ERA IL 20 SETTEMBRE DEL 1958. LA SENATRICE MERLIN AVEVA VINTO LA SUA BATTAGLIA…

In seguito ad una dura battaglia, durata dieci anni fu approvata la legge promossa dalla senatrice socialista padovana Angelina Merlin, classe 1889. Approvata il 20 Febbraio e votata definitivamente il 29 Luglio con 385 favorevoli e 115 contrari, la legge Merlin aveva lo scopo di mettere un freno alla prostituzione e ridare dignità al “mestiere più antico del mondo”.  Con l’approvazione definitiva della legge finì una vera e propria era, e si chiuse una pagina del costume sessuale italiano.

Le case chiuse hanno origine nell’epoca napoleonica. Furono create per motivi di igiene, soprattutto per cercare di limitare la trasmissione delle malattie veneree. Nell’estate del 1948, quando la deputata Merlin cominciò la sua lunga lotta a Montecitorio, erano presenti nella nostra penisola ben 714 case chiuse: 102 di prima categoria, una ventina addirittura di lusso, 204 di seconda categoria e 411 di terza categoria.

Le “signorine” autorizzate a lavorare nei bordelli legalizzati erano 4.014, e le tariffe oscillavano tra le 50 e le 500 lire ( sono gli anni della canzone “Se potessi avere mille lire al mese” ).

La frequentazione non era considerata reato, e i gestori delle case erano degli agiati imprenditori.

Con la chiusura dei casini, conseguita dalla legge nel 1958, il fenomeno della prostituzione scese per le strade e dilagò sui marciapiedi; la forte domanda creò un’offerta sproporzionata.

La malavita si affiancò progressivamente alla prostituzione, e a causa della soppressione della schedatura e degli obblighi di controllo sanitario, cominciarono ad aumentare le malattie veneree. Si creò con gli anni il progressivo sovraffollamento nelle strade e nelle periferie urbane di donne costrette a vendere il proprio corpo a fine di lucro e, a partire dagli anni Settanta, le italiane cominciarono a lasciare il posto alle straniere, (africane, sudamericane, e infine, dopo la caduta del muro di Berlino, numerose donne provenienti dall’Est) vendute spesso dai loro stessi familiari.

I decenni che seguirono l’approvazione della legge Merlin furono caratterizzati da numerose e continue polemiche, e si sprecarono i pareri a favore e contro la legge e i diversi tentativi di abrogazione o di revisione della suddetta. Non c’è stata legislatura che non abbia ventilato l’ipotesi di riaprire le tanto discusse case d’appuntamento, o comunque trovare un nuovo rimedio a un problema annoso. Nessuna crociata, insurrezione o scandalo ha finora estirpato la piaga dello sfruttamento della  prostituzione in Italia, e sembra che la soluzione adatta fatichi ancora ad emergere.

Il tema, infatti, dopo tanti anni è ancora notoriamente irrisolto, la destra e la sinistra si fanno battaglia, l’opinione pubblica è confusa.

La riapertura dei bordelli divide l’opinione pubblica in due fronti contrapposti. I primi chiedono: di ripulire le strade relegando il fenomeno in zone circoscritte in modo da avere un maggiore controllo, controlli sanitari obbligatori per la tutela della salute, decriminalizzazione e non ultimo, il pagamento delle tasse sugli introiti. I secondi sostengono che la riapertura sarebbe una grave sconfitta, sinonimo di regresso, legalizzazione di schiavitù, mancanza di rispetto per i diritti umani.

  

Ma qual è la verità, e soprattutto, ne esiste una universale?

Sono tanti i punti di domanda a cui non si riesce a dar risposte ma quella che porrei in cima alla lista è la seguente:  “Vendere il corpo può essere considerato un lavoro”?

L’esercizio della prostituzione è veramente una libera scelta? (indipendentemente dal luogo in cui si esercita)

Legalizzare, risolverebbe i problemi di sfruttamento?

I controlli sanitari arginerebbero il propagarsi di malattie sessualmente trasmissibili, garantendo contemporaneamente un buon stato di salute per le donne coinvolte?

Sono una donna e non riesco ad immaginare che il corpo possa essere usato per soldi, certo potrebbe essere una scelta ma in che percentuale?

Il sesso a pagamento non include la possibilità di scelta del cliente, stiamo parlando di sesso e di incontri al buio, stiamo parlando di maschi spesso violenti, irrispettosi, maleodoranti e viscidi.

Di frequente anche le scelte apparentemente volontarie, spesso nascondono disagi.

Qualcuno parla di scelte personali e libere dimenticando che la libertà spesso è un lusso che non tutti possono permettersi. E allora mi chiedo: Quanta libertà c’è dentro una scelta di necessità, di emarginazione, di  errore?

E il compito di uno Stato dovrebbe essere quello di bonificare piaghe o di creare soluzioni alternative?

Presto, molto presto torneranno a interrogarci. Non facciamoci trovare impreparati, perché scegliere “il male minore”, non è mai una soluzione.

Lucia Montanaro