I familiari che assistono le persone con gravi disabilità scrivono a Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, dopo aver denunciato la poca attenzione riservata a chi versa in condizioni di svantaggio. Dopo aver lanciato l’allarme sul rischio derivante dalla riapertura delle “classi differenziali” sin dalla pubblicazione dell’ordinanza numero 82 della regione Campania e dopo aver letto la pubblicazione del DPCM del 3 novembre, l’associazione che rappresenta i familiari di chi vive la condizione della disabilità ha inoltrato una missiva al Capo dello Stato. Nella lettera si legge quanto segue.

Ci rivolgiamo a Lei con l’intenzione ferma di evidenziare che nella nostra Penisola, a partire dalla Regione Campania, sta accadendo qualcosa di assolutamente inaccettabile. L’ordinanza numero 82 della Campania prima, poi atre ordinanze di diverse Regioni italiane, fino al Dpcm del 3 novembre u.s., stabiliscono che, in caso di chiusura delle scuole ovvero di sospensione delle lezioni, la frequenza scolastica debba essere prevista per gli alunni con disabilità, senza assicurare loro la presenza del gruppo eterogeneo dei pari. Questo accade nonostante la Costituzione italiana riconosca a tutti, indistintamente, il diritto allo studio; nonostante il palese contrasto con l’art. 12 della legge 104/92 che, al comma 2, afferma che la frequenza scolastica debba essere prevista per gli alunni e delle alunne con disabilità si deve attuare nelle classi comuni della scuola italiana; e in contraddizione con quanto indicato dalla ministra Azzolina il 5 novembre u.s., che nella Nota 1990/2020 ha ribadito i principi già delineati dal DM 39 del 26/06/2020 e ripresi nel DM 89/2020, indicando come l’unica strada percorribile per la frequenza in presenza richieda di organizzare piccoli gruppi inclusivi. Nella quotidianità, nelle nostre scuole, si stanno prefigurando inquietanti sperimentazioni di qualcosa che, nel 1977, era stato cancellato: le classi differenziali“.

Al garante della Costituzione e dell’unità nazionale chiedono che le ordinanze locali e nazionali tengano conto dei passi in avanti fatti nei decenni, scongiurando il ritorno, nei fatti e con l’avvallo della società tutta, alle classi differenziali.

Stanti le condizioni di contesto, possono essere intrapresi percorsi in presenza con il gruppo eterogeneo dei pari oppure si può prevedere il ricorso a figure professionali addette all’assistenza e all’autonomia e alla comunicazione, che accompagnano, laddove assegnate, gli alunni con disabilità nel perorso scolastico: queste figure dovrebbero spostarsi al domicilio degli alunni per consentire loro la fruizione della didattica proposta in modalità remota dagli insegnanti“.

Ma questo non è la sola richiesta avanzata dall’associazione, che si batte affinchè altri diritti siano riconosciuti ai disabili e alle loro famiglie. Sono questi i punti su cui cercano di far riflettere l’opinione pubblica: l’inesistenza di supporti economici tanto che le famiglie più povere sono abbandonate a sè stesse; l’assenza di percorsi di ospedalizzazione rispettosi dell’esigenza di accompagnamento dei congiunti con disabilità; il mancato ripristino dei servizi già carenti “a regime”; la forte resistenza di enti erogatori, lavoratori ed enti locali a rimodularli in forma domiciliare.