per i Pezzulli di Luciana Pennino: Usi, abusi e disusi del congiuntivo

Il congiuntivo è un modo infido, subdolo, rischioso… chissà se in qualsiasi tempo.

Si ironizza o si rabbrividisce per i suoi usi impropri o, cosa molto più comune, per la rinuncia totale a usarlo. Accoppiato al condizionale, poi, il congiuntivo è capace di produrre le più rocambolesche contorsioni grammaticali di chi si avventura sulla sua strada non bene equipaggiato.

Una consecutio temporum, e massimamente un periodo ipotetico, possono rasentare la pericolosità di un doppio salto mortale con triplo avvitamento: impresa da guinness a cui spesso si assiste!

Non meno allarmanti, però, sono anche gli usi smodati, di questo modo a suo modo speciale. In molti, per timore di essere additati come ignoranti o come traditori delle regole grammaticali, preferiscono infarcire il discorso con caterve di congiuntivi – per la serie melius abundare quam deficere.

Trovo che il fascino del congiuntivo, invece, sia innegabile: è il modo del verbo con cui si riesce a esprimere un dubbio, o un desiderio, un’incertezza o la possibilità. Il congiuntivo ci fa parlare in maniera personale, soggettiva, legata al nostro io, e non per proferire verità assolute: ci fa mettere in discussione, ci apre al confronto.

La resistenza a un congiuntivo buono e giusto, è cosa tanto nota e diffusa quanto presa di mira. Ma perché, mi chiedo io, gli italiani hanno questa caratteristica linguistica? Perché, un modo come il congiuntivo, unitamente al condizionale, ha un’esistenza così tortuosa e tormentata? Perché, questi modi tanto a modo sono talmente bistrattati da far rimpiangere i segnali di fumo?

Mi son fatta un’idea: che il popolo italiano preferisca economizzare – per pigrizia o per parsimonia, chissà? Che il popolo italiano ami appiattire il senso? Che il popolo italiano sia sbruffone – meglio tre congiuntivi a schiovere anziché nessuno? Che il popolo italiano sia capace ma non si applica, sin dalle elementari? Alla lezione di grammatica, poi, pare che risulti sempre assente.

E nel caso ne abbia sbagliato qualcuno, quel giorno, in classe, ero assente anch’io… giustificata!

Luciana Pennino

“Io vorrei che il telegiornale non lo farebbero giusto quando noi mangiamo, ma un po’ più tardi, così mangiassimo in santa pace!” (Dal libro: Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta)