“Chi fraveca e sfraveca nun perde maje tiempo”… diceva un vecchio proverbio.
Certo, oggi non c’è più il “fravecatore” di una volta, costui non usa più il vecchio pennellone, e le tecniche e gli attrezzi sono diversi. Da ‘o penniello e a’ pennellessa, dal rullo alla pistola a spruzzo, si fa meno fatica di un tempo a pitturare pareti e soffitte, ma il “fravecatore” in genere (allora, ma molti ancora oggi) cominciava e finiva tutto quello che c’era da fare senza delegare ad altri: sverniciatura delle pareti, rattoppi murari, “incamiciatura”, scartavetratura e infine pitturazione. Nei tempi concordanti col “padrone ‘e casa“… Indiscutibilmente un vero mestiere usurante, a volte massacrante.
In campagna, doveva “‘ncavecià” (usare la calce) per imbiancare e disinfettare, pareti interne ed esterne.
La calce veniva acquistata dal “caviciaiuolo” in sacchetti, portata allo stato liquido con molto anticipo e poi diluita volta per volta secondo le esigenze. Oggi la calce si può acquistare in sacchetti già preparate.
In genere s’imbiancava d’estate, quando l’aria era più calda, agevolando così l’asciugatura della calce. Era utile per quel tipo di lavoro usare canne lunghe e corte, alle cui estremità veniva legata della paglia (come a formare una scopa), che stendeva al meglio la calce sui muri, lisciandola e ammorbidendola.
In città, questi lavori da “fravecatore” si svolgono di solito in primavera, con una temperatura mite sia per lavorare al meglio che per aerare le pareti per l’asciugatura, perciò porte e finestre si tengono aperte.
fravecatore2La figura del “masto fravecatore“, rispetto ad ieri è un po’ cambiata. Di solito “‘o masto” è il titolare, che, generalmente partito anch’egli dalla gavetta, racchiude tutte le competenze tecniche, organizzative ed esecutive dei lavori. ‘O masto fravecatore era il primo a presentarsi sul “cantiere” di prima mattina e l’ultimo a posare i ferri… (sotto di lui il carpentiere in legno, il manovale, l’operaio più o meno esperto, il piastrellista, ‘o ferraro e ‘o guaglione per servizietti meno impegnativi e per commissioni). Un mestiere, quello del masto fravecatore, che oggi è solo di natura esecutiva, in quanto molti di quei compiti sono di responsabilità dell’ingegnere, del geometra, del direttore dei lavori, del responsabile per la sicurezza e così via…
Si narra che in passato certi “masti” prima di dare la paga a fine settimana ai propri dipendenti, invitavano alcuni operai a recarsi presso la propria abitazione per “salutare” la moglie (‘a maestra), a cui si doveva portare rispetto, ma, in verità, la visita obbligata aveva un obiettivo preciso: fare alcuni servizi in casa come riempire l’acqua dalla fontana pubblica, spostare oggetti pesanti, risolvere piccoli inconvenienti domestici, etc. Un fine lavori non proprio “disintossicante”.
Mi sovvengono in mente un paio di definizioni per stabilire la qualità professionale di un muratore moderno:
masto ‘e cucchiara“, il migliore e il più esperto: “meza cucchiara“, quello che sta sulla strada buona ma… s’addà ‘mparà ancora il mestiere.
vivianiPer concludere, chi più di Raffaele Viviani, seppur drammaticamente, poteva dedicare una lirica al “fravecatore“?
Eccone alcuni versi iniziali che ne evidenziano il duro lavoro ed il rischio che questo lavoratore corre; purtroppo si sa, certi tipi di incidenti sono frequentissimi in quest’ambito che davvero ogni madre ed ogni sposa quando l’uomo esce di mattina una preghiera di accompagnamento non gliela lesina…
All’acqua e a ‘o sole fràveca
cu na cucchiara ‘mmano,
pe’ ll’aria ‘ncopp’a n’anneto,
fore a nu quinto piano.
Nu pede miso fauzo,
nu muvimento stuorto,
e fa nu vuolo ‘e l’angelo:
primma c’arriva, è muorto.

di Carlo Fedele