Un cognome altisonante può gravare sul destino di una persona come un macigno. Sganciarsi da quest’eredità diventa fondamentale, perché ognuno è, e resta, sempre se stesso. Questo concetto ha valore negli opposti: giovani attori che faticano per uscire dall’ombra dei genitori famosi; persone comuni che lottano per sottrarsi all’onere di una parentela scomoda, e agli ovvi pregiudizi. Parte probabilmente così l’idea di fondo che anima le pagine del nuovo lavoro editoriale di Paola Starace, autrice di 100 birre sulla ragnatela e L’angelo della morte (Edizioni L’Erudita). Di taglio diverso, si presenta l’ultimo suo scritto a che cerca di dar voce alla verità tutta, senza mistificazioni e senza preconcetti. Adottata dalla città di Mondragone, Paola Starace è diventata parte integrante di quel tessuto sociale. È ancora più significativo, allora, esprimere con coraggio e determinazione il proprio punto di vista, anche se inviso all’opinione corrente, dando voce a chi non ne ha, oppure appare roco di fronte alle urla degli altri.

Carmine Schiavone junior è il nipote dell’omonimo boss del clan dei Casalesi. Una vita diversa, tutt’altro che semplice e comune, che viene descritta a furia di pregiudizi e di prese di posizione, influenzate dalle sue origini. Questa clima aspro e teso, alla lunga, indurrà Carmine a lasciare la sua amata terra. Cognome forte il suo, che evoca scenari criminali e ambigui sodalizi, la cui nera epopea è ancora in fase di stesura. Lui stesso si racconta: «Ho deciso di scrivere questa storia con l’aiuto di Paola, grande scrittrice e filtro della mia vicenda. Paola non ha mai giudicato, e mi ha permesso di raccontare la mia storia; questo non è un libro denuncia, piuttosto un richiamo alla giustizia in senso lato. Dietro i maxi processi, e i titoloni dei media – buoni solo a fare audience – c’è l’anima di una provincia che è diventata terra bruciata». Carmine Schiavone jr. ha un punto di vista impietoso, indicando le inefficienze di chi, sotto sotto, ha contributo a creare quei disequilibri sui cui nascono potentati e sistemi alternativi. ​

Ovviamente, Carmine non fa sconti neanche a se stesso durante l’arco della narrazione. L’eco della pubblicazione di questo controverso scritto ha lasciato presto le sponde campane. «Ciò mi lusinga» commenta a caldo Paola Starace. «Ma mi fortifica nella responsabilità dell’impegno preso, sia con Carmine che con i lettori. Spero di non deludere nessuno». Un impegno difficile, infatti. Una storia complessa che per essere compresa appieno, necessita di più voci, quasi un coro greco, che aggiungono brandelli di verità e permettono di investigare a fondo fenomeni che non hanno una geografia, o una radice locale, bensì sono specchio di una società complessa, contorta e articolata.

Annamaria Pucino