Veduta esterna del museo di Capodimonte

Immerso nel verde del parco si erge la Reggia, uno scrigno colmo di capolavori

Il Parco di Capodimonte è meta di molti napoletani che amano immergersi nel suo verde per fare sport, passeggiare o anche solo cercare un po’ di relax. Tutti sanno che c’è anche uno splendido museo all’interno, ma quest’ultimo è generalmente preso d’assalto dai turisti che non hanno il tempo di visitare i centoventiquattro ettari del bosco e quindi giustamente limitano la loro visita al museo. Il parco di Capodimonte era la riserva di caccia del re Carlo di Borbone e la Reggia, che oggi ospita il museo, era inizialmente destinata ad essere la residenza del re. I lavori iniziarono il 10 dicembre 1738 sotto la direzione del palermitano Giovanni Medrano, ma dopo circa un ventennio il segretario di Stato, marchese de Salas, riuscì a far sì che l’edificio non fosse solo luogo di residenza del re, ma anche l’ambiente dove esporre parte della Collezione Farnese che il sovrano aveva ereditato dalla madre, Elisabetta Farnese. Nel 1758 furono trasferite le prime tele e tra gli illustri visitatori vi furono Goethe, Canova e il marchese de Sade, ma fu solo nel 1785, con la reggenza di Ferdinando I delle Due Sicilie, che fu istituito il Regolamento del Museo di Capodimonte. Nel 1799, durante la breve Repubblica Napoletana, i francesi saccheggiarono il museo vendendo centinaia delle opere esposte e trattenendone alcune decine per la Repubblica, solo poche furono poi recuperate dal re Ferdinando. Successivamente furono trasferite nel museo l’Armeria Reale Borbonica e quella Farnese, il Salottino in porcellana della regina Maria Amalia di Sassonia, originariamente alla Reggia di Portici, e arazzi della Manifattura Reale; questa rivalutazione della Reggia di Capodimonte fece sì che nel 1877 fosse scelta quale sede di una festa durante l’Esposizione Nazionale di Belle Arti. Agli inizi del ‘900 la Reggia fu saltuariamente abitata dai Savoia e divenne poi residenza dei duchi d’Aosta. Durante la seconda guerra mondiale le opere furono trasferite in luoghi più sicuri, il che non impedì ai tedeschi di trafugare diverse opere importanti poi ritrovate e restituite a Napoli al termine del conflitto. Nel 1949 fu firmato l’atto che decretava l’istituzione del Museo Nazionale di Capodimonte che fu, però, ufficialmente inaugurato solo nel 1957 e vide, nel corso degli anni, l’apertura parziale di nuove sale fino a raggiungere l’intera disponibilità delle sale nel 1999.

Caravaggio – Flagellazione di Cristo

Attualmente il Museo Nazionale di Capodimonte ospita nel seminterrato due sale didattiche, al piano terra i servizi per i visitatori e ai piani superiori le collezioni d’arte. Al piano ammezzato troviamo la Collezione Mele, donata al museo dai fratelli Mele e composta dai manifesti pubblicitari, disegnati da artisti dell’epoca, dei Grandi Magazzini Mele aperti a Napoli nel 1889. Allo stesso piano troviamo il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe composto da migliaia di disegni preparatori di artisti quali Rembrandt, Guido Reni, Jusepe de Ribera e Aniello Falcone solo per citarne alcuni, e cinque sale che ospitano dipinti di artisti quali Vincenzo Gemito, Domenico Morelli e Gioacchino Toma. Il primo piano è occupato prevalentemente dalla Galleria Farnese, dov’è esposta la celebre collezione, e dall’Appartamento Reale che comprende il Salottino di Porcellana e la Galleria delle Porcellane. Nella Galleria Farnese si possono ammirare dipinti di autori quali Raffaello, El Greco e Tiziano, di cui il museo di Capodimonte vanta la più ricca e importante collezione di opere al mondo; ma allo stesso piano si trovano anche la celebre ‘Crocifissione’ di Masaccio, un’interessante copia del ‘Giudizio universale’ di Michelangelo eseguita da Marcello Venusti (in cui si può notare quanto era diverso il capolavoro di Michelangelo prima che Daniele da Volterra coprisse quelle che all’epoca furono considerate ‘parti indecenti’) e molte altre opere di pittori fiamminghi, emiliani e di altre scuole artistiche. Sempre allo stesso piano sono state allestite le sale che vedono in esposizione la Collezione De Cicco, la Collezione Borgia e l’Armeria farnesiana e borbonica. Il secondo piano è quasi interamente impiegato nell’esposizione della Galleria Napoletana, dove troviamo dipinti di artisti della scuola napoletana o che lavorarono a Napoli influenzando gli artisti locali; tra i tanti ricordiamo Micco Spadaro, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino, Luca Giordano e Salvator Rosa. Dell’esposizione fanno parte anche arazzi e sculture. Un’intera sala è poi dedicata al capolavoro di Caravaggio che segnò un radicale cambiamento nella pittura sacra napoletana del ‘600: la ‘Flagellazione di Cristo’. Sempre in esposizione al secondo piano troviamo, inoltre, la Sala degli Arazzi, la Collezione d’Avalos e le sale dedicate all’arte contemporanea; queste ultime proseguono al terzo piano, dov’è esposta l’opera ‘Vesuvius’ di Andy Warhol, mentre nel sottotetto del museo sono presentate tre opere: ‘Onda d’Urto’, di Mario Merz, ‘Un’Osservazione Grammaticale’ di Joseph Kosuth e ‘Camera’ di Carlo Alfano. Chiudono il terzo piano la sezione fotografica, inaugurata nel 1996, e la Galleria dell’Ottocento, in cui troviamo esposte opere di Filippo Palizzi e Francesco Saverio Altamura.

Filippo Tagliolini – Caduta dei Giganti – Particolare di Zeus con la folgore