Castel Capuano, è tra i più antichi manieri napoletani.
Detto anche “La Vicaria“, fu fondato nella seconda metà del XII secolo da Guglielmo I, soprannominato “Il Malo”, figlio di Ruggero il Normanno. Il castello deve il suo nome al fatto che è situato proprio a ridosso di Porta Capuana,che si apre sulla strada che conduceva all’antico borgo di Capua, chiudendo la lunga via dei Tribunali. I lavori iniziarono nel 1140 e terminarono nel 1154. Il castello venne eretto sull’area dove, nell’antica Napoli romana, sorgeva il Gymnasium,trasformato poi nei secoli avvenire in cimitero, come dimostrato dagli scavi effettuati nel XIX secolo, con il ritrovamento di numerosissime tombe. Durante gli scavi del 1858 e del 1913, sono stati trovati tombe e corredi di vasi in terracotta, lapidi e suppellettili di una certa importanza, ora esposti al Museo Archeologico Nazionale.
All’inizio fu una reggia fortificata che ospitava i sovrani Normanni, poi con l’avvento degli Svevi, Federico II incaricò Giovanni Pisano di trasformarlo in una sfarzosa dimora e lo ampliò notevolmente.
In seguito all’annessione del regno di Napoli alla corona di Spagna nel 1503, il castello fu fortificato da Carlo I.
Durante il periodo angioino, i reali alloggiavano nel Maschio Angioino, mentre a Castel Capuano venivano ospitati personaggi illustri come Francesco Petrarca o si svolgevano lussuosi ricevimenti, come in occasione del matrimonio di Carli Durazzo.
Nel 1535 dimorò Carlo V, che donò il castello a Filippo di Lannoy principe di Sulmona, suo cavaliere, il quale apportò alcune modifiche.
Nel 1540, il vicerè Pedro de Toledo riunì tutti i tribunali in un’unica sede, trasformando Castel Capuano in palazzo di Giustizia. I progetti di trasformazione furono affidati agli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa.
Vi furono riuniti il Sacro Reggio Collegio, la Reggia Camera della Sommaria, la Gran Corte Civile e Criminale della Vicaria e il Tribunale della Zecca.
I sotterranei furono destinati a carcere.

Castel Capuano
Fino alla costruzione del centro direzionale che ospita il nuovo palazzo di giustizia, Castel Capuano ha sempre svolto la funzione della celebrazione dei processi.
Generazioni di celebri avvocati si sono alternate nel Tribunale di Castel Capuano, da Bartolomeo di Capua ad Andrea D’Isernia, per arrivare a Porzio, Pessina, Leone, De Marsico e ultimi “Principi del Foro” Enzo Siniscalchi ed Ivan Montone.
La memoria di tanta illustre attività forense è racchiusa nel Salone dei Busti, uno degli spazi più prestigiosi e mirabili di Castel Capuano, luogo familiare per magistrati ed avvocati, il quale ricorda i più eminenti giuristi della eccelsa scuola napoletana e rappresenta un vero e proprio museo della scultura partenopea della seconda metà dell’ottocento e del primo novecento con opere di artisti famosi come Francesco Jerace e Filippo Cifariello.
Nei circa millecinquecento metri quadrati, al primo piano vi era la corte d’appello e la Camera della Sommaria con sei splendidi dipinti di Pedro De Ruviales.
Le scale che dal primo piano, dove c’è il Salone dei Busti, conducono al “Bagno della Regina Giovanna”, murato nell’Ottocento.
Leggenda vuole che lungo i corridoi di Castelcapuano, vagherebbe ancora indisturbata l’anima in pena di Giuditta Guastamacchia, donna bellissima quanto perfida, impiccata il 19 aprile del 1800 insieme all’amante, al padre e ad altri complici, per aver organizzato l’assassinio del marito.
La sua testa fu tagliata ed esposta al popolo da una delle finestre della Corte della Vicaria per diversi giorni. La leggenda popolare vuole che ogni anno, nell’anniversario della sua morte, il fantasma di Giuditta ricompaia nelle sale dell’antico tribunale.
Castel Capuano, ha fatto da ambientazione a tantissimi film, tra i quali “Mi manda Picone“.

di Carlo Fedele