Ci sono tanti motivi per cui decidi di far entrare un libro nella tua vita.

A volte giri tra gli scaffali alla ricerca di un richiamo, di una voce che ti dica: “prendimi, portami con te”.

Altre volte i libri entrano nella tua vita percorrendo  strade diverse, insolite.

Porti con te quel volume. Ti siedi sul divano. Lo stringi tra le mani e decidi di entrare in un nuovo mondo.

Spesso la copertina è stata complice della tua scelta. Altre volte la sottovaluti e non ti rendi conto di quanto la copertina appartenga al libro e il libro alla copertina.

Un intreccio che nasce già da un’immagine.

Chiamami Iris” nasce già dalla copertina, libro e immagine si appartengono.

Non è una scelta casuale, non vuole essere solo accattivante.

La copertina ti parla, ti introduce nel viaggio che stai per intraprendere.

Una ragnatela che viene tessuta per nutrirsi. Una ragnatela che ti intrappola.

Non puoi non porti degli interrogativi.

Cos’è la vita in fondo?

La vita è amore, è darsi, è esserci, è camminare su un sentiero, su cui a volte si apre un bivio. A noi la scelta!

Ma la scelta è davvero sempre nostra?

La scelta può esserci imposta, ci può segnare, può portarci ad imboccare vicoli scuri.

L’amore può salvarci?

L’amore crea deviazioni, dà gioia e dolore, esaltazione e inquietudine, mistero e realtà.

L’amore sensibile ci inganna”, ci svia.

Chi ci ama ci salva, ma può anche ucciderci. Ci fa oscillare in quel limbo tra tristezza e felicità.

Può l’amore essere abbandono? Ci si può salvare dall’abbandono? Si può risorgere dopo che si è stati abbandonati, dopo che la solitudine ci ha lacerato l’anima?

Ed ecco appare Iris con i suoi ricci bruni e ribelli, con i suoi occhi neri e profondi “di ossidiana”, con il suo sguardo rivolto verso il mare.

Un mare che avvolge, che soccorre, che travolge, che continua a parlare, che “bussa alla finestra” per fare entrare ad ogni costo la vita.

Iris strappata alla casa, agli affetti, alla sicurezza di una mano che l’accarezza.

Iris smarrita e afona.

Iris dietro ad una porta chiusa, lasciata a galleggiare da sola nel vuoto.

Il destino va assecondato” o può essere stravolto? Si può invertire il cammino? Ci si può ribellare al destino?

Un destino “inspiegabile” che ti nega una vita diversa, una vita desiderata “inutilmente”.

Una vita che resta “immobile” in un chiostro “sospesa nel tempo eterno della preghiera”.

Preghiera che diventa “ancora preziosa per la sua deriva”.

Una vita fatta di giorni che si susseguono in un abisso di solitudine. Dove si diventa “una nota stonata in un coro perfettamente ordinato”.

Il chiostro è pace. La pace va violata, bisogna correre verso la vita. Bisogna scavalcare “le maioliche variopinte” e sollevarsi nel cielo in volo con gli uccelli. Liberi dalla catene dell’anima affranta.

Bisogna farsi avvolgere da frammenti raccolti qua è là di affetti sinceri che ti rincuorano, che ti liberano “dalla prigionia dell’inerzia.”

Bisogna trovare un amore che permetta al sangue di scorrere nuovamente nelle vene, che ti trascini fuori dalla ragnatela.

Bisogna rincorrere l’amore anche se proibito, anche se è peccato.

L’amore è un rischio, è una scommessa pericolosa. L’amore è felicità.

La felicità se la scorgi, la devi stringere tra le mani per non farla scappare via. La felicità bisogna possederla “senza alcuna ombra”.

Allora ti salvi, ti libri nell’aria, ti alleggerisci “dal peso della carne, dalle ambizioni inutili, dai desideri inconsci”.

Non puoi essere felice se guardi dritto “nella stessa direzione degli altri”. Non puoi salvarti, non puoi trovare pace, non puoi scorgere “l’essenziale che è invisibile agli occhi”.

La ragnatela torna, ti ingabbia. Diventi volontariamente carceriera di te stessa.

Il corpo e l’anima fanno a cazzotti come lottatori su un ring.

Il corpo grida in cerca di una carezza. Una carezza per sentire che esisti, che non sei una “semplice proiezione di uno specchio”, altrimenti sei fantasma, sei  in contraddizione con te stessa.

Resti imbrigliata ancora ed ancora in una ragnatela.

Scegli una falsa tranquillità, un’ipocrisia che ti lasci vivere nel “dissidio insanabile” delle proprie ragioni.

La vita non smette di continuare a bussare alla porta, strade nuove si pongono innanzi, come a volerti dire che puoi cambiare il tuo destino, che il carceriere sei tu!

La vita ti riporta dal mare “ventre familiare colmo di liquido amniotico” per ricordarti che c’è ancora sangue nelle vene, che c’è ancora speranza.

La paura  è l’unica nemica. Tappi la bocca, tappi il cuore. Non dai voce alle parole, ai sentimenti. Rendi il “mondo sordo”.

Diventi un uccello disorientato che non sa più volare nel cielo, che si rinchiude in un gabbia di tranquillità fittizia.

Come può una gabbia darti tranquillità, se ti spezza le ali?

Il tuo “dolore pernicioso” allontana tutti,  può “essere contagioso” .

La solitudine stringe ancora di più la sua morsa.

La ragnatela ti imbriglia ancora di più nei fili della vita.

L’anima muore lentamente ancor prima del corpo.

Le emozioni ristagnano sono bloccate come “acqua di palude”.

La vita bussa, bussa ancora. Ti chiede di esistere, ti chiede di amare. Ti chiede di esserci anche a costo di andare oltre ogni ragione.

La vita ti pone un altro bivio “essere liberi e colpevoli o innocenti e schiavi”.

Se scegli l’innocenza diventi “un’ombra senza un corpo, un fantasma, sei già morta”.

Se scegli la libertà diventi “spiaggia e marea”. Riconosci che oltre l’anima c’è un corpo di cui non ti devi vergognare, in cui si può covare un desiderio. Perché quel desiderio ti può far sentire viva. Puoi sentirti “perla in una conchiglia, noce nel mallo, gioiello in uno scrigno”. Puoi sentirti eterna in una “sospensione del tempo”. Puoi estirpare “il dolore annidato nel fondo dell’anima”. Puoi combattere per la tua felicità. Perché la felicità “è un diritto e un dovere di ognuno”.

In ogni momento puoi decidere di ricominciare, puoi decidere che sei l’unica vera padrona di te stessa, puoi decidere di rompere la ragnatela e come farfalla librare nel cielo.

Eliana Manes Rossi