A Castel Volturno, nel casertano, non è solo il Covid-19 a preoccupare i cittadini. Da tempo ormai molti residenti, cosiddetti svantaggiati, starebbero aspettando l’agognato bonus fitti, una cifra pari a 2mila euro utile a mantenere un tetto sopra la testa. Le colpe dei ritardi andrebbero rintracciate nelle decisioni dell’amministrazione locale, con la Regione Campania che ha già provveduto in tempi non sospetti a passare al Comune la cifra necessaria ad erogare i contributi.

A farsi carico dell’esasperazione dei castellani è stato Cesare Diana dell’Associazione C’entro, che fa luce sulle drammatiche conseguenze provocate dal disservizio: “i proprietari sono sul punto di dare lo sfratto agli inquilini, di questo passo ci ritroveremo in strada decine di famiglie“. E al danno si aggiunge la beffa targata ente cittadino, che starebbe dando prova di “totale disinteresse, in un momento difficile come questo, sia sotto il profilo sanitario che economico e sociale. Invece si continua a giocare allo scaricabarile e a gestire in modo approssimativo la cosa pubblica“.

L’amministrazione al momento latita, complice anche l’assenza del sindaco Luigi Pretella, da settimane impegnato nella personale battaglia contro il Covid, al quale è risultato positivo. L’ultima comunicazione ufficiale sulla pagina facebook del primo cittadino risale ormai al 10 novembre scorso. Da allora, sempre a detta di Diana, nelle stanze di palazzo si starebbe consumando una lotta di potere con tutti gli assessori “al posto suo, scientificamente divisi tra i partiti in base al manuale Cencelli (allusione a nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di merito ndr) e con la Lega salda al comando con 3 consiglieri comunali e 2 assessori, e che oramai ha abbandonato ogni richiesta di atti“. E quella abitativa, a Castelvolturno, è un’emergenza che affonda la sue radici profonde in tempi assai lontani, quando la pandemia poteva solo essere trama di un film fantascientifico. In un mix di degrado ambientale ed emarginazione sociale, la città è diventata suo malgrado simbolo della Terra dei Fuochi, con un fitta presenza di camorra a tenere le redini dell’imprenditoria locale dagli anni 70′.

E ora, il risultato dell’abusivismo edilizio, conta 24mila immobili non a norma spesso abbandonati e in stato carente (il cui abbattimento, per ogni singola struttura, costerebbe 30mila euro); 25mila i residenti censiti, e 15mila immigrati invisibili . Solo numeri e cifre? Forse elementi costitutivi di una bomba sociale sempre pronta ad esplodere.