Renzo Arbore – Parte IV

Se c’è qualcuno che per la generazione degli over 40 e 50 ha rappresentato l’essenza della creatività, dell’umorismo surreale, della competenza musicale e della gioia di vivere, questo è proprio Renzo Arbore avvocato mancato e showman, musicista, talent scout, regista e grande innovatore del mondo

In una intervista rilasciata il 22 ottobre 2016 a Daniela Catelli, (pubblicata in comingsoon.it ) così si esprime Arbore riguardo al suo rapporto con il Cinema: ” Tradisco la mia età se dico di essere uno di quelli che guardava il muro, come dice Frassica, perché non avevamo la televisione e dunque avevamo solo il cinema per far lavorare la fantasia. Noi siamo stati allevati coi film dei maestri del cinema italiano del Neorealismo, con De Sica, Zavattini …e poi c’era l’altro cinema, Totò …che raccoglieva tutti i tipi di umorismo: il nonsense, i doppi sensi, era animalesco o burattinesco, è stato uno dei miei idoli quando arrivai a Roma e tutti lo consideravano ancora un comico da farsa”

L’inventore di programmi come Alto Gradimento, L’Altra Domenica e Quelli Della Notte fu il creatore, al cinema, di due gioielli di puro nonsense.

Il Pap’occhio    1980

Dopo il grande successo de  “L’altra domenica”,  molti registi  e produttori cominciarono a spingere Arbore verso la macchina da presa, ma lui “non voleva fare la solita cosa della banda in vacanza” e cercava di resistere finché  “una notte me lo sognai: il Papa mi aveva chiamato per fare Televaticano“. Raccontò Il sogno al suo amico sceneggiatore Luciano De Crescenzo e insieme decisero di fare il film. ”  Il Pap’occhio, dice Arbore, era il primo film che prendeva un po’ in giro non la religione, ma il catechismo che si insegna da bambini, l’Ultima Cena. I miracoli…”. Grazie alla direttrice, convinta da un “forbito baciamano”, ottennero di girare alla reggia di Caserta. Tra gli interpreti del film ci sono anche tutti coloro che avevano partecipato alla trasmissione televisiva  L’Altra Domenica tra il 1976 e il 1979. Il film incassò 5 miliardi di lire posizionandosi al 5º posto nella classifica annuale degli incassi.

La Trama

Il musicista Renzo Arbore ha una visione di padre Gabriele (Diego,Abatantuo ), venuto a portare un’Annunciazione dal Vaticano: il Papa (Manfred Freyberger ) uomo dinamico e moderno, viene colpito da una campagna pubblicitaria della birra di cui allora Arbore era testimonial, e vuole ingaggiarlo come conduttore della nascente Televisione di Stato Vaticana. Arbore e la compagnia de L”Altra Domenica si recano in Vaticano per mettersi all’opera. Nel frattempo un bigotto e tradizionalista prelato, rivisitazione del Cardinal Richelieu (Graziano Giusti) trama per sabotare l’iniziativa del Pontefice, dapprima avvertendo i parroci d’Italia di inviare per i provini gli artisti più scadenti e poi corrompendo con trenta gettoni del telefono un incompreso Roberto Benigni. Nonostante tutto, le trasmissioni hanno inizio, alla presenza del papa e dell’allora Presidente Pertini. Lo spettacolo inaugurale , Gaudium Magnum, è però realizzato nello stile demenziale di Arbore: la sigla è un canto religioso sulle note dell’inno del Partito Socialista Italiano, che suscita lo scandalo degli astanti. A risolvere la situazione sopraggiunge il deus ex machina ossia Dio in persona (Luciano De Crescenzo), a bordo di una fiammante Fiat Panda targata PAR 0001, il quale irrompe negli studi sfondandone le pareti con una palla da demolizione – dichiarata citazione da “Prova d’Orchestra” ( 1979) di Fellini -mentre tutta la compagnia di Arbore viene inghiottita dalla terra e l’infido cardinale è polverizzato all’istante. Infine dal Paradiso i protagonisti cantano tutti insieme  “When the Saints Go Marchin’ in”, che fa da sottofondo anche ai titoli di coda.

L’intera pellicola contiene numerose  citazioni più o meno dirette al mondo del cinema, della musica, della letteratura, della politica e dello sport ( da wikipedia.org ).

“Il Pap’Occhio”, distribuito nel settembre del 1980, fu attaccato dalla stampa cattolica e, dopo tre settimane, fu sequestrato “per vilipendio alla Religione Cattolica e alla persona di S.S. Papa “, su ordine del procuratore dell’Aquila, ma il sequestro decadde per un’amnistia e nel 1982 la Corte d’Appello di Roma archiviò la denuncia per vilipendio. L’accoglienza della Critica, se si eccettua la reazione della stampa cattolica e piccolo borghese, è stata abbastanza favorevole, tenendo conto dei numerosi difetti del film e della palese inesperienza del regista. “Cosa dire de “Il Pap’occhio?”, si legge in un commento pubblicato in mymovies.it, “meglio partire dalla trama: accompagnata da un coro di cantanti jazz napoletani in abito a righe anni ’30, la pellicola illustra le assurde vicende che coinvolgono Arbore e la sua cricca di tredici elementi impegnati nel sacro compito di dare vita alla prima rete vaticana. La condotta del neoeletto Wojtyla preoccupa non poco i vari cardinali e la loro assoluta mancanza di fiducia nel progetto…da vita ad una congiura atta ad ostacolare la riuscita del progetto, assicurandosi la collaborazione del, è proprio il caso di dirlo, i “tredicesimo apostolo” di Arbore: Roberto Benigni. Questa trama sarà il pretesto per una serie di gag al limite del grottesco e del demenziale.
Detto questo viene da porsi un quesito: cosa rende meritevole questo film di una visione? A parere del sottoscritto, sarebbe più pratico e veloce illustrare ciò che penalizza la pellicola: …(prima di tutto l’inesperienza di Arbore nella regia… (poi) l’atmosfera generale potrebbe non piacere a chi è in cerca di una commedia di stampo classico, lasciandolo dunque spiazzato di fronte all’aria surreale e folle che permea l’intera pellicola. Detto questo cosa offre questo film al suo paziente spettatore? Tutto ciò che Arbore e la strepitosa equipe de “L’altra domenica” ai tempi potevano offrire, e anche di più. Cosa citare? Si va dall’indiscutibile simpatia e bravura dei caratteristi (tra cui è giusto citare un esordiente, nel cinema comico, Abatantuono nel ruolo di padre Gabriele, una bellissima e deliziosa Isabella Rossellini e uno strepitoso Andy Luotto) alla meravigliosa ricostruzione del Vaticano, dai deliziosi camei (tra cui il regista Martin Scorsese e il coautore Luciano de Crescenzo) alle geniali citazioni (alcune indicate “a piè schermo”), dal fantastico inizio allo strepitoso finale, dalle gag indimenticabili alle scene cult (tra cui ricordiamo quella di Luotto e di San Simeone e quella di Benigni nella cappella Sistina, allora sotto restauri). E se a ciò aggiungiamo le numerose citazioni e strizzate d’occhio al nuovo testamento e, in particolare, ai Vangeli diviene incredibilmente arduo non passare sopra ai difetti sopra citati. Va data inoltre lode al meraviglioso senso del comico di Arbore che da vita ad un’umorismo libero da qualsiasi vincolo, totalmente folle ed anarchico, ma comunque pregno di una serenità e di un candore introvabili ed unici in questo ambito. Deve essere citata la reazione incredibilmente negativa che scatenò nei credenti e nell’ambito della Chiesa cattolica (dovuta, oltre che alle citazioni ai Vangeli, al personaggio del pontefice, caratterizzato da un’interpretazione eccessivamente caricaturale) che spinse i distributori al ritiro momentaneo della pellicola e alla sua parziale censura. Tirando le somme, “Il Pap’occhio” non è assolutamente un film esente da difetti, ma la sua folle comicità e il suo rapporto critico con la religione non solo lo salva dalla loro corrosiva e fastidiosa presenza ma lo rende assolutamente degno di essere messo accanto ad opere di argomento simile come “
Life of Brian” e lo rende sicuramente degno della visione“.

Lietta Tornabuoni, in una recensione pubblicata su La Stampa, così commenta il film di Arbore: “…il  Papa (interpretato dal sosia Manfred Freyberger) fa i pesi, fa palestra, fa cyclette e fa errori chiamando “spinotti” gli spinelli. Roberto Benigni in accappatoio bianco alla finestra papale viene salutato da applausi deliranti della folla, e nella Cappella Sistina corregge la mano terribile del Giudizio Universale facendogli chiudere il pugno nel saluto comunista. Il trio delle Sorelle Bandiera canta “Nell’aldilà/la pace eterna si troverà”; un coro napoletano canta “Azzurro” a forza di pernacchie; “Vieni avanti, pretino” è una battuta “.

Stefano Reggiani, in un’altra recensione del film afferma: “Entusiasta e insieme prudente, circospetto ma esibizionista, Renzo Arbore porta in cinema, come regista debuttante, la formula televisiva dell’Altra domenica che gli ha procurato la simpatia del pubblico. Qual è il piacevole segreto di questa formula? Non laboriosamente l’ironia o il paradosso surreale, magari più propriamente lo scherzo. I personaggi ufficiali vengono «trasgrediti» ma non vilipesi, le idee correnti riciclate, ma non prese sul serio; il gusto giovanile condiviso, ma non celebrato: in fondo a tutto sta una indolenza distratta ed egocentrica che suggerisce un certo refrigerio individuale“. (da mymovies.it)

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Fernanda Zuppini