22 febbraio ore 18 al teatro Alfieri di Marano

JONOJ
Con Ivan Improta e Adelaide Oliano
Adattamento
Adelaide Oliano, Victoria DeCampora, Roberto Ingenito
Regia: Victoria DeCampora, Adelaide Oliano
“Prendete un circolo, coccolatelo, diventerà vizioso”.
Il ritratto dell’umanità che Jonesco offre come ricostruzione grottesca e paradossale di caratteri e situazioni; sostanza impegnativa e tormentosa di una natura che tende all’assoluto attraverso la ricerca di un senso della vita. Un tentativo che si rinnova in tutte le opere proponendo e che regolarmente fallisce poiché nell’autore non c’è risposta. E’ un’ansia genuina per quanto controllata che costituisce la forza ed il presupposto di questo teatro che stabilisce un contatto tenace e fecondo con il pubblico.

“Le sedie. Protagonisti sono due coniugi ultranovantenni, il Vecchio (lui, Caro , Tesoro: non ha nome) e la Vecchia (lei Semiramide) coniugi che vivono in una torre su di un’isola. Come ogni sera i due sono impegnati a rappresentare la farsa tragica della loro esistenza , alleviata solo dalla forza delle proprie illusioni, dalla reciproca ammirazione acritica e affettuosa, dalle abitudini che fanno passare il tempo e danno l’illusione di esistere. Ma questa e’ una serata speciale: i due aspettano degli ospiti illustri, invitati ad ascoltare il messaggio di salvezza che il Vecchio ha deciso di tramandare ai posteri e a tale scopo ha ingaggiato l’Oratore , disperatamente assente, costituisce una manifestazione supplementare dell’incoerenza.
Non facendo “parlare” l’Oratore come mai apparire La cantatrice calva, Ionesco parodia una tecnica destinata a creare il mistero attorno ad un personaggio che svolge tuttavia un ruolo importante nell’azione, anche se non svolge alcun ruolo. E il silenzio generale, l’imbarazzo che seguono alla sola allusione al personaggio mostrano ironicamente il disagio di un drammaturgo incapace di giustificare la ragione d’essere del suo personaggio.
In un crescendo sempre piu’ concitato, fanno il loro ingresso gli ospiti, tanti e tutti invisibili, e la stanza si riempie di sedie tante e tutte ben visibili. Il deserto dell’esistenza dei due vecchi si e’ popolato con il nulla di invitati incorporei e con l’invadenza delle sedie: soffocati dalla materia e dal vuoto i vecchi si gettano dalla finestra. L’Oratore si rivelera’ muto, incapace di articolare alcunche’ e tutto finira’ nella beffarda certezza che e’ impossibile spiegare il senso dell’esistenza. “Il mondo mi e’ incomprensibile: aspetto che qualcuno me lo spieghi”, scriveva Ionesco.
Nella scrittura del teatro tradizionale, i colpi di scena hanno la funzione di rilanciare l’interesse dello spettatore. Ionesco vi ricorre per fare da diversivo, per apportare qualche nota piccante, per rilassare il suo pubblico. Ma, ancora una volta, utilizza questa tecnica in una prospettiva di contestazione e demistificazione
“Coppia” in attesa di un “terzo” attendono: il tempo umano che passi, in tondo, ruoti a cerchio.
Lui fermo. Lei satellite. Ma Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. E’ per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione. Stonatura. Come stonata è Semiramide ( non intonata, fuori tempo e quindi felice?)
Adelaide Oliano.

Il nostro allestimento potrebbe essere definito una passeggiata acrobatica sulle sedie.
Due vecchi aspettano il loro pubblico invisibile, hanno un messaggio che salverà l’umanità. I due vecchi sono però anche due attori, e di pubblico ce n’è i effetti uno reale, presente. Di qui l’ambiguità, la confusione, l’accavallamento, citano Ionesco più che metterlo realmente in scena. La loro realtà coincide con quella dei personaggi che interpretano, le musiche sembrano quasi una citazione ulteriore dei testi. I due giocheranno con Le Sedie fino a che le sorti non coincideranno totalmente nella morte, cioè nella fine dello spettacolo.
Il riadattamento è stato curato durante l’allestimento attraverso una scrittura scenica, attraverso le improvvisazioni degli attori, attraverso l’ascolto delle musiche. Musiche che sono diventate parte della drammaturgia, che hanno valorizzato e non sostituito il testo.
In una lettura più attenta dell’originale “Le Sedie” di Jonesco abbiamo colto un aspetto che in un primo momento ci era sfuggito: l’eleganza. L’atmosfera di Parigi negli anni cinquanta, intrisa di cultura, di vivacità, di memoria; di Parigi che risorge dolorosamente, ma anche con ironia e compostezza dalle macerie della guerra. I recenti e drammatici attentati terroristici, accaduti nel pieno del nostro lavoro e quando avevamo già imboccato questa strada, hanno rafforzato l’idea di un omaggio alla cultura europea decadente e nostalgica.
Abbiamo evitato per quanto possibile l’indulgenza al grottesco, privilegiando sempre l’ironia, la leggerezza, il gioco sul teatro.
Victoria DeCampora

UNA DONNA INDIFESA

SINOSSI: La signora Scitova si presenta nell’Ufficio del direttore della banca perché il marito è stato licenziato, e vuole i soldi che gli spettano. Il direttore Pavlov aiutato dal segretario Aleksei fa presente che presso la loro banca il marito non ha mai lavorato, ma la signora non vuole sentire ragioni…
NOTE DI REGIA : L’idea/spettacolo “Una donna indifesa”, scritto giovanile di Anton Cechov, tradotto e adattato da Vladimir Marino, vive nella sintesi di un percorso registico in bilico tra un naturalismo attoriale e il suo contesto surreale e minimalista. L’azione si svolge all’interno di un istituto bancario. Lo spettacolo, dalle tinte comiche, tenta di essere, attraverso i suoi tre protagonisti, l’emblema grottesco dell’incomunicabilità dell’essere umano. L’impossibilità di giungere ad una soluzione sfocia in una “mitragliata” drammaturgica dai ritmi serrati e incalzanti. Un viaggio-studio su un testo poco noto dell’autore russo che si pone l’obiettivo di divertire e coinvolgere sulle note dalle atmosfere alterne della Kalinka sovietica.

con: Adelaide Oliano, Massimo Bonsai, Roberto Ingenito.

regìa: Roberto Ingenito.

Comunicato stampa