Si trova all’interno di unavilla confiscata a Francesco Schiavone, “Cicciariello”, cugino di “Sandokan”, il laboratorio di Casal di Principe, nel casertano, dove ogni giorno si producono 500 mascherine al giorno con le stoffe e i materiali forniti dal Consorzio San Leucio Textile. A confezionarle, le mani sapienti di sei donne che in passato sono state vittime di violenza. A realizzare l’opificio e questo progetto è stata Parola di Raffaella Palladino della Cooperativa Sociale E.V.A. e già presidente di D.i.Re. “Donne in rete contro la violenza’’. Un progetto reso possibile grazie ad una raccolta di fondi, che si pone l’obiettivo di raccogliere 60 mila euro per garantire il fabbisogno di mascherine fino a dicembre 2020, alla quale collaborano “CO2 Crisis Opportunity Onlus”, “Associazione daSud”,  la “Rete San Leucio Textile” e  il “Consorzio Agrorinasce”. La campagna è stata supportata anche dal  sostegnodi tre donne del mondo dello spettacolo Luisa Ranieri, Geppi Cucciari e Malika Ayane

’Le mascherine – spiega Giusi Arricchiello una delle volontarie al lavoro per realizzare i presidi individuali – le facciamo noi dalla A alla Z, le cuciamo, mettiamo l’elastico e le stiriamo’’. Una volta confezionate, le mascherine rigorosamente certificate, vengono destinate ai centri antiviolenza italiani. Il progetto “Mascherine antiviolenza” è la riorganizzazione, a causa dell’emergenza Covid–19, del progetto “Seta e Moda”, finanziato dalla Regione Campania con un bando europeo e destinato alla valorizzazione dei beni confiscati, firmato a gennaio.