Un anno fa pensavo queste cose…
Oggi, dopo aver un po’ conosciuti i ragazzi che  animano l’Ex OPG Occupato “JE SO PAZZ”, le confermo.

Ex OPG Occupato    JE SO PAZZ

Vedere l’OPG (l’Ospedale Penitenziario Giudiziario), conosciuto nel quartiere Materdei come il Carcere Giudiziario di Sant’Eframo Nuovo, con le porte aperte, mi ha provocato una grandissima e indescrivibile commozione. La mia mente e’ tornata di colpo ai primi anni ’70, nel pieno della lotta per l’abolizione dei manicomi. Una lotta iniziata piu di un decennio precedente da un gruppo di “visionari” psichiatri e operatori del manicomio di Gorizia, con alla testa Franco Basaglia, l’ispiratore storico da alcuni definito in modo sprezzante, “il filosofo”, sua moglie la psichiatra Franca Ongaro e alcuni Presidenti di Provincia. Lotta poi cresciuta grazie al coinvolgimento di intellettuali di lavoratori delle loro organizzazioni sindacali dei partiti popolari e democratici, fino a rompere il silenzio ed entrare finalmente nelle discussioni pubbliche del nostro paese.

Quella per la soppressione dei manicomi fu una battaglia lunga che riuscimmo a vincere solo nel 1978. Quando, appunto, il Parlamento approvo’ la legge chiamata Basaglia (ma che in realtà ha il nome di un Deputato democratico cristiano, Bruno Orsini, che ne fu suo attivo sostenitore e relatore in Parlamento) e che ne decideva,  finalmente, la cancellazione. Anche se, almeno qui, all’OPG di Materdei, per lungo tempo privata di un effetto pratico. Furono infatti necessari alcuni decenni affinche’ quella struttura fosse, definitivamente, chiusa e abbandonata dal Ministero di Grazia e Giustizia.
Le immagini di quei giovani che oggi l’hanno occupato proponendone un suo utilizzo sociale, mi hanno riportato a tante emozioni e fatti oramai dimenticati.
Sono cosi’ ritornato a quegli anni, nella sezione del Partito Comunista Italiano, la “Primo Maggio” di  Materdei in via Salute al n 108, che divenne il luogo fondamentale della lotta per la chiusura del Carcere Psichiatrico.
Mi sono tornati alla memoria le assemblee le manifestazioni nelle piazze del quartiere. Qualcuna con lo stesso Franco Basaglia. E con Sergio Piro, uno dei psichiatri napoletani piu tenacemente impegnato in quella lotta. O con l’allora giovanissimo Emilio Lupo, oggi Segretario di Psichiatria Democratica. E tanti altri che al Partito, in quegli anni, erano di casa. Mi sono tornati alla mente i compagni della sezione, molti dei quali non sono piu’ tra noi, che con passione in quella vicenda dedicarono anni di impegno della loro vita. Va detto, quella fu una lotta anomala per un Partito Comunista, poiche’ questi, avevano una naturale vocazione alle  questioni che riguardavano la classe operaia, i lavoratori. Ma che invece, nel nostro caso, il PCI, e la Sezione “Primo Maggio”, seppero interpretare e affrontare buttando dentro tutte le energie migliori. Intellettuali  politiche e organizzative. Di una delle tante iniziative ho un ricordo ancora oggi molto vivo. Decidemmo anche di far sentire l’orientamento ostile del quartiere direttamente sulla stessa Direzione del manicomio. Era, forse l’anno 1973 e con l’aiuto di un giovane Giudice di Sorveglianza, Igino Cappelli, un magistrato rigoroso e sensibile e anch’egli tenacemente impegnato per la chiusura dei manicomi, riuscimmo ad ottenere eccezionalmente un permesso per accedere e visitare l’OPG. Insieme al giudice Cappelli, c’erano i compagni Matteo Tirelli,  Werner Johannowskij, Emanuele Salottolo ed io.

Li’ tra quelle mura alte, inaccessibili persino allo sguardo, in un terribile viaggio, avemmo la conferma di quanto fosse giusta la nostra lotta per chiudere l’OPG.

La memoria, in queste ore mi ha riportato indietro, ancora di piu, nel tempo, a ricordi personali di adolescente. A quando uscivo di casa prima dell’alba con i miei fratelli e mio padre per lavoro e, lungo le strade del quartiere incontravamo singoli o piccoli gruppi che, a passi dolenti, si avviavano verso l’OPG. Li rivedevamo ore dopo, al nostro ritorno dal mercato, tutti li sul lungo scalone di Sant’Eframo, in attesa delle visite.

Come un film lentamente riavvolto, d’improvviso, tutte le immagini che avevo conservato in quegli incontri, si sono ripresentate nitidamente alla mia memoria.

Le donne interamente coperte e avvolte in abiti lunghi e neri, chiuse in pesanti silenzi. I vecchi uomini arsi da sole e fatica, vestiti a nuovo, con rigidi cappelli e sottili cravatte nere strette al collo. Corpi immobili che raccontavano dei massicci piu impervi della Calabria, delle lontane piane della Puglia, o di arroccati paesini della Lucania, che sfiancati ed esausti da giorni e notti di treno, sedevano appollaiati sul lungo scalone, abbracciati a preziosi piccoli fagotti in fazzoletti a quadroni, estraneati e chiusi in sguardi puntati lontano.

L’attesa del momento dell’incontro in parlatorio con i propri figli padri mariti o fratelli, poteva durare anche intere giornate.

A loro e a tutti quelli che hanno partecipato a quella lotta per la liberta’, per il rispetto della dignita’ umana, è dedicata la festa di sabato 5 marzo per il compleanno dell‘Ex OPG Occupato                         “JE SO PAZZ”.

E ai miei, mai dimenticati, amati compagni di allora.

Ai ragazzi e alle ragazze che hanno spalancato le porte dell’OPG, riscattando l’ex convento, involontario testimone di tanta violenza e dolore. Con il proposito di restituirlo alla sua vocazione originaria, di luogo di costruzione di pace e d’ incontro, di giustizia e di liberta’, a loro va tutta la mia riconoscenza.

      Ciro Colonna

JE SO PAZZ