Via Cesare Rosaroll è la strada dedicata all’eroe rivoluzionario del XIX secolo, che attentò alla vita di Ferdinando II, che collega Porta Capuana con via Foria. La scelta di intitolare una importante via del centro di Napoli a questo personaggio storico fa capo al progetto toponomastico, avviato dopo l’Unità d’Italia, di onorare chi aveva combattuto contro i governi stranieri in Italia.

Cesare Rosaroll-Scorza (Roma, 28 novembre 1809 – Venezia, 27 giugno 1849) è stato un militare e patriota italiano, militare dell’esercito delle Due Sicilie, caduto in combattimento nella difesa di Venezia.

Suo padre era Giuseppe Rosaroll, (1775-1825), generale napoletano dell’esercito del Regno delle Due Sicilie. Nel 1820 Giuseppe si unì alla rivolta costituzionale scoppiata a Napoli. Quando i tumulti vennero soppressi, il generale fu costretto all’esilio, seguito dal figlio Cesare. Prima in Spagna, poi in Grecia, dove partecipò alla rivoluzione, morendo in combattimento nel 1825.

Cesare, dopo la morte del padre, tornò a Napoli. Nel 1830 entrò nell’esercito borbonico come soldato semplice di cavalleria, ma credendo negli stessi ideali del padre sulla costituzione, nel 1833, organizzò un complotto contro il re Ferdinando II insieme al caporale Vito Romano ed al tenente Francesco AngelottiIl piano era quello di assassinare il re durante un evento pubblico affinché gli succedesse suo fratello, il principe di Capua, che avrebbe concesso la Costituzione. Gli unici che avrebbero dovuto conoscere i dettagli erano i tre congiurati, ma il sergente Paolillo origliò una conversazione fra Rosaroll e Romano e li denunciò.

Luigi Settembrini, nel libro Ricordanze della mia vita”, racconta dettagliatamente di questo complotto. «Francesco Angellotti uffiziale, Cesare Rosaroll e Vito Romano sotto-uffiziali de’ cavalleggieri della Guardia congiurarono di uccidere il re in una rassegna. Furono uditi ragionare tra loro il Rosaroll e il Romano, e furono denunziati dal sergente Paolillo…»

Una volta smascherati, i due decisero di uccidersi per evitare torture ed il disonore del carcere: il colpo di Cesare uccise sul colpo Vito, ma lui, invece, venne solo ferito dall’amico morente. Lui ed Angelotti vennero catturati e condannati a morte, ma le drammatiche preghiere dei due sul patibolo convinsero il re a risparmiare loro la vita ed a mandarli in carcere. Nel 1839, Angelotti venne ucciso mentre tentava di fuggire dal bagno di Procida.

Nel 1848, Ferdinando II concesse finalmente la Costituzione. Tutti quelli condannati fino a quel momento ricevettero l’amnistia e Cesare tornò in libertà. Il nuovo governo decise subito di fornire aiuto in Lombardia, dove le truppe piemontesi combattevano contro gli austriaci nella prima guerra d’Indipendenza italiana. Rosaroll fu fra i 15.000 uomini inviati da Napoli al comando del generale Guglielmo Pepe. Ma il governo costituzionale non durò a lungo, quando il Parlamento votò l’abolizione della monarchia, Ferdinando II annullò la Costituzione che aveva sottoscritto, dichiarando il tradimento del governo.

Il 31 luglio del 1848 l’esercito borbonico inviato in Lombardia venne richiamato a Napoli, ma insieme ad altri militari Cesare Rosaroll ed il generale Pepe, con un gruppo di volontari marciarono su Venezia, assediata dalle truppe asburgiche. Qui Cesare fu ucciso in combattimento, venendo ferito a morte presso Marghera il 27 giugno del 1849.

«…Cesare Rosaroll nel 1848 moriva colonnello a Venezia combattendo per la causa d’Italia. Mostrò tanta prodezza che fu chiamato l’Argante della Laguna: innanzi al patibolo, e sul campo di battaglia ebbe cuor di lione: chi lo conobbe non poté non amarlo, né può non ricordarsene con affetto.»

Fonti:
– Luigi Settembrini, “Ricordanze della mia vita” (1813-1849), Milano, BUR