Ieri a mezzanotte si sono spente le luci nella fabbrica di via Argine e ed è calato il buio anche sul futuro lavorativo degli oltre 400 dipendenti della Whirpool di Napoli. Sul cancello è rimasto un cartello, a ricordare i 18 mesi di lotta degli operai per salvare lo stabilimento dalla chiusura. Un manifesto è stato affisso anche all’ingresso di un reparto e scritto da un’operaia di 42 anni, Carmen Nappo: “Abbiamo condiviso qua tutti insieme tanti, sorrisi, lacrime, lavoro, sudore, freddo – si legge – Per questo non è un addio, è solo un arrivederci. Condivideremo presto tutti insieme … la vittoria“.

Intanto il sindaco di Napoli non si arrende alla serrata dell’azienda statunitense e rilancia: “La Fabbrica è un bene comune, a questa proposta il Governo non si può sottrarre”. Luigi De Magistris, insieme all’assessore alle politiche sociali e al Lavoro, Monica Buonanno, durante l’assemblea aperta che si è tenuta ieri nella fabbrica di via Argine, chiede ora una sorta di “nazionalizzazione napoletana” da realizzare di concerto tra Governo, Regione e Città Metropolitana. In pratica il sindaco propone di acquisire le quote della Whirlpool e ripartire con la produzione di lavatrici a Napoli Est.

Una proposta seria alla quale hanno lavorato giuristi ed economisti- spiega –. L’abbiamo discussa anche con i lavoratori nei mesi scorsi. Acquisiamo le azioni della Whirlpool – conclude De Magistris – con un’attività di produzione e nel caso anche di riconversione con i lavoratori che entrano nell’organizzazione e nella produzione”. Ma intanto gli operai non mollano ed anche oggi, domenica 1 novembre, resta aperto il presidio perché, come hanno spiegato gli ex lavoratori di via Argine: “Il 31 ottobre non è la fine ma l’inizio di una nuova fase di lotta”.