Nel linguaggio comune utilizziamo spesso questo termine per indicare qualcosa che non vale nulla.

Paradossalmente dagli anni 70, il mezzo che utilizziamo quasi in assoluto, per i nostri scambi, risponde esattamente a questa definizione.

Il baratto di beni reali, diventato troppo scomodo con l’espandersi del commercio, è stato sostituito dallo scambio di un mezzo di pagamento universale.

L’oro diviene la valuta principale di scambio perché presente in natura in quantità tale da avere un certo valore stabile e perché facilmente frazionabile.

Ma quando il commercio ha valicato ampi confini geografici, che comportavano anche lunghi e pericolosi viaggi, si depositava l’oro in una banca e si viaggiava con le lettere di credito. Queste permettevano di acquistare merci nelle località di arrivo, presentandole in un’altra banca e convertendole in oro.

Le lettere di credito sono diventate banconote nel 700. E fino al 1971 il loro valore era legato strettamente all’oro depositato presso le banche centrali e si poteva cambiare una banconota in oro fisico.

Dal 1971 in poi, negli Stati Uniti, si cominciò a stampare più moneta di quanto oro ci fosse a garantirla. Questo fa si che le nostre banconote abbiano un valore puramente nominale e nessun valore reale.

Questa moneta convenzionale, può assumere quindi il valore che chi la riceve, reputa opportuno.

Tenendo ben presente che più un bene è disponibile, meno vale, ci rendiamo conto che, con le massicce iniezioni di liquidità delle banche centrali negli ultimi 12 anni, stiamo correndo il serio rischio di avere in tasca solo cartastràccia.

Oggi più che mai i beni reali sono tornati ad essere l’unico rifugio possibile per i nostri patrimoni.

La mazzetta di banconote nel cassetto o l’importo del saldo del nostro conto corrente, sono solo una convenzione, che può cambiare anche repentinamente.

I beni reali più diffusi sono ovviamente i metalli e le pietre preziose, gli immobili e i terreni e le attività produttive.

Se ho bisogno di soldi, frazionare o vendere uno smeraldo, un appartamento o una azienda, non sono attività veloci da eseguire, a meno di svendere il bene o metterlo a garanzia di un prestito che ci costa una parte del bene stesso.

La finanza ci aiuta ad investire in beni ed economia reale senza perdere la flessibilità delle banconote.

Acquistare asset finanziari ci dà la possibilità di avere un capitale proiettato in una azienda, in un immobile o in materiali preziosi, sempre frazionabile e, se ben allocati, immediatamente disponibile e convertibile nella moneta corrente, anche se diversa da quella con cui siamo entrati nell’investimento, ma anche e soprattutto al valore reale dell’investimento eseguito.

Quindi, paradossalmente, se acquisto un fondo immobiliare e gli immobili acquistano valore rispetto alle mie banconote, posso convertire il mio “immobile”, anche solo in parte, in una quantità di moneta superiore. Questo mi permette di non perdere nulla o solo parte del valore del mio patrimonio.

Lo stesso vale per un azienda di cui sono “socio” perché ne ho acquistato delle azioni.

Come sempre, è fondamentale diversificare bene gli asset per non incorrere nel rischio specifico di una azienda in difficoltà o di uno o più immobili che magari crollano per un terremoto.

Ecco perché è necessario non puntare mai tutto il patrimonio su un solo asset, conto corrente compreso, e affidarsi sempre al buon senso e a chi ha comprovata esperienza sull’argomento.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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