Chiamami Iris è il nuovo romanzo di Vincenza Alfano. La scrittrice, come ha fatto altre volte in passato, nel mese di nascita (novembre) torna a far sentire la sua voce nella declinazione di autrice di romanzi, non avendo mai abbandonato la scena in altre vesti ugualmente congeniali al suo talento: giornalista su varie testate tra cui la nostra, saggista (tra gli altri, A Napoli con Maurizio de Giovanni – Giulio Perrone, 2015), docente di scrittura creativa (Incipit, L’Erudita di G. Perrone, 2017).

Il nuovo romanzo di Vincenza Alfano sarà presentato al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli (via dei Mille 60) alle ore 17.30), nell’ambito delle attività dell’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli. Modera Guido Pocobelli Ragosta ( giornalista Rai) Intervengono: Nino Daniele, assessore alla cultura del Comune di Napoli, e lo scrittore Maurizio de Giovanni. Letture di Ramona Tripodi

Con Chiamami Iris, siamo di fronte a un romanzo serio né il suo pubblico si aspetterebbe qualcosa di meno: il suo pubblico pretende la serietà. Niente colpi di scena in ultima pagina, niente lame insanguinate, nessuna pratica dell’ars amandi da ripetere sul plaid a quadroni regalato a Natale dalla zia, nessun effetto speciale, insomma. Una storia imperniata su una tematica essenziale, di quelle su cui si interroga l’uomo da sempre: la libertà della scelta.

I personaggi di questa nuova storia narrano il ruolo che la scelta assume nella vita umana.

Una scelta libera e consapevole dovrebbe sempre condurre alla felicità ma questo capita solo in alcuni casi. Ciò che invece capita sempre è che una scelta libera e consapevole richieda fedeltà cieca e assoluta e proibisca ogni deragliamento, nella difesa finanche ottusa dell’integrità della persona. Il deragliamento più temuto è quello che conduce alla frantumazione del sé, quello che costringe a vivere in contumacia da se stessi.

Ma quando una scelta può dirsi libera e consapevole? Questa ultima domanda , al centro della trama del romanzo, introduce l’ospite più ingombrante di ogni tempo: Dio Onnipotente.

Dio, libero arbitrio, mela nell’eden: siamo agli archetipi del pensiero occidentale e il romanzo si confronta con questi macigni.

La protagonista, affranta, in un eden distopico in cui non è ammessa la possibilità di scelta è vittima di una sequenza di eventi dolorosi che potrebbe definire destino, si tratta di un destino continuamente deciso da altri, uomini e donne, nessuna divinità. Attraverso un’epopea tragica, seguendo gli insegnamenti ancestrali che provengono dal corpo, la parte più saggia dell’umano, usando a supporto gli aiuti che vengono dai compagni di avventura, perché è vero che nessuno si salva da solo, Iris si appropria di se stessa e riesce a formulare una vera scelta, l’unica che potrà consentire, se non la felicità, perlomeno lo statuto dell’esistenza.

Accanto a Iris, come sempre in ogni romanzo e in ogni vita, altri personaggi, altre storie anche queste interpellate sulla tematica di fondo: è possibile scegliere realmente? Si può restare in balia degli eventi procrastinando la scelta? Ci si può sottrarre a una scelta e a quale costo?

L’autrice non può e soprattutto non vuole fornire risposta a questi interrogativi, non è questo lo scopo del romanzo. Il romanzo solleva questioni, non fornisce scorciatoie di pensiero in cui rintracciare soluzioni facili e preconfezionate per i dubbi della nostra coscienza.

Scegliere di leggere questo romanzo è scegliere una lettura non di intrattenimento, non consolatoria, non rassicurante. Ma tutto ciò il pubblico di Alfano, come si diceva, lo sa bene.

L’asperità dei luoghi visitati è stemperata dalla soavità della lirica che sa liquefarsi come balsamo sulle ferite delle esistenze narrate con quella levità studiata e accuratissima a cui l’autrice ci ha abituato.

Dopo aver narrato la necessità dell’accudimento del figlio che nega qualsiasi altra istanza, Via da lì (Boopen Led 2009); la difficoltà dell’insegnamento nei luoghi della disfatta sociale, Fiction (Photocity Edizioni, 2011); la malattia mentale, L’unica ragione (Homo Scrivens, 2012); la tragedia e l’ineluttabilità dell’adulterio, Balla solo per me (Giulio Perrone Editore 2016); Vincenza Alfano ci invita all’incontro con un’altra storia che come sempre scopriremo essere la nostra.

È un percorso impervio che abbiamo voglia di intraprendere, estenuati dalle letture di storie di cui si fatica a rintracciare la trama, figurarsi a serbarne memoria.