Napoli, la Campania, il Sud, l’Italia non sono territori da conquistare e poi abbandonare. Si abbia il coraggio di guardare in faccia i tanti padri e le tante madri di famiglia che con il sudore della loro fronte e del loro lavoro hanno consentito all’azienda di rimpinguare i suoi conti. Provate a stare al posto di questi lavoratori e a subire un affronto come quello che fate loro. Se lo facessero a voi, cari padroni, come reagireste?

Con questa domanda retorica, al centro dell’omelia, il cardinale Crescenzio Sepe ha celebrato messa negli stabilimenti della Whirlpool di via Argine, assieme a don Tonino Palmese, direttore della pastorale del lavoro della Curia di Napoli. Molte coppie giovani tra le famiglie degli operai in presidio. Interrotto da un ringraziamento cantato, che lo riconosceva come “uno di noi”, il cardinale ha esplicitato l’insegnamento che viene da “Gesù, Divino Lavoratore”.

Non l’uomo per il lavoro, ma il lavoro per l’uomo e per la sua dignità. La Chiesa è affianco ai lavoratori. Il lavoro manca per famiglie e giovani, non consentiremo a chicchessia di farci perdere il lavoro che già teniamo. Ravvedetevi, convertitevi, rivedete i vostri piani aziendali, sedetevi al tavolo del confronto con il governo e i sindacati con animo sgombro da ogni pregiudizio e da ogni profitto che avete progettato. La vostra vita e quella della vostra famiglia non ha più valore di quella di tanti padri e madri che in questi anni di vostri successi aziendali hanno dato l’anima, tanto da conquistare anche premi ed encomi a livello nazionale ed internazionale“.

Se oggi il cardinale Sepe ha parlato di “tradimento nei confronti dei lavoratori”, “che non sono birilli da cancellare con una x”, la Cgil Campania in un comunicato stampa scrive che quello in atto è “uno sfregio alla dignità dei lavoratori e del Mezzogiorno”, chiedendo l’apertura di una “vertenza Mezzogiorno“, per la quale è indetta la manifestazione nazionale di Reggio Calabria del 22 giugno.

Se con la sospensione del codice degli appalti si consegna il settore delle costruzioni al malaffare e alle centrali criminali e mafiose, con la dismissione di importanti pezzi di produzione del manifatturiero locale, si consegnano intere generazioni nelle mani del caporalato criminale e della illegalità“.

All’ingresso della fabbrica di via Argine, alcuni striscioni chiedono proprio che le braccia degli operai non siano consegnate alle organizzazioni criminali. Giovanni Sgambati, Uilm Campania, presente alla cerimonia religiosa, chiama alla mobilitazione anche i consumatori, rilanciando la campagna “Io non compro Whirlpool se non produce a Napoli“.

A livello programmatico, mercoledì 12 giugno, al Ministero dello Sviluppo Economico è indetto un tavolo tra le parti sociali e le Regioni interessate. Giovedì 13 giugno è convocato un Consiglio comunale straordinario monotematico presso la Sala dei Baroni al Maschio Angioino. Nel mentre, Cgil, Cisl e Uil riuniranno i comitati direttivi provinciali, anche in preparazione dello sciopero nazionale dei metalmeccanici di venerdì 14 giugno. A Napoli, da piazza Mancini a piazza Matteotti, il corteo di Fim, Fiom e Uilm sarà guidato dagli operai di via Argine, che da quando hanno appreso la notizia della cessione dello stabilimento, a turni di cinquanta presidiano giorno e notte la loro fabbrica. Presente Carmelo Barbagallo, segretario nazionale della Uil, il corteo sarà chiuso da un intervento di Francesca Re David, segretaria generale della Fiom.

Il governo – scrivono Fiom, Uilm e Fim – deve adottare politiche mirate a contrastare le delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta, duramente colpito dalla crisi e a sostenere i buoni motivi per attrarre investimenti industriali. Vanno rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio.

Oltre al caso Whirlpool, il richiamo è alla cassa integrazione annunciata mercoledì 5 giugno da ArcelorMittal per 1400 operai dell’acciaieria Ilva di Taranto. E alla procedura di licenziamento collettivo per 76 dei 161 operai della Unilever-Knorr nello stabilimento di Sanguinetto in Verona, dove, dopo quasi sessant’anni, non si farà più il celebre dado, la cui produzione è stata spostata in Portogallo. E ancora alla chiusura dei 55 punti vendita ovvero al licenziamento di circa 1800 addetti di MercatoneUno, per il quale lunedì 3 giugno la procura di Milano ha formulato l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta a carico della Shernon Holding.