Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Avvisi ansiogeni

Mi siedo davanti al pc, lo avvio, mi collego a Libero per controllare le mie mail e mi compare l’avviso:

La casella di posta ha raggiunto l’80% di occupazione

«Ops, vuol dire che mi rimane solo il 20% e mica è tanto», mi dico annoiata perché so che devo metter mano a cose informatiche che non fanno per me.

Leggo anche:

Quando la casella si riempie, tutti i messaggi in arrivo sono respinti al mittente  

con la notifica di casella piena

«Ari-ops, e questo è un guaio!»

Inoltre non sarà possibile inviare nuovi messaggi perché ogni nuova mail

è salvata in Posta inviata e concorre ad aumentare l’occupazione

«E questo è un guaissimo!»

Insomma, rischio il collasso della casella! Allora mi sposto sul paragrafo:

Come risolvere il problema e mantenere sotto controllo lo spazio occupato

Approfondisco tutti i consigli, arrivando ad un’unica conclusione: devo eliminare, svuotare, alleggerire.

«Sotto controllo sarà lo spazio occupato ma non il mio stato d’animo: per me è un dramma!»

Vorrei rendere appieno il senso di quasi disperazione che mi assale: so di esagerare, ma mi destabilizza la sola idea di dovermi liberare di tutta una serie di lettere che, per il tempo trascorso nelle cartelle in cui le ho riposte, avranno ormai la carta ingiallita e l’inchiostro di un colore strano, eppure stanno lì, so che stanno lì, e non me la sento proprio di disfarmene. Anche perché, o con atto di forza estrema clicco sulla cartella, pigio il tasto destro del mouse, che racchiude un mondo tutto suo di opportunità alternative, e scelgo Elimina, senza quindi nemmeno visionarne il contenuto, oppure, con coraggio impari e tanto tempo a disposizione, mi metto a valutare lettera per lettera, decidendo del destino di ciascuna. Ma so già che in questo secondo caso, lo svuotamento sarà minimo…

«Allora devo essere decisa e via!»

«Allora devo essere decisa e…»

«Allora devo essere…»

Aspetta un momento, Luciana, ragiona: non puoi eliminare con un colpo di mouse anni e anni di corrispondenza. Se l’hai conservata, il suo perché ci sarà.

Ritrovo mail del 2008, siamo praticamente alla prescrizione, eppure non posso proprio pensare di non conservarle più. Ma quante volte le ho rilette, in questo decennio? Qualcuna anche mai. Eppure mi tranquillizza sapere che stanno lì, e non a vagare nell’etere cosmico di tutto quello che viene espulso dai computer.

Ecco perché sono una strenua sostenitrice del ritorno alle lettere di carta! A quel punto Libero non avrebbe nulla di ridire e da avvertirmi. Lo spazio nella scatola dove le ripongo non è più sufficiente? Non è affare di Libero! Lo spazio nel cassetto nemmeno? Continua a non esser cosa che riguardi Libero! E io mi sentirei libera di tenere, anche senza rileggere, prove cartacee di epistolari, che poi sarebbe prova cartacea di sogni, di desideri, di litigi, di batticuori, di richieste, di un sentire profondo, di addii. Dove andrebbe a finire tutto ciò? Certo, una parte rimane sempre dentro di me ma non è la stessa cosa. Quando rileggo, rivivo, e a me piace, a volte masochisticamente, ma mi piace.

Semmai sorrido alla riga che invece anni prima mi ha fatto innervosire, oppure ne riprovo la stessa arrabbiatura.

O ancora, mi può tornare lo sguardo di tenerezza con cui lessi Luciana… stasera ti prendo per mano e non ti lascio più!, e nell’oggetto c’era “Pensiero unico”.

Vabbè, sì, poi è finita che le mani si sono lasciate ma non fa nulla: quando è stata scritta, lui si commosse; quando la rileggo, io mi commuovo.

…questa mail, sicuro non la elimino!

Luciana Pennino

“Epistula non erubescit” [La lettera non arrossisce] (Marco Tullio Cicerone)