Carola versus Salvini. La vicenda della nave Sea-Watch, una sorta di pronto soccorso del mare, con la missione di salvare vite umane alla deriva nel Mediterraneo, la risposta “muscolare” del governo, gli insulti della plebe sul molo di Lampedusa contro la giovane tedesca, sono temi che ripropongono l’interrogativo di fondo che spesso è eluso dai talk televisivi: ma questo Paese cosa sta diventando? Per quale sortilegio un popolo tradizionalmente solidale, fraterno, in cui tutti o quasi declamano la propria fede religiosa, sembra avere dimenticato pietà, compassione verso i più deboli, gli esclusi della storia?
La vicenda giudiziaria farà il suo corso. Carola è stata rimessa in libertà, l’inchiesta andrà avanti. Alcune leggi dello Stato sono state violate. Ma la legge suprema del salvataggio di uomini è superiore e viene prima di qualsiasi legge statale.

Se ha sbagliato, seppure a fin di bene, sarà la giustizia a stabilirlo. Non certo la politica. Perché in uno Stato di diritto è la magistratura che decide la legittimità di un arresto o di una espulsione. Non il potere di turno. Se sfugge questa regola elementare, che si impara al liceo, vuol dire che si profilano le colonne d’Ercole di
quella che gli esperti chiamano “democrazia illiberale”.
Non si tratta dello scontro tra buonisti e cattivisti. Né il Paese ha bisogno di una latente “guerra civile”, da Anni Settanta del secolo scorso.
Per questo le parole del vicepremier Salvini contro la decisione del tribunale rappresentano una brutta scivolata. Una deriva.
La Politica ha il potere di fare e cambiare le leggi. La giustizia ha il dovere di applicarle.
Sarebbe un paradosso che dopo avere “accusato”, da Tangentopoli in poi, settori della magistratura di invasione di campo, adesso emergessero le velleità della politica, di qualche politico, ad ergersi come Dominus unico e incontrastato della sfera pubblica.
Il tema dell’emigrazione ha una rilevanza globale e non può essere governato alimentando la paura, l’odio dei penultimi contro gli ultimi, mettendo il Paese in rotta di collisione con la comunità internazionale. Sembra quasi che qualcuno voglia alimentare una presunta emergenza (che più emergenza non è), per coltivare il proprio consenso politico e proporre un modello di “società chiusa”. Illiberale per definizione.
Politica e giustizia facciano la propria parte, nel rispetto reciproco.
È la società liberale, bellezza.

Patrizia Sgambati