La Dia di Genova ha notificato un’interdittiva antimafia, emessa dal prefetto, nei confronti della Tecnodem s.r.l. Unipersonale, con sede a Napoli. La ditta, impegnata nelle attività legate alla demolizione e ricostruzione del ponte Morandi crollato il 14 agosto, è ritenuta dagli inquirenti, “permeabile ed esposta al pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso”. Specializzata nelle demolizioni industriali di materiale ferroso, la Tecnodem è stata inserita tra le ditte sub-appaltatrici per la demolizione e la bonifica degli impianti tecnologici, per una cifra pari a 100.000 euro.


La stessa società a novembre ha acquisito il ramo d’azienda principale della Eurodemolizione s.r.l., ditta della nipote di Varlese. A sua volta, la Eurodemolizione, nell’ottobre 2014, aveva acquistato lo stesso ramo d’azienda dalla Varlese s.r.l. che era di proprietà dei figli del pluripregiudicato ora tra i dipendenti della Tecnodem di Consiglia Marigliano, consuocera di Ferdinando Varlese, pregiudicato napoletano di 65 anni residente da anni a Rapallo. Per gli investigatori, tra l’altro, l’amministratrice di Tecnodem non ha mai lavorato né ha esperienza specifica nel settore delle demolizioni. I passaggi societari, in sostanza, sono stati valutati dalla Prefettura di Genova come il tentativo di aggirare le verifiche antimafia nei confronti di Varlese, poiché la sua condanna è ritenuta ostativa dalle normative.

L’attività odierna si inserisce nel quadro delle “Disposizioni urgenti per la città di Genova”, che ha individuato la DIA come punto di snodo di tutti gli accertamenti antimafia. Fino ad oggi, infatti, sono stati eseguiti controlli, con la collaborazione delle Forze di polizia territoriali, su 92 società e 4.062 persone fisiche impegnate nella ricostruzione del “ponte Morandi”.