‘’Diverse indagini testimoniano l’interesse di alcune organizzazioni camorristiche, casertane e napoletane, nella gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online’’. È quanto si legge nella relazione della DIA relativa al primo semestre 2018 e trasmessa in Parlamento. Il territorio campano negli anni ha fruttato cifre da capogiro alla malavita attraverso il gioco. Chi non ricorda l’operazione ‘’Golden Game’’ delle fiamme gialle che, alcuni mesi fa, portò all’arresto di quasi un’intera famiglia, i Marciano, affiliati al clan Belforte, fazione di Maddaloni, nel casertano. La guardia di finanza sequestrò 130 new-slot imposte a decine di esercizi commerciali nella provincia di Caserta.

‘’Si tratta di attività dalle quali i clan traggono ingenti profitti sia direttamente, riuscendo a gestire tutta la filiera delle operazioni che attengono ai giochi, sia indirettamente, attraverso prestiti a tassi usurari a giocatori affetti da ludopatia’’ si legge poi nella relazione trasmessa in Parlamento’’. La Campania si sa è una delle centrali operative per il gioco d’azzardo illegale, in testa le città di Salerno e Napoli, ma anche Caserta, dove i Casalesi hanno investito risorse ingenti per entrare nel “gioco”. Negli anni la malavita ha capito che giocare rende più della droga e così infiltrarsi nella gestione dei punti scommesse, così come imporre ai commercianti macchinette di videopoker si è rivelato un business da capogiro per i clan che hanno così diffuso capillarmente i loro interessi economici.

Nel dossier della DIA viene poi spiegato che: ‘’Quello del gioco è solo uno dei tanti settori dai quali si evince che le organizzazioni camorristiche non si limitano, in una logica parassitaria, a consumare reati vessando imprenditori, commercianti e comuni cittadini, ma si sono direttamente inserite nella gestione di attività economiche, interagendo anche con l’economia legale e attraverso circuiti ufficiali.