“#quantaluce”, mostra fotografica esposta al Pan dal 10 al 25 settembre, nasce da un’idea di Carlo Arace. Abbiamo incontrato ed intervistato il fotografo.
«Come nasce l’idea della mostra e come mai questo titolo?»
«”#quantaluce” è un viaggio nella Napoli della luce e dei contrasti. Il progetto è nato due anni e mezzo fa e si basa su due variabili fondamentali: il capitale fisso che è la città e il capitale variabile, i suoi abitanti. Dall’unione di questi due capitali, la luce è Napoli, le ombre sono le persone, nasce la mia mostra. L’idea è quella di rappresentare una nuova Napoli, moderna e tecnologica, ma salda negli antichi valori.
«Lei ha parlato di una mostra-viaggio,perché?»
«È un viaggio perché gli spettatori percorreranno tre sale: la sala della Catarsi, la sala della Piazza e la sala Danae. La prima sarà allestita con dei ventilatori, qui avverrà la purificazione. Con questo io intendo l’abbandono dei preconcetti che portano a percepire Napoli in un certo modo. La mia Napoli non è quella del mandolino e della pizza. Questo ambiente sarà completamente buio. Nella seconda sala saranno esposte fotografie della città, tutte scattate tra Piazza del Plebiscito e via Toledo; e nell’ultima, la sala Danae, in onore della figura mitologica sedotta da Zeus, dalla cui unione nacque Perseo, ci saranno altre foto della città in cui è protagonista la luce. Secondo il mito Danae fu rinchiusa in una torre buia dopo che l’oracolo di Delfi le predisse che sarebbe morta per mano del nipote. Lì, Giove, sotto forma di pioggia, la fecondò».
«Le scritture brevi che accompagnano gli scatti sono di Maurizio De Giovanni. Com’è stato collaborare con lui?»
«Maurizio, oltre ad essere uno scrittore che ammiro e stimo, è più di un amico per me, è come un fratello. Abbiamo già collaborato in passato insieme, lui ha curato la mia prima mostra, ed è sempre stato costruttivo e interessante unire i nostri talenti».
«Nella sua mostra una parte importante è occupata dalla musica? Come si fonde con le foto?»
«Le musiche sono di Bert, un artista napoletano, e sono state scritte proprio per l’occasione. La musica è essenziale nel passaggio dalla purificazione iniziale nella sala buia della catarsi alla luce dell’ultima sala, alla fine del viaggio, perchè accompagna lo spettatore in questo viaggio».