Non capita spesso di tornare a guidare un’azienda di trasporto dopo alcuni anni, forse non è capitato mai, per lo meno a Napoli. Due anni e mezzo fa capitò che i tranvieri di CTP raccogliessero firme per farmi rimanere in azienda, forse anche questo non era capitato mai. Conservo quei fogli gelosamente, anche se non ho mai guardato i nomi dei firmatari, anche per non vedere chi non avesse firmato. Quando Luigi de Magistris mi ha chiesto se fossi disponibile al ritorno ho mostrato alcune perplessità, ma non perché non volessi tornare, quanto per la consapevolezza delle difficoltà che mi verranno incontro. L’azienda non è più quella del 2015, quando entrai la prima volta, ma forse neanche come il 2018, quando l’ho lasciata. L’organico si è scarnificato, la produzione chilometrica è crollata, i debiti sono aumentati: la speranza di risoluzione dei problemi risiede nelle famose indicizzazioni, la cui transazione è stata finalmente deliberata dal consiglio di città metropolitana nel novembre del 2019.

Bus Iveco Crossway interurbani

A parte queste, però, l’obiettivo numero uno deve essere il recupero del motivo dell’esistenza stessa dell’azienda: fare camminare gli autobus e fare trasporto, al servizio della cittadinanza. Questo con le enormi difficoltà del caso: il problema del Covid, che condiziona le nostre vite, la carenza di personale – ormai da tempo per tutte le mansioni e in tutte le qualifiche – il parco mezzi obsoleto e con decine e decine di autobus fermi da tempo per mancanza di manutenzione, che ha sofferto della cessazione delle attività da parte della Namet, con la tragedia del licenziamento dei 24 dipendenti della partecipata di CTP. Una speranza per il futuro: il progetto di estensione della rete filoviaria, con la trazione elettrica che per me è sempre stato un punto fermo, imprescindibile. Il recupero dei filobus e la volontà di portare la linea fino alla stazione di Scampia della metro, grazie ai possibili finanziamenti del ministero dei trasporti.

Filobus CTP nel deposito Teverola

Non ultimo, il contratto di rete con ANM ed EAV, una collaborazione che va rinverdita, con la possibilità di guardare oltre la stessa per costruire un futuro diverso, magari con un obiettivo comune. In mezzo, ma in cima ai pensieri, le esigenze dei passeggeri ormai da anni disamorati al trasporto pubblico e riorganizzatisi con mezzi propri o con “navette” (parola di cui oggi si abusa) di ogni tipo, regolari ed irregolari, assieme alle condizioni di lavoro dei dipendenti e le attese legittime dei pensionati. Insomma, un panorama lontano da guardare che presenta uno strapiombo davanti ai piedi, ed il rischio concreto di finirci dentro. Sarà un lavoro notevole migliorare tutto ciò, e non sarà una sola persona ad essere protagonista di questo possibile recupero, ma tutti: i lavoratori davanti a tutti, visto che senza  “le ruote che girano” non ci sarebbe neanche motivo di rimanere “in vita”, poi i sindacati, che restano per vocazione una controparte dell’azienda ma che risulteranno indispensabili per l’obiettivo di condurre la nave in porto e, ultima ma solo nella narrazione e non certo per ruolo, la politica, che determina i destini di un intero settore, quello trasportistico, da troppo tempo in difficoltà e che necessita di una pianificazione e di un sostegno che vadano oltre i giochi delle parti, ma pongano di nuovo la chiesa al centro del villaggio, costituita dalla cittadinanza e dai lavoratori. Auguri a me, auguri a CTP, auguri a tutti noi. Partiamo dal capolinea sapendo di trovare traffico, ma con una tabella di marcia che può consentire di fare in tempo ed arrivare in orario all’attestamento opposto.