Emergono fatti gravi dall’inchiesta della DDA di Napoli che ha portato all’arresto di 5 Carabinieri nei giorni scorsi e sospensioni di un anno per altri tre (https://www.napoliflash24.it/napoli-5-carabinieri-arrestati-per-corruzione/). Secondo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, i militari incriminati intrattenevano contatti telefonici con il clan Puca tramite tre cellulari.

Le dichiarazioni del pentito, che risalgono al luglio del 2017, portano alla luce una macchinazione finalizzata ad evitare l’arresto per il boss Pasquale Puca e a renderlo partecipe degli sviluppi relativi alle indagini che lo riguardavano. Le informazioni partivano da uno dei militari, le quali erano dirette ad un intermediario del clan che poi si impegnava a riportarle al boss. In cambio delle soffiate ricevute, il clan si sdebitava con 3 dei 5 militari arrestati favorendo l’acquisto di immobili a prezzi sottostimati o a prezzo di costo – sempre secondo le confessioni del collaboratore di giustizia.

L’episodio chiave sarebbe accaduto nel 2009. Il clan Puca venne a conoscenza dell’indagine che i Carabinieri stavano svolgendo sull’omicidio di Francesco Verde detto o’Negus – avvenuto nell’ottobre 2007 – e del fatto che a breve, con tutta probabilità, sarebbe stato arrestato il boss Pasqualino Puca.