A una settimana dalla sua nomina a presidente di Asìa, per Maria De Marco è stata una settimana di fuoco. A volerla al vertice della municipalizzata dei rifiuti della terza città d’Italia, è stato il sindaco Luigi de Magistris, che le ha affiancato i consiglieri Daniele Fortini e Claudio Crivaro. La nomina della De Marco si è rivelata una vera e propria bufera, in seguito alle polemiche scaturite dal fatto che in molti contestano la totale mancanza di esperienza della neo presiedente di Asìa. L’abbiamo incontrata per farle alcune domande.

Chi è Maria De Marco e da quale esperienza proviene?

Ho un passato da assessore in una municipalità che si compone di 120 mila abitanti in una periferia della città tra le più straordinarie. Parlo della municipalità dei quartieri Scampia, Chiaiano, Piscinola-Marianella, quindi un’esperienza notevole sotto più punti di vista. Parliamo di una realtà legatissima ad Asìa in quanto Chiaiano negli anni della vera crisi dei rifiuti ha subito la militarizzazione e la discarica. Scampia invece ha costantemente presente la questione rifiuti perché ha una situazione legata agli sversamenti illegali che vengono perpetrati nel campo rom. Quindi, per quanto piccola, l’esperienza come governance del territorio, è stata certamente un banco di prova importante per me.

Perché Luigi De Magistris l’ha scelta alla guida della municipalizzata più difficili della Napoli Holding? È più una scelta politica o tecnica?

E’ naturalmente una scelta politica, perché un’azienda strategica ha necessità di essere anche politica, in quanto deve prendersi cura della polis. Affiancato al compito politico, cioè di cura della polis, c’è quello più tecnico, affidato agli esperti, tra cui Daniele Fortini che ha competenze tecniche specifiche e grandi capacità avendo affiancato aziende importanti in tema di rifiuti in altre città.

Oltre a lei è stato nominato uno nuovo cda: le chiedo chi sono e se la soddisfano i membri che lo compongono?

Prima in Asìa c’era una struttura verticale composta da un amministratore delegato e da un direttore generale, oggi invece esiste un cda, con cui si lavorerà a stretto contatto. Del cda fanno parte, come accennavo prima Daniele Fortini, un esperto tecnico di rifiuti e Claudio Crivaro, dottore commercialista che ha esperienze personali in settori strategici. In primis ha seguito la quesitone cub, dipendenti di bacino, e ha maturato collaborazioni in altre aziende di rifiuti tra cui la Sapna che si occupa sempre di rifiuti e che fa capo a Città Metropolitana. Quindi parliamo da un lato di una personalità che ha sviluppato una significativa esperienza amministrativa, di organizzazione del lavoro e di gestione aziendale; dall’altro di un’autorità nell’impostazione del ciclo dei rifiuti. Questo, per un’azienda come Asìa che si occupa del decoro urbano e dell’igiene, è certamente un plus. Poi nei distretti abbiamo ingegneri e figure tecniche da valorizzare, poiché sono risorse fondamentali per fare di questa azienda un cuore pulsante.

Quali provvedimenti prenderà per le criticità di Napoli? Mi riferisco alla differenziata, alla raccolta degli ingombranti, alla pulizia nei luoghi di maggior affluenza turistica, e allo spazzamento delle strade.

Ci tengo a dire che l’emergenza rifiuti i napoletani se la ricordano, attualmente viviamo una crisi sul ‘prelievo’ quindi sull’accumulo di alcuni rifiuti per strada. Il Cardinale Sepe ha invitato le istituzioni a mobilitarsi e così ieri mattina, alle 7 mi trovavo in zona Duomo, dove era stata prontamente effettuata la raccolta della differenziata. In quella zona andrà organizzato il calendario e gli orari di raccolta a cui cittadini dovranno attenersi. In poche ore posso dire che è stato raccolto il tappeto di sacchetti che si trovava in una discarica che ci è stata segnalata da una cittadina; stamattina in via Duomo le strade sono state pulite e sanificate, sono stati prelevati altri cumuli, abbiamo provveduto ad istallare i nuovi cestini dei rifiuti nelle vie dei turisti. Andava certamente fatto prima, ma siamo stati comunque tempestivi. E’ necessario, per risolvere la questione, aprire un dialogo con la Regione Campania che dovrebbe iniziare a ragionare e a considerarci perché parliamo di una città con circa 1 milione di residenti, che pagano la tassa sui rifiuti, e che ha anche funzioni amministrative, scientifiche, culturali, turistiche, religiose. Napoli è un capoluogo di regione dove si producono davvero molti rifiuti; basti pensare che nella zona ospedaliera c’è una concentrazione di cliniche unica in tutto il Mezzogiorno, dove ogni giorno c’è un avvicendamento di migliaia di persone. Quando si parla di una quota assegnata di 1.000-1.200 tonnellate di rifiuti conferibili al giorno, quella quota si riferisce agli abitanti, non a tutti coloro che confluiscono a Napoli dove, peraltro, è ripartito il turismo, e dove ogni giorno migliaia di persone si recano per lavorare, studiare o visitare la città. Nonostante questo ci dobbiamo attenere alle quote assegnate per quanto riguarda i conferimenti, anche se quel milione aumenta in maniera esponenziale, in relazione all’affluenza in città.

Che situazione ha trovato in Asìa riguardo ai conti, ai contenziosi aperti, ma anche al comparto risorse umane quindi quota 100 e prossimi esodi. Quali provvedimenti prenderà per farvi fronte?  

Ci tengo a ribadire che la scelta del Comune di Napoli, socio unico, è che non ci siano più teste da sole, non a caso c’è un consiglio di amministrazione. Come dirigente rappresento l’azienda anche all’esterno, ma le decisioni verranno assunte collegialmente. Trovo difficoltà nelle relazioni sindacali, che non sono più state coltivate e avverto una distanza con il braccio operativo, i distretti, con i quali mi sto già adoperando per accorciare le distanze e iniziare a lavorare. Innanzitutto ascoltandoli in modo vero, per definire azioni correttive laddove sono necessarie relative all’organizzazione e all’erogazione dei servizi e altro ancora. Se parliamo invece di risorse interne, siamo pochi in funzione ai servizi da erogare. La media anagrafica dei lavoratori, 56 anni, ci dice che siamo un’azienda che ha teste giovani ma braccia in età matura. In questa situazione è chiaro che il trend dei pensionamenti è naturalmente in crescita. Evidentemente questo quesito interroga tutto il cda e le direzioni, al fine di trovare soluzioni nel tempo.

La sua nomina è stata oggetto di aspre critiche, tanto che l’hanno definita ‘’una pasticcera alla guida di una azienda’’. Come intende rispondere?

C’è stato un articolo scritto alcuni giorni fa in malafede da parte di un giornalista che, in primo luogo, ha voluto attaccare il Sindaco. E lo ha fatto ridicolizzando la sua scelta di nominare me in capo ad Asìa; in secondo luogo si è voluto offendere l’unica donna ai vertici aziendali. Con ovvia ragione ho lasciato scritto sul mio cv le esperienze pregresse che, oltretutto, non vedo perché avrei dovuto omettere. Non ho motivo per cancellare che nella mia vita ho lavorato come assicuratrice e in una pasticceria, dove mi sono dedicata alla decorazione di dolci. Ero una donna separata con due figli. Quindi se ci fosse stata la buona fede del giornalista, penso che avrebbe fatto cenno all’esperienza sociale e politico–istituzionale che è venuta successivamente ai lavori che le ho menzionato. Invece si è preferito accennare prevalentemente a quelli. L’intento era di colpire la follia del Sindaco, il quale ha affidato ad una donna, che ha lavorato per un periodo nel negozio di pasticceria negli anni 90, la direzione di un’azienda così importante per la città di Napoli, qual è l’Asìa. Aver amministrato un territorio come ho spiegato nell’intervista, di 120 mila persone, evidentemente non era un dettaglio interessante. Se il corso di decorazione di dolci lo avesse fatto per diletto un manager uomo, sarebbe stata una nota di dolcezza nel cv e non un demerito, come lo è stato evidentemente nel mio caso.