Hanno chiesto complessivamente 170 anni di reclusione, i pubblici ministeri Federica Baccaglini e Roberto Terzo per i 24 imputati del processo ai cosiddetti “Casalesi di Eraclea”, che si celebra nell’aula bunker a Mestre. Ramificazioni delle famiglie camorristiche campane che si allungano sul ricco nord, in particolare il Veneto, dove facevano affari d’oro, grazie alla compiacenza di imprenditori e politici locali, oltre che bancari, professionisti e rappresentanti delle forze dell’ordine. Dalle indagini è emerso un sistema di malaffare diffuso e di legami tra esponenti della camorra, che ha messo nei guai anche all’allora sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, poi arrestato per scambio di voti, garantiti dalla camorra in nome di un rapporto di «amicizia» di lunga data proprio con il futuro sindaco e avvocato quarantaquattrenne. A capo dell’organizzazione il boss Luciano Donadio, che ha scelto però il rito ordinario assieme ad altri 45 imputati. Dopo cinque udienze di requisitoria, è giunto il momento di tirare le fila e presentare le richieste di carcere per gli accusati.

Inoltre quattro anni sono stati richiesti, con l’accusa di favoreggiamento esterno, per l’ex sindaco di Eraclea Graziano Teso, accusato di essersi speso in alcune operazioni immobiliari di Donadio; 2 anni e le attenuanti per l’avvocata Anna Maria Marin, accusata di aver passato notizie coperte da segreto istruttorio a Donadio, suo cliente, patrocinando altri imputati del gruppo. Entrambi si sono difesi, rivendicando la legittimità del loro agire. E poi ancora 16 anni per per associazione mafiosa sono stati chiesti per Antonio Basile, che si sarebbe occupato di società cartiere, fatture false e frodi fiscali.

Richiesti 14 anni per Antonio Cugno, 13 anni e mezzo per Nunzio Confuorto, 12 per Tommaso Napoletano, 11 anni e 8 mesi per Giacomo Fabozzi, considerati i più vicini al “boss”, Luciano Donadio. La richiesta per il poliziotto jesolano Moreno Pasqual, accusato di essersi messo a disposizione di Donadio in cambio di favori, è di 6 anni. Pene minori sono state chieste nei confronti dei “pentiti”: Christian Sgnaolin (6 anni e mezzo), Girolamo Arena (5 anni e mezzo) e il nipote del boss Antonio Puoti (7 anni e 8 mesi); per Vincenzo Vaccaro 2 anni e 4 mesi, per Amorino Zorzetto 2 anni e 8 mesi, per Daria Poles 3 anni.

Ora tocca alle udienze delle parti civili e delle difese. La sentenza è attesa per metà novembre.