Sono stati chiesti vent’anni di reclusione per i fratelli Armando e Antonio Del Re, accusati di essere gli autori dell’agguato dello scorso 3 maggio in piazza Nazionale, nel quale la piccola Noemi, che all’epoca non aveva ancora compiuto quattro anni, rimase gravemente ferita. Si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato: il vero obiettivo degli spari era Salvatore Nurcaro, che avrebbe cercato di chiedere il pizzo in un’area “controllata” dal clan Mazzarella, a cui non era legato, a differenza dei due fratelli. Nel processo, che si sta celebrando con rito abbreviato, il Comune di Napoli e l’associazione Libera si sono costituiti parte civile, affiancando in ciò Tania e Fabio, i genitori della piccola, che per quasi cinquanta giorni sono restati al capezzale della figlia all’ospedale Santobono. Alcuni mesi dopo le dimissioni, in un’intervista, Fabio chiarì che Noemi avrebbe avuto bisogno di cure continue, perché il proiettile ha lesionato i polmoni e la colonna vertebrale, sfiorando il cuore. Chiese “pene certe, esemplari e veloci“, definendo l’agguanto “un attentato compiuto in un luogo pubblico, frequentato da gente normale“. La richiesta dalle pm Antonella Fratello e Simona Rossi giunge a un anno di distanza dall’evento criminale e dalla cattura dei suoi autori, avvenuta tra il 10 maggio, giorno in cui, a Siena, fu preso l’esecutore del raid che si sarebbe avvalso della complicità del fratello, anch’egli finito in manette, e il 9 agosto, data della cattura del bersaglio dell’agguato durante un’operazione condotta contro presunti affiliati del clan Rinaldi-Reale, rivale del clan Mazzarella.