La storia resta nelle menti di chi ha vissuto quel presente, ma nel presente dell’oggi la storia di ieri non può fare a meno di essere narrata per non essere dimenticata e vivere ogni giorno infondendo lo spirito dei tempi nelle persone che calcano quegli scenari. Massimo Troisi e il suo gruppo si stabilirono all’interno di un sottoscala a San Giorgio a Cremano, che prenderà il nome di Centro Teatro Spazio in via San Giorgio Vecchio 31, esordendo con recite pulcinellesche, tipiche della tradizione teatrale napoletana. Il tutto svolto in maniera grossolana, molto spesso senza ritorni economici, con Troisi sempre in calzamaglia nera o, comunque, con abiti semplici, e con scene e costumi piuttosto scarni ed essenziali. In questo centro il gruppo cercava di far confluire tutte le passioni. In quegli anni ’70, in cui l’arte, il teatro, la musica, il cinema e tutto il resto viveva una rinascita, i nuovi fermenti erano in agguato, pronti a scattare. A Napoli c’era “La Nuova Compagnia di Canto Popolare” di Roberto De Simone, c’erano cantautori come Edoardo Bennato e Pino Daniele e gruppi di base come le “Nacchere Rosse“. È qui dunque, proprio in questo fermento culturale e in questo luogo che nacque, crebbe e si sviluppò, attraversando varie fasi e cambiando di volta in volta nome e formazione, il gruppo di Massimo Troisi.
Il Centro Teatro Spazio, nel momento in cui Troisi riuscì ad imporre a livello nazionale la sua formidabile maschera, rimase inoperoso (dimenticato dagli stessi creatori e soprattutto dalle istituzioni) fino al 1988, anno in cui Vincenzo, insieme a Ernesto e Marco Borrelli decise di dargli un nuovo impulso. Fu grazie alla caparbietà, la professionalità e l’amore per il teatro (in un epoca in cui lo slancio culturale si definisce nullo) con Vincenzo Borrelli, che si è cominciato a fare il “Teatro” (non in calzamaglia, non in maniera grossolana, ma con vera professionalità e preparazione). Oggi il centro teatro spazio mantiene questo nome nel rispetto dei tempi che furono ma è gestito dall’Accademia Teatrale UNO SPAZIO PER IL TEATRO, che è scuola di formazione professionale allo spettacolo riconosciuta dalla Regione Campania, ed in quanto scuola ha una sala teatrabile, una sala per il mimo e la danza, sala di canto ed attrezzature per la cinematografia È qui che quella tradizione rivive, in questo luogo animato da ferventi passioni creative e artistiche. È qui che nasce quello spirito che Vincenzo infonde attraverso il fare teatro.

Dal 1975 il teatro in provincia “SOPRAVVIVENZA”
Quando si crea un progetto, una stagione teatrale, un evento di qualche genere, perché questa venga presa in considerazione da qualcuno, si cerca la notizia. Allora tutti a chiedersi, qual è la notizia? C’è qualche nome importante? Qualche novità apportata? Un progetto avveniristico e nuovo? Molto spesso in giro, di nuovo non c’è proprio niente e la notizia va più inventata che presa dalla realtà dei fatti. Ecco però, forse una notizia c’è: il Centro Teatro Spazio esiste ancora. Tanti spazi chiudono, altri se ne aprono, ma il teatro in cui ha militato Massimo Troisi è lì, sopravvive da un trentennio e migliora, e non certo grazie al compianto artista di San Giorgio a Cremano. Sopravvive grazie a una serie di progetti importanti. Sopravvive, per il quarto anno O’ Curto (inizi di giugno), festival di corti teatrali che l’anno scorso ha visto professionisti dello spettacolo provenire da tutta Italia. Sopravvive l’accademia e contemporaneamente incrementa i propri iscritti, grazie a un progetto serio e a una serie di insegnanti tutti formatisi al Centro Teatro Spazio, che ne condividono, dunque, la progettualità e assicurano la continuità fra le materie e gli anni di corso, garantendone le finalità educative e di formazione allo spettacolo. Continua la rassegna amatoriale, che offre la possibilità agli amanti del teatro, seppur non in stagione teatrale, di recitare davanti a un pubblico in uno spazio che è sempre stato votato al professionismo, ma che si apre ora a nuove proposte e lascia spazio a chi il teatro lo fa solo per passione. Sopravvive la stagione teatrale, con un filo conduttore preciso: professionisti del teatro e lavori di qualità.
Vincenzo Borrelli, direttore artistico del teatro, firmerà le regia di un autore come Brecht (VITA, MISERIE E QUASI MORTE DI MACKIE MESSER tratto da L’opera da tre soldi di BRECHT) proponendo anche però spettacoli contemporanei come MACEDONIA E VALENTINA di Pasquale ferro e 1647 da lui scritto e diretto.
La stagione comincerà con MACEDONIA E VALENTINA, dal 27 ottobre, ma dopo si avvicenderanno sul palco tanti professionisti dello spettacolo, come Sannino, che metterà in scena un adattamento del MEDICO DEI PAZZI, ancora Vincenzo Borrelli con Maurizio Tieri firma la regia di VITA, MISERIE E QUASI MORTE DI MACKIE MESSER Myriam Lattanzio e PMS con Maria Pacilio porta in scena STORIE DI DONNE. Andrà poi in scena lo spettacolo di Libero De Martino dal titolo I FIORI DEL KAOS tratto da opere di Pirandello cui seguiranno S’AMAVANO, scritto e diretto da Enrico Maria Falconi, Niko Mucci metterà in scena LOCAS, Rodolfo Fornario un inedito Beckett con ASPETTANDO DON GODO’, ancora Giovanni Meola con TRE. LE SORELLE PROZOROV da Cechov, c’è poi nel mese di Aprile lo spazio dedicato ai giovani: si parte con Simone Somma e Francesco Spiedo con COSI’ NON SI VA AVANTI, Francesco Rivieccio in BAGARìA, Giulia Cacciamani con FRAMMENTI (spettacolo vincitore del premio ‘O CURT 2016) chiude lo spazio dedicato ai giovani Valerio Bruner con MEA CULPA. A Maggio concludono il cartellone gli spettacoli di Stefano Ariota dal titolo I DEMONI E GLI DEI e 1647 di Vincenzo Borrelli.
Nasce per questa stagione PALCOSCENICI IRREGOLARI, una rete regionale che unisce il CENTRO TEATRO SPAZIO alle realtà del LABORATEATRO (Salerno), MAGMA TEATRO (Torre del Greco) e TEATRO DI SOTTO (Napoli). La scelta di inaugurare un circuito campano di collaborazione tra spazi si pone come finalità la diffusione di una cultura teatrale su tutto il territorio. Il progetto prevede la realizzazione di uno spettacolo coprodotto dalle diverse realtà ed eventi site specific in location suggestive della regione.
Insomma, una stagione ricca, nel segno della qualità e delle continuità, che promette di regalare sorprese , sempre in nome della collaborazione reciproca e della stima fra tutti gli artisti, uniti per un solo scopo, fare teatro, e farlo bene.

MACEDONIA E VALENTINA
DAL 27 OTTOBRE 2017 AL 12 NOVEMBRE 2017

con
Cristina Ammendola – Marina Billwiller
Nancy Fontanella – Antonio Tatarella
Vincenzo Borrelli e con Myriam Lattanzio
Produzione
Unospazioperilteatro

DI PASQUALE FERRO

Le donne hanno sempre fatto parte della storia. Spesso hanno fatto la storia. Eroine, politiche, sante e guerriere, compagne battagliere di uomini battaglieri. A loro si sono ispirati grandi poeti e letterati, ma è tutto scontato se si pensa alle donne nel quotidiano: casalinghe, mamme, mogli e lavoratrici, tanti ruoli per un grande compito che solo loro possono adempiere. Il testo è accompagnato dal sottotitolo ‘o curaggio d’ ’e femmene. I personaggi femminili del libro da cui è tratta la messinscena sono persone forti: carceriere e carcerate, combattenti in nome dell’amore. Le due protagoniste (detenuta e suora) si scontreranno con una società bigotta, classista, benpensante. E con la violenta realtà del carcere. La storia è tratta da una vicenda vera. Nomi e luoghi sono un’idea dell’autore.
Regia VINCENZO BORRELLI – Assistente alla regia Simone Somma

IL MEDICO DEI PAZZI
DAL 24 AL 26 NOVEMBRE 2017

​Produzione
​​​​​Teatro Di Sotto

DA EDUARDO SCARPETTA

Il folle è come un uomo in terra straniera, guarda tutto, comprende ciò che gli capita intorno ma non riesce a spiegarsi e farsi capire”. Da questo pensiero inizia il ns percorso nel “Medico dei pazzi” da Scarpetta. E’ credibile nel ns tempo, che una persona, per quanto provinciale ed ingenuo, non sappia distinguere se ciò che si muove intorno a sé è vera follia o solo esasperazione di concetti? Crediamo di no. Per questo abbiamo “manipolato” il testo, facendo si che esistesse un vero pazzo, unico, ed inaspettato. La messa in scena tiene conto in modo maniacale dei tempi di recitazioni, con riferimenti al teatro dell’arte, dove tutto il peso della messa in scena grava solo sulle spalle degli attori, attori che sono tutto, testo, scena, sotto testo, musica. Nel contempo, alle frenesie del testo, si aggiungono i tic della ns quotidianità ed il tutto avviato da un orologio inesistente che detta il tempo della vita. Il finale, forse, riserva il massimo distacco dall’autore e del testo originale. Felice, il folle, resta solo, abbandonato da tutti. Naturalmente il testo conserva intatta la sua forza comica e la sua intrecciatissima storia che ne fa uno dei capolavori assoluti del teatro mondiale.
Regia​SALVATORE SANNINO

VITA, MISERIE E QUASI MORTE DI MACKIE MESSER
DAL 15 AL 30 DICEMBRE 2017
con
Vincenzo Borrelli – Cristina Ammendola
Marina Billwiller – Antonio Tatarella
Filomena Pisani – Simone Somma

Produzione
UnoSpazioperilTeatro
DA BERTOLD BRECHT
DI MAURIZIO TIERI

In una Metropoli senza spazio e senza tempo si mette in scena la lotta per la sopravvivenza, la débacle e il salvataggio in extremis del delinquente e uomo d’affari, Mackie Messer, in un universo brulicante di miserabili, furfanti e prostitute, lo strozzino e finto benefattore umanitario Gionata Geremia Peachum cerca di consegnare al boia lo sgradito genero Mackie Messer, che gli ha portato via la figlia Polly. Vano tentativo, però: imprigionato dopo colpi di scena, tradimenti e fughe, Mackie, già sulla forca e con il cappio al collo, vedrà provvidamente ribaltato il proprio destino. Ovviamente in questa piecè priva di quasi tutte le canzoni, l’idea secondo me di messa in scena, deve seguire i cambiamenti della società e del mondo. Non più malavita e mendicanti, ma malavita e organizzazioni umanitarie, quindi come Brecht voleva mostrare e sottolineare l’impressionante analogia fra lo spietato mondo malavitoso e il non meno spietato mondo degli affari, la mia idea è che la forza di questo testo si può adattare ai cambiamenti dell’interesse economico. Molte cose cambiano, ma intrighi, interessi, corruzione, ipocrisia, cinismo e amoralità non cambiano. Diventa sempre più difficile dimostrare la bontà dell’essere umano, certamente non è questa piecè che dà la risposta giusta, ma è quello che accade ogni giorno sotto i nostri occhi. Noi non siamo la Verità, noi cerchiamo di tenere un occhio puntato sulla Verità. Semplice e terribile.
Regia​VINCENZO BORRELLI – MAURIZIO TIERI

STORIE DI DONNE
13 – 14 GENNAIO 2017

Con
Myriam Lattanzio – PMS – Maria Pacilio
Martina Mollo: tastiere
Caterina Bianco: violino

DI MYRIAM LATTANZIO

“Storie di Donne” propone attraverso uno spettacolo di teatro canzone un viaggio tra storie di donne e canzoni dedicate all’altra parte del cielo, un viaggio tra solitudini, sofferenze, un viaggio nei cuori delle donne del mondo che pian piano vengono allo scoperto e raccontano le loro vicissitudini in cui ci si può immedesimare senza difficoltà o almeno si può provare empatia, grazie anche alla voce profonda di Myriam Lattanzio e alle sinfonie del duo PMS che raccontano le più svariate emozioni con le note dei loro strumenti.
Storie di Donne si ripropone di fondere alcuni classici della canzone popolare italiana ed internazionale con la cultura e la forza delle donne di Napoli e di tutti i sud del mondo.

I FIORI DEL KAOS
Dal 19 al 21 GENNAIO 2018

Con
​​​Vincenzo Liguori – Rodolfo Medina
​​​
​​​Produzioni
​​​Balagancik Teatro

DA LUIGI PIRANDELLO
DI LIBERO DE MARTINO

Sembrerebbe un garbuglio difficile da districare, quello che va in scena; e invece il “kaos” che potrebbe ingenerarsi dalla commistione delle tre opere finisce per dipanarsi con una sua intrinseca coerenza, così sbocciando nel fiore di un’opera. I due prismi triangolari, scheletri lignei con tanto di rotelle che all’occorrenza divengono evidenza degli ambienti evocati, vengono giostrati e addobbati con drappi e frange, finendo per diventare simili a due simboliche dimore (e cos’è la casa, se non il simbolo dell’interiorità più intima?), da cui gli attori entrano ed escono, si relazionano, si portano, rispettivamente e alternativamente in giro per il palco, inseguendo metaforicamente idee e pensieri che suggeriscono riflessioni ultime sul senso precario dell’esistenza, che si consuma mentre in lontananza si spengono gli echi di una festa (emblema di effimera vitalità) che sta andando avanti per tutta la notte. Dal “kaos” tutto interiore finiscono per sbocciare i fiori della sua rappresentazione.
Regia​LIBERO DE MARTINO

S’AMAVANO
3 – 4 FEBBRAIO 2018

con
​Enrico Maria Falconi – Ramona Gargano
Produzione
BLUE IN THE FACE

DI ENRICO MARIA FALCONI

Ambientato nella sala da bagno di una casa, un uomo disteso a terra comincia a raccontare della sua più grande Storia d’Amore e, a poco a poco, tutto si anima… Una storia divertente, dissacrante e piena di spunti in cui tutti possiamo riconoscerci! “S’Amavano” è l’ incontro-scontro tra due personalità forti. Tra due persone vere. Tra due mondi apparentemente lontani. “S’amavano” è una storia all’imperfetto proiettata nel futuro, lungo una strada di semafori rossi e verdi, di incroci, di ruote da cambiare, di nonne e magari anche di partite di pallamano. “S’amavano” è un sogno che non smette mai di sognarsi. Un sogno che non si recita perché si vive.
Regia​ENRICO MARIA FALCONI

LOCAS
17 – 18 FEBBRAIO 2018
​​​​​
​​​​ Con
Marcella Vitiello
Laura Pagliara
​​​Produzione
​​​Teatri Associati di Napoli

DA J.PASQUAL ABELLAN
DI NIKO MUCCI

Due donne , mai più diverse , l’una dall’altra, insieme nella sala d’attesa di una psichiatra, la prima una donna energica in carriera , spesso al telefono, dichiara di essere li per avere informazione , richieste per una amica .la Seconda sembra la definizione popolare della psicotica, confessa i suoi desideri omicidi, la depressione , lo stao di alienazione con semplicità. Donne cosi diverse per condizione ed estrazione sociale in poco più di un’ora, si conoscono, si confrontano , stringono forse un legame, che va oltre le regole sociali : mostrando a se stesse ed al pubblico la loro storia individuale, le proprie debolezze, sino ad un piccolo colpo di scena, che ridefinisce i loro ruoli. Locas . sta avendo un grande successo in Spagna , patria del suo autore J.Pasqual Abellan , che la stampa iberica ha valutato una efficace cartina al tornasole , di una società non molto dissimile dalla nostra.
Regia ​NIKO MUCCI

ASPETTANDO DON GODO’
10 – 11 MARZO 2018

Con
​​​​Antonella Quaranta – Rodolfo Fornario – Margherita Rago
​​​​Patrizia Capacchione
Produzione
Arcoscenico

DA SAMUEL BECKETT
DI RODOLFO FORNARIO

Quanto e cosa potrebbero avere in comune la fredda Dublino e la solare Napoli? Quali punti potrebbero mai essere di contatto tra gli stralunati Vladimiro ed Estragone ed i vecchi comici del glorioso avanspettacolo napoletano o addirittura i mitici Razzullo e Sarchiapone? Esisteranno contatti tra San Patrizio e San Gennaro? E se Beckett fosse nato non nella fredda Dublino ma scaldato dal sole di Napoli… i suoi scritti avrebbero prodotto la stessa dirompente aria di innovazione, che poi tanto ha influenzato tutto il teatro del ‘900? L’attendismo passivo, la speranza che domani tutto possa andare meglio anche se non facciamo nulla per cambiarlo il domani, la logica strampalata dei loro discorsi finisce inevitabilmente per richiamare alla mente i grandi comici dell’avanspettacolo napoletano: Trottolino, De Vico, Totò. I giochi linguistici, le iperboli verbali, i tormentoni dei due mentecatti diventano eco di grandi artisti partenopei. Insomma ho scoperto che poi Dublino e Napoli non sono cosi lontane tra loro, e se lo sono è solo un fatto geografico… Del resto il cielo d’Iralnda e il cielo di Napoli, sono probabilmente, i due cieli più cantati al mondo. Una volta avute queste “impressioni” ho adattato i dialoghi all’ipotesi che i due “attendisti” non fossero uomini ma donne. Ne guadagna, a mio parere, la dolcezza, l’umanità che pervade il rapporto tra i due.
Regia ​RODOLFO FORNARIO

TRE. LE SORELLE PROZOROV
17 – 18 MARZO 2017

​​​​Con
​​​​Roberta Astuti
Sara Missaglia
Chiara Vitiello
​​
PRODUZIONE
​​​​Virus Teatrali
​​​​​​​

DA ANTON CECHOV
DI GIOVANNI MEOLA

Tre. Le sorelle Prozorov. In Cechov. Tre allora e tre ora. Loro, solo loro. Con un po’ di Irina in Masha e Olga e un po’ di Masha e Olga nelle altre due e tutte e tre ad esser le facce di uno stesso solido a più facce. Come erano, come sono, come saranno. Accompagnarle, affiancarle, ascoltarle. E accompagnandole, scoprire, ricordare, riportare al cuore della faccenda. Di allora e di ora. “A Mosca! A Mosca!”: il mantra, il grido di battaglia, simbolo di un passato solidificato e bloccato nell’ambra della memoria paralizzante, simbolo di un futuro che si vorrebbe accadesse ma che evidentemente non accadrà. Mai. O accadrà senza rendersene conto? La potenzialità dell’accadere che non accade.
L’accadere che tradisce la potenzialità e accade. Così, semplicemente. Le tre sorelle sono in ciascuno di noi, nelle infinite sliding doors che le maschere del nostro quotidiano ci mettono costantemente davanti. O addosso.
Regia ​GIOVANNI MEOLA

SPAZIO GIOVANI

24 – 25 MARZO 2018
DI SIMONE SOMMA E FRANCESCO SPIEDO – Produzione unospazioperilteatro
COSI’ NON SI VA AVANTI
Ci sediamo a un tavolo. Che facciamo? Scriviamo uno spettacolo. Parliamo di omosessualità? Di immigrazione? C’è un piccolo paese in Congo dove le scimmie ballano il cha cha cha sui tronchi, potremmo ricavarne un… no, non va bene. Pare facile eh? Ci vuol poco a dire scrittore… chiamiamolo così lo spettacolo, oppure no, lo chiamiamo “Una persona così sensibile”. Oppure, ecco, “Una storia che non è accaduta ma poteva accadere”. No, facciamo che lo chiamiamo “Ma forse la gente non viene”. No, non va, non va bene, così non si va avanti…. Così non si va avanti? “Così non si va avanti” Uno spettacolo quasi serio, di cose quasi vere, con persone quasi più vere che finte. Il rapporto fra lo scrittore e il suo personaggio, il personaggio e lo scrittore, la vita e il foglio di carta. Un conflitto continuo, frutto di un dialogo che fagocita continuamente se stesso, crea speranze e le richiude come fosse niente. Così la vita soccombe alla fantasia, che diventa più reale, più vivibile della vita stessa. Ma a che prezzo? Regia SIMONE SOMMA

7 – 8 APRILE 2018
DI E CON FRANCESCO RIVIECCIO
BAGARìA
“Bagaría”: “cosa da niente”, questo significa… oppure “che allerìa”, “che cunfusione”… dipende un po’ dal modo in cui si utilizza la parola. “Bagaría” è il soprannome del personaggio di questo racconto, nel quale viene descritta la sua storia, la sua doppia vita, le due facce della medaglia di un uomo normale, qualunque che, per varie vicissitudini si ritrova abbandonato nel abisso del vagabondaggio. Tutto ciò viene raccontato attraverso la sua anima, che dal Purgatorio (dove riesce ancora a vedere il suo corpo) parla alľ uomo, nelľ attesa del giudizio, tirando le somme della propria esistenza. A Napoli, il rapporto fra ľ umanità e il suo Creatore è da sempre molto significativo e presente… un “qualcosa” che c’è, nonostante nessuno conosca la Verità. La speranza di una vita eterna dove tutti, finalmente, saremo uguali, ci tiene ancorati a questo dogma. Regia FRANCESCO RIVIECCIO

14 – 15 APRILE 2018
Con CRISTINA FUSCO – FRANCESCO MELONI
FRAMMENTI
Frammenti rappresenta la realtà frammentaria di ogni individuo. Il testo è strutturato come due lunghi monologhi intrecciati di un uomo e una donna, che sembrano parlarsi; in realtà questo non avviene mai. Lo spettacolo si apre con una lunga scena definita come “scena del risveglio”; durante il quale i due personaggi sono turbati perché svegliati da questi continui pensieri e voci che riempiono sempre la loro testa. “Eri così testarda” e “ Non mi fido di te e non ti rispetto” sono frasi che i personaggi hanno nella testa sin da quando dormono. Potremmo considerare lo spettacolo come un loro sfogo; ma uno sfogo continuo spesso illogico (si passa dalla perdita di un genitore, alle aspettative professionali, ai problemi di coppia ecc.). Per ogni personaggio vi è un oggetto fondamentale: per lui una borsa di cuoio, per lei una cesta di vimini. Questi due oggetti rappresentano il tempo passato e quello futuro. Scritto e diretto da GIULIA CACCIAMANI

14 – 15 APRILE 2018
Te.Co presenta CHIARA VITIELLO in
MEA CULPA
Mea Culpa (nu cunto ‘e redenzione) è la storia di una donna simbolo di quella natura umana viscerale e peccatrice che, nella sua deformazione, assume dei toni spiccatamente poetici. In un continuo contrasto tra sacro e profano, anelito di redenzione e bisogno di condanna, la protagonista richiama alla mente la figura biblica della Maddalena penitente, condannata a vagare senza pace in un deserto, dimensione reale e spirituale, dove le lacrime si asciugano prima di toccare terra, per narrare di nuovo e sempre la sua storia, il suo cunto di condanna e redenzione. Il linguaggio: un napoletano crudo e sciatto, dove non c’è nulla di oleografico. Una scelta che vuole sottolineare quella devozione e religiosità di un popolo i cui tratti, allo stesso modo della lingua, non hanno nulla di poetico o consolatorio, ma sono invece carne e sangue, terribili e inquietanti, dalla cui magnifica mescolanza emerge un quadro dalle tinte scure. Scritto e diretto da VALERIO BRUNER

I DEMONI E GLI DEI
5 – 6 MAGGIO 2018

​​​​​Con ​​​​​Stefano Ariota​​​
​​​​​produzione
​​​​​Eventi Mediterranei
DA PHILIP ROTH
DI STEFANO ARIOTA

L’ingiustizia dell’emarginazione attraverso l’omosessualità, che diventa in questo caso il pretesto per capire quanto l’oppressione degli schemi mentali, razziali, sessuali, religiosi e politici imprigioni la nostra speciale unicità di individui. Omosessualità, povertà, bruttezza, disabilità, in una sola parola “diversità”, come sinonimo di deformità, di stranezza, di orrore, morale, fisico. La condanna, la diffamazione, per distruggere coloro in cui scorge il riflesso inaccettabile dei propri demoni, e innalzare così i propri dei, come le star del cinema, teatro. La fama, il successo, la bellezza sovrumana e perfetta li hanno resi divinità per il pubblico, ma spinti da desideri demoniaci che prima o poi portano all’autodistruzione, alla resa dei conti con se stessi e con la propria reale identità. Come in un gioco di specchi, i demoni e gli dei si confondono e si inseguono all’interno dei tre personaggi. E chi di loro, all’inizio poteva apparire oscurità, può rilevare o trovare la sua luce, o scoprirà nel gioco della sfida, della conoscenza, e della seduzione ambigua e dolorosa. Nel mistero della dualità: I Demoni e gli Dei
regia STEFANO ARIOTA

1647
Dal 18 al 27 MAGGIO 2018

​​​​​Con
Vincenzo Borrelli – Cristina Ammendola
Marina Billwiller – Simone Somma
Antonio Tatarella – Rossella Luongo
Giusy Andolfi
​​​​​produzione
​​​​​UnoSpazioperilTeatro

Di Vincenzo Borrelli

1647, ovvero la storia di Masaniello, è un opera dalla struttura semplice ma dalla tematica complessa. Apparentemente semplice poiché affronta attraverso un’interpretazione dei fatti storici che tutti abbiamo modo di conoscere ben più complesse situazioni esistenziali. Perché interpretare una storia tanto comune e così tanto sfruttata? Perché mai come oggi e forse non più di oggi è necessario avere un’identità, essere un’identità, lottare per principi, principi che sembrano molto lontani ma che forse sono davvero molto vicini alla nostra condizione politico-sociale. Masaniello è il Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento , Don Genoino la saggezza e l’ambiguità , Il Viceré e la Viceregina il governo che tutto da e tutto toglie , Il potere della Chiesa che da senza dare che fa senza mai nulla fare, è una storia di ieri , ma resta una storia dei nostri giorni , in cui tutto è cambiato ma tutto resta fermo.
regia VINCENZO BORRELLI

EVENTO IN ANTEPRIMA FUORI CARTELLONE
30 MARZO 2017

NEL PRIMO MISTERO DI SANTA MEDEA

​​​Con
​​​MARINA BILLWILLER – CRISTINA AMMENDOLA
​​​e con VINCENZO BORRELLI
​​​produzione
​​​UnoSpazioperilTeatro

di Angela Matassa

Dall’autrice Angela Matassa, giornalista del quotidiano IL MATTINO, storie di mamme. Storie di assassine. Il testo racconta, come lo snocciolarsi dei misteri di un rosario, le terribili vicende di alcune donne che, per diversi motivi, si sono trasformate in figlicide. Non c’è un messaggio diretto, né giudizi, il testo vuole essere la testimonianza di una cruda realtà, trasfigurata attraverso il linguaggio scenico. Solo storie, che possano suscitare emozione e commozione. Nel primo mistero di Santa Medea è un dramma in cui canti e musica accompagnano gli interpreti in una dolorosa teoria di misteri, pensando alla più grande madre assassina: Medea.
regia VINCENZO BORRELLI