Il dramma, “Casa di bambola” (Ibsen) estremamente controverso quando è stato pubblicato, fu messo in scena per la prima volta a  Copenaghen nel 1879, è la storia di una famiglia che nel giro di pochi giorni si disintegra. Nora e Torvald Helmer credono di essere felicemente sposati e sull’orlo di una nuova fase della loro vita perfetta: Torvald è stato promosso a direttore di banca e le loro preoccupazioni economiche sono finite. Ma Nora ha un debito segreto, contratto con buone intenzioni, ma con una firma falsa, e con il nuovo potere del marito arriva la minaccia del ricatto.

Originariamente in tre atti, l’adattamento di Raffaela La Capria, nel nuovo allestimento prodotto dal Teatro Stabile di Napoli, con la regia di Claudio Di Palma,  con Gaia Aprea (Nora) e Claudio Di Palma (Torvald Helmer), è stato condensato in un unico atto e riesce a trasmettere perfettamente l’illusione di appagamento borghese che, nel suo dipanarsi, culmina in una spettacolare scena tra i due coniugi rivelando la menzogna di Nora, che capisce, alla fine la futilità del suo legame con Torvald. Per la prima volta la donna vede come il marito, e suo padre prima di lui, l’hanno usata come una bambola. Così dichiarandosi incapace di essere una moglie o madre fino a quando non ha imparato ad essere se stessa, lascia il tetto coniugale. Nella rappresentazione originale, il momento della chiusura della porta dietro di sé, è uno delle scene più famose mai scritte.

Casa di bambola

Il dramma, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’Unesco, che ha definito Nora “un simbolo in tutto il mondo, per le donne che lottano per la liberazione e l’uguaglianza”.  Gaia Aprea ha trasmesso con vigore come questo personaggio dimostri, ancora oggi, per gli attori di sesso femminile, quanto ci sia ancora da lottare. L’adattamento di La Capria ha tuttavia trattato la storia di Ibsen non solo come la storia di una donna, ma anche come quella di un matrimonio. Tuttavia è difficile ignorare le forti risonanze femministe del dramma – Ibsen stesso scrisse in una nota sul suo ‘work-in-progress’ che le donne non potevano essere se stesse in una “società esclusivamente maschile, con leggi fatte da uomini e con i pubblici ministeri e giudici che valutano il comportamento femminile da un punto di vista maschile”. Il tema centrale del dramma, che è come essere fedeli a se stessi, come non perdere la propria identità, pur essendo sposati e genitori, non è un dilemma valido solo per le donne,  specialmente nella società di oggi.

E forse questo è l’aspetto più radicale del dramma: la tragedia di Nora non è solo la sua, ma  è una questione rilevante per entrambi i sessi e non solo per il periodo storico in cui è stata scritta.

E’ un dramma universale le cui verità sono applicabili in ogni periodo storico. La Capria stesso dichiara: «Casa di bambola io l’ho letto come un classico, cioè come un’opera che dice la sua verità valida in ogni tempo, e dico questo perché lo si è letto e rappresentato come un testo polemico che affermava i diritti della donne nel regime matrimoniale di fine secolo. Certo Casa di bambola è anche questo, e questo era giusto nel tempo in cui fu scritto. È una critica acerba dei rapporti di dominazione in seno al matrimonio borghese che anticipa le questioni del femminismo moderno. Casa di bambola è anche una splendida meditazione sul diritto di ciascuno a scegliere liberamente il proprio destino».

Simona Caruso

Casa di bambola

 Casa di bambola di Ibsen

Adattamento: Raffaele La Capria

 Produzione: Teatro Stabile di Napoli

regia: Claudio Di Palma

prima nazionale al teatro Mercadante dal 1 al 17 aprile 

con  Gaia ApreaAlessandra BorgiaClaudio Di Palma

Giacinto PalmariniAutilia RanieriPaolo Serra

Nelle scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Gigi Saccomandi e le musiche di Paolo Vivaldi.

Orario rappresentazioni

martedi e venerdi ore 21.00; mercoledi e giovedi ore 17.00; sabato ore 19.00; domenica ore 18.00

Info: www. teatrostabilenapoli.it | Biglietteria tel. 0815513396 | biglietteria @teatrostabilenapoli.it