Caravaggio come Pasolini, artisti contemporanei, di un tempo in cui  passato e presente non esistono

La loro vita come la loro arte si esprime allo stesso modo, attraverso un linguaggio spietatamente crudo, diretto a rappresentare la realtà con i suoi drammi esistenziali, le sue miserie e perversioni, una realtà in cui essi per prima ne sono interpreti e protagonisti.

Michelangelo Merisi da Caravaggio nasce per la storia dell’arte nel 1951 con la prima grande mostra dedicata a lui da Roberto Longhi, l’anno successivo con “Ragazzi di vita” si fa conoscere al gran pubblico Pier Paolo Pasolini.

Queste sono solo alcune delle affinità, dei parallelismi sottolineati da Vittorio Sgarbi nello spettacolo “Caravaggio” in cui,  mercoledì 4 Aprile, il noto critico d’arte ha dominato la scena del teatro Augusteo.

In modo magistrale, con la  riconosciuta dialettica e capacità divulgativa, il prof. Sgarbi si è inizialmente soffermato nell’evidenziare,  attraverso un supporto visivo di dipinti caravaggeschi  e fotogrammi  pasoliniane, la peculiarità degli stessi soggetti ripresi dai due artisti: giovani dalle pose efebiche, dai sorrisi smaliziati, dai corpi emaciati, consumati dal vizio e dalla miseria. Ragazzi oggetti delle loro attenzioni, personaggi del loro mondo e del loro modo di vivere sopra le righe, spregiudicatezza a causa della quale pagheranno  con la loro stessa vita: entrambi faranno una tragica fine.

Diversi films di Pasolini sono dei Tableaux  Vivants di Caravaggio, il regista fa omaggio al grande pittore del Seicento di cui da studente, all’università bolognese, ne era rimasto affascinato ascoltando le coinvolgenti lezioni di Roberto Longhi.

Ed ecco al teatro Augusteo proiettarsi agli occhi degli attenti spettatori le immagini dei “I Musici”, del Bacchino malato” , del Suonatore di liuto”dipinti ai quali fanno riferimento i  “ragazzi di strada” di Pier Paolo Pasolini.

Immagini rese da entrambi gli artisti in modo realistico, con quel naturalismo da sempre fortemente caratterizzante l’ambiente artistico della “padania“, territorio del nord Italia culturalmente circoscritto, in cui essi si formarono.

E’ proprio quest’attenzione al dato oggettivo, a una realtà non edulcorata, fa di Caravaggio il primo “fotografo” nella storia dell’istantanea: nel dipinto “Fanciullo morso da un ramarro” il pittore blocca l’immagine nell’attimo esatto, ne poco prima e non poco dopo, in cui il morso del rettile provoca una smorfia di dolore sul volto della vittima. Allo stesso modo le tele della Vocazione e il Martirio di San Matteo e di San Matteo e l’Angelo, nella Chiesa romana di San Luigi dei Francesi, possono essere considerate, nella  loro sequenza e dinamicità visiva, un vero e proprio cortometraggio; ancora una volta le vite tra il noto pittore e il celebre registra si intrecciano e in parte si identificano.

Considerazioni, riflessioni, supposizioni dell’accattivante critico d’arte, si sono susseguite in un ritmo incalzante durato per più di due ore e interrotto solo poche volte dai intramezzi musicali del maestro Valentino Corvino.

Lo spettacolo ha ottenuto un gran successo di pubblico ma non sono previste in città ulteriori repliche, intanto però già si vocifera che in autunno Vittorio Sgarbi ritornerà a Napoli portando in scena un altro genio della storia dell’Arte, un altro grande artista dalla tormentata esistenza, un altro Michelangelo: dal Merisi da Caravaggio si passerà al fiorentino Buonarroti.

Annamaria Pucino