello deve rifarsi completamente il look “perché non è possibile che uno dei punti di accoglienza (per oltre 7 milioni di passeggeri all’anno)  più importanti di una città bellissima versi in queste condizioni”.

Un lavoro difficile quello che attende Spirito:  “Il documento, frutto di un’interlocuzione con il Ministero delle Infrastrutture e con quello dello Sviluppo Economico – ha spiegato Lepore – prevede la sperimentazione della Zes in alcune aree e direttrici a forte consistenza logistica, infrastrutturale e produttiva (i porti di Napoli e Salerno; l’area Est di Napoli; l’area industriale di Salerno; Bagnoli e l’area ex Nato; le aree produttive del Porto di Castellammare e dell’agro nocerino-sarnese; le direttrici di Salerno verso Pontecagnano-Battipaglia-Eboli; gli interporti e le relative aree dei consorzi Asi di Nola-Acerra e di Marcianise; l’area della Valle dell’Ufita). Nel documento sono  anche state indicate tutte le opportunità disponibili per le Zes in termini di incentivi finanziari, di sgravi e di esenzioni doganali e fiscali, di semplificazioni normative e amministrative, che dovranno essere definite in un successivo provvedimento del governo”.

La collaborazione con le Università e il progetto con il Museo del Mare

Ma c’è di più perché a Spirito è arrivata anche la proposta di collaborazione delle Università con gli interventi dei Rettori dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio d’Alessandro, e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Gaetano Manfredi. Una proposta subito raccolta con l’immediata iniziativa concreta di pensare alla firma di un protocollo d’intesa con gli Atenei della Campania.

Ma soprattutto a Spirito è stato presentato anche un progetto già pronto per una completa “rivoluzione” del Porto. È il progetto firmato, tra gli altri, dall’architetto Guendalina Salimei, docente di Progettazione architettonica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che nel lontano 2005 si era aggiudicato un concorso di idee progettuali indetto dell’Autorità Portuale di Napoli. Un progetto avveniristico con parcheggi, centri commerciali, attività di intrattenimento e ristorazione e persino un Museo del Mare. Un progetto pronto e fermo al palo da oltre dieci anni. Proprio per colpa di quell’immobilismo denunciato come premessa da Pietro Spirito.