Daniel Pennac

09/11/2015, ore 19.30, Cinema Modernissimo

Un evento passato in sordina, con la sola pubblicizzazione su Facebook da parte dell’impresa culturale Laila, che distribuisce lo spettacolo dello scrittore “Journal d’un corps”. E’ infatti il direttore di Laila, Roberto Roberto a presentare e moderare l’incontro, mentre la direttrice Ludovica Tinghi fa da traduttrice.

Siede sul palcoscenico della sala con le gambe a penzoloni, il viso incorniciato dai capelli bianchi, gli occhiali dalla forma tondeggiante appoggiati sul naso e lo sguardo vivo, curioso. Daniel Pennac invade la sala del cinema Modernissimo con la sua simpatia ed il suo carisma, pronto a rispondere a tutte le domande dei suoi più cari lettori. Lo scrittore è in Italia per promuovere l’ultimo libro, la lectio magistralis pronunciata all’Università di Bologna, di cui una piccola casa editrice ha editato il testo. Comincia lo scambio di idee e pareri, intervallato da battute e risate da parte dello scrittore. Sembra quasi che il filo rosso dell’incontro siano le storie raccontate nei suoi libri; infatti attraverso numerosi richiami ai romanzi si discute di scuola, di diversità, di lettura, affrontando anche tematiche d’attualità, come il processo allo scrittore Erri De Luca.

“Perchè ci ha tolto Malaussène?” è questa la prima domanda che viene posta a Pennac, il quale con fare ironico afferma: “E’ morto! E’ una storia incredibile. Un giorno è venuto da me, stava uscendo dalla metro e c’era Julie sul marciapiede di fronte, e quello ha attraversato correndo, un autobus è passato, il 76, finito Malaussène. Morto. E siccome era molto amato dalla famiglia, si sono tutti suicidati!”.

“E se Malaussène resuscitasse?” Lo scrittore risponde che avrebbe circa sessant’anni, e si cimenterebbe a vivere in un’epoca completamente diversa, nella quale domina la tecnologia, internet, i cellulari, che hanno cambiato i rapporti e la personalità degli adolescenti. “Un nuovo Malaussène parlerebbe della mondializzazione, della fine dell’Unione Sovietica, anche perché nei primi Malaussène il muro di Berlino non era ancora caduto. E questo è un evento che ha cambiato molte cose”.

Si continua con una domanda su Diario di Scuola (2007), sottolineando la figura dei “cattivi alunni”. Pennac afferma che la malattia della maggior parte dei “cattivi alunni” è la paura. La paura di sembrare imbecilli se non si risponde bene alle domande poste; questa paura è una paura che paralizza e chiude le porte al sapere. “Spesso i “cattivi alunni” credono di non valere niente, perché sono così tanto chiusi, da non poter essere attraversati dal sapere”.

Nelle domande viene citato anche lo scrittore Stefano Benni, al quale Daniel Pennac dedica un applauso: “E’ grazie a lui che i miei libri sono arrivati in Italia. Un giorno andò alla Feltrinelli con il mio libro, è molto determinato, quasi li costrinse a pubblicarmi”.

L’incontro prosegue con una domanda su Napoli. “Questa è la mia terza volta a Napoli. Ciò che mi piace è la luce, bisognerebbe fotografare la luce di Napoli. E poi questa sensazione di essere su una porta del Mediterraneo. Noi abbiamo Marsiglia, e vado spesso a Marsiglia. Quando sono a Marsiglia penso spesso a Napoli”.

Daniel Pennac racconta la sua quotidianità, i suoi ricordi di professore, ascoltato e applaudito da insegnanti, giovani, giornalisti. E’ così, con la sua semplicità e la sua forza espressiva, che Daniel Pennac ha incantato la sala.

Alessandra Nazzaro