C’era una volta Tripergole, una località termale nei pressi del Lago d’Averno. Tripergole sta per “tre pergole” ossia tre stanze che poi erano in sintesi le stanze di quelle antiche terme che si componevano di un frigidarium, un tepidarium e un calidarium, la stanza fredda, quella tiepida e quella calda. Altre fonti vogliono il toponimo derivante da tre osterie presenti sul luogo.
Questa località raggiunse il massimo splendore durante il dominio angioino e aragonese, periodo nel quale la corte era usa ritemprarsi sulle rive dell’Averno.
Collateralmente alle terme, furono realizzate strutture sanitarie e ricettive più una farmacia (“Speziària“).
Le tre locande più sopra citate fornivano adeguato ristoro a persone benestanti e non poteva essere altrimenti vista l’area regale.
Roberto d’Angiò ordinò di pavimentare tutto il tratto di strada che da Piedigrotta (attraverso la Crypta napoletana) portava ai casali di Posillipo, Fuorigrotta e Pozzuoli per giungere infine a Tripergole.
Sterrare la strada portò indubbi benefici al turismo termale. Tripergole si andò ad aggiungere alle altre diciotto terme che nel Medioevo erano le più importanti della Penisola.
Carlo II d’Angiò, per venire incontro alle esigenze dei forestieri e degli infermi meno abbienti, che si recavano a Tripergole per le cure balneo-termali, decretò la fondazione di un ospedale, con la prevalente funzione di ospizio per stranieri, probabilmente su una struttura preesistente, ma più modesta, forse messa su in età sveva. Il nuovo complesso ospedaliero fu posto alla dipendenza dell’Ospedale Maggiore di Santo Spirito in Saxia di Roma e affidato alle cure dei Frati Ospitalieri di quell’ente, chiamati al governo dell’Ospedale dell’Annunziata di Napoli. Carlo II dispose la sospensione del pagamento dei tributi ai puteolani finché l’ospedale non fosse stato completato. L’opera fu completata, in ogni sua parte, alla fine del 1307, ma qualche reparto dell’ospedale incominciò a funzionare alcuni anni prima. Famosi architetti presero parte alla costruzione tra i quali Gagliardo Primario, noto per l’edificazione della Chiesa di Santa Chiara a Napoli. Il complesso di Tripergole poteva contenere fino a 120 posti letto. Questo “ospizio per stranieri” di Tripergole divenne tanto noto che in esso si celebrava la festa della Pentecoste e, in tale occasione, si svolgeva anche la tradizionale sagra delle ciliegie, con suoni, canti e danze.
A Tripergole è documentata l’esistenza di un’altra chiesa sotto il titolo di Santa Maria Maddalena, costruita nel 1309 a “divozione e spesa” del milite napoletano Matteo Caracciolo, detto Carrafa.
Dagli archivi storici si nota che nel territorio risultavano poche case private, ma tante strutture ospedaliere e termali, con annesse qualificate infrastrutture, che funzionavano da aprile ad ottobre. Dall’Archivio Storico Diocesano di Pozzuoli, è possibile conoscere qualche elemento descrittivo dell’antico complesso ospedaliero e della topografia di Tripergole. La chiesa e l’ospedale si trovavano nel castello angioino; l’ospedale nella parte più bassa, sopra i bagni termali dislocati ai margini di una strada, lungo la quale si trovavano le tre osterie e la farmacia, che era “là per beneficio di detto Ospedale“.

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Con la famosa eruzione del 29-30 settembre 1538, che portò alla formazione del Monte Nuovo, l’intero villaggio di Tripergole scomparve sotto una montagna di scorie vulcaniche. Questa eruzione, per fortuna, non avvenne all’improvviso manifestandosi come minaccia già decenni prima con terremoti e sollevamento del suolo. Quando questi fenomeni divennero più intensi e frequenti, la popolazione abbandonò il villaggio e, infatti, non si registrano vittime durante la catastrofe.
Lo sconvolgimento dei luoghi fa sì che oggi è impossibile localizzare con una certa precisione il sito dell’antico villaggio di Tripergole; si può solo sospettare che esso sorgeva nell’attuale area compresa tra Arco Felice, Lucrino e Toiano.
Il centro abitato si trovava nei pressi dell’incrocio di due importanti strade: una tra Pozzuoli e Baia; l’altra, che partiva proprio da Tripergole, attraversando la valle di Toiano e salendo in località Monterusciello, s’immetteva sulla vecchia via Consolare Campana, all’altezza di Quarto, per dirigersi verso Aversa e Capua.
In seguito all’eruzione scomparve la maggior parte delle sorgenti termali. L’ospedale e la chiesa furono riedificati intorno al 1572, a Pozzuoli, sul quadrivio dell’Annunziata.
Nel 1668 si registrò un tentativo di rilancio del termalismo puteolano e tripergolese. Il viceré don Pedro Antonio d’Aragona affidò ad una commissione di scienziati l’incarico di ritrovare le antiche sorgenti termali da Coroglio a Miseno. Lungo le pendici meridionali del Monte Nuovo furono portate alla luce diverse polle, attribuite ma senza alcun vero riscontro ai complessi termali di Tripergole, ma che non furono adeguatamente sfruttate.
C’era una volta Tripergole, una località termale nei pressi del Lago d’Averno.

di Carlo Fedele