Era da poco entrato in polizia Pierluigi Rotta, 34 anni, ucciso nella sparatoria avvenuta a Trieste due giorni fa. Ad aprire il fuoco sull’agente Rotta e sul suo collega Matteo Demenego, è stato Alejandro Augusto Stephan Meran. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere si legge che Alejandro Augusto Stephan Meran, accusato dell’omicidio di due poliziotti, ha agito con lucidità e in queste condizioni avrebbe condotto e portato a termine la sua azione aggressiva fino al momento del suo ferimento. Non risulta quindi affetto da problemi psichici, come aveva dichiarato la madre.

Un omicidio assurdo, scatenato in seguito al fermo di Alejandro Augusto Stephan Meran e di suo fratello Carlysle Stephan Meran, 32 anni, accusati di aver rubato uno scooter a Trieste e per questo condotti in commissariato. Alejandro Augusto Stephan Meran ha chiesto di andare in bagno e da lì è iniziata la colluttazione con due poliziotti, ai quali ha rubato le pistole e ha iniziato a sparare uccidendo Rotta e Demenego. Nel conflitto a fuoco sono rimasti feriti altri tre poliziotti e il fratello del killer.

Pierluigi Rotta, figlio di un poliziotto in pensione, era originario dell’area ovest di Napoli e da ragazzo si era diplomato all’istituto Vilfredo Pareto di Pozzuoli. Dopo un breve periodo come aggregato al commissariato di Pozzuoli era stato trasferito a Trieste per indossare la divisa da poliziotto, ma era rimasto legato alla sua terra dove viveva la sua famiglia ed era un grande tifoso del Napoli. La polizia era per lui come una famiglia: aveva deciso di seguire le orme del papà, Pasquale anche lui poliziotto. Oggi la Campania piange un’altra vittima in divisa, a pochi mesi dall’assassinio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ammazzato da un giovane americano a notte fonda a Roma. Intanto da ieri sera i genitori dell’agente Rotta si trovano da ieri a Trieste, per piangere il figlio morto con indosso la divisa.

Dal giorno successivo alla sparatoria i cittadini di Trieste continuano a rendere omaggio a Pierluigi e Matteo avvicinandosi all’ingresso principale della Questura e lasciando un segno di ringraziamento: fiori, disegni, biglietti e candele. Nei disegni dei bambini, lasciati all’ingresso della Questura, il ritratto dei loro “angeli” in divisa.”Voi avete fatto di tutto per noi. Voi siete dei angeli”, scrive un bimbo.