Renzo Arbore – Parte VI

Lorenzo Giovanni Arbore, detto Renzo, considerato Il primo disc jockey italiano, in più di quarant’anni di vita nel mondo dello spettacolo ha fatto di tutto: cantautore, conduttore radiofonico, clarinettista, showman, attore, sceneggiatore, regista e personaggio televisivo.

Nato a Foggia il 24 giugno 1937, nella sua lunga carriera artistica è riuscito nella difficile impresa di cimentarsi con radio, musica, cinema e televisione, mantenendo sempre intatto il proprio personaggio. Arbore nasce a Foggia, ma è napoletano d’adozione e a Napoli si laurea in giurisprudenza. Come artista comincia a farsi strada nella sua città natale alla “Taverna del Gufo” dopo essere stato al seguito di un complesso jazz foggiano. La sua prima vera esperienza nel mondo musicale inizia nel 1972 con il complesso “N.U. Orleans Rubbish Band”.

Alla fine degli anni ’60 incomincia la sua carriera alla radio con programmi innovativi che raggiungono immediatamente alti indici d’ascolto. Dalla radio, come abbiamo visto nei precedenti capitoli, Il passaggio alla televisione sarà breve.

Per vent’anni è uno dei personaggi più noti e amati dal pubblico televisivo.

Nel 1996, dopo la conduzione del programma “La Giostra”, abbandona quasi definitivamente le irruzioni nel piccolo schermo.

Il modello televisivo a lui più congeniale è quello legato alla jam-session, dove preparazione ed improvvisazione si incontrano per realizzare un divertente gioco delle parti, ma il rapporto troppo stretto con le leggi commerciali dell’Auditel che rinunciano allo spazio destinato alla cultura gli sta stretto e preferisce esprimersi in altri modi. In una sua dichiarazione, Renzo Arbore afferma che “… la televisione è schiava dell’Auditel, dei numeri, ha perso di vista la qualità. Per averla occorrerebbero dirigenti capaci di capire che è meglio avere pochi spettatori ma di qualità, piuttosto che averne molti ma non in grado di apprezzare quel tipo di trasmissione”.

Nel 1991 aveva infatti, fondato l'”Orchestra  Italiana”  e nel 1993 ottiene un clamoroso successo al Radio City Music Hall di New York.

Ricompare sul piccolo schermo solo nel 2001, quando ripropone su Rai-Sat il suo showcult  ” L’altra domenica”; presenta inoltre tre speciali sul Giappone: “Italian sushi”, “Sotto a chi Tokio” e “Un italiano a Tokio”.

A parte una brevissima serie andata in onda nel 2002 (“Son felice sol così quando canto notte e dì: Do Re Mi Fa Sol La Si”), nel maggio dello stesso anno è protagonista del “Maurizio Costanzo Show”  in cui è celebrata la sua carriera di musicista e showman televisivo, momento che ricorda quanto Arbore sia stato capace di fare una televisione unica, che non ammette definizioni, ricca di sfumature e connubio di forme d’arte diverse, dalla radio al cinema, dal teatro al giornalismo.

Una puntata incentrata sulla sua carriera sembra aprire le porte ad un ritiro definitivo ma Renzo Arbore non smette di sorprendere e sabato 22 gennaio 2005 fa il suo grande ritorno televisivo con “Speciale per Me”, ovvero “Meno siamo, meglio stiamo” ( 17 puntate dal 23 gennaio al 4 giugno ) su Rai 1, definita dallo stesso Arbore una “trasmissione amarcord” con l’obiettivo di mostrare tutta la tv memorabile che la gente tende a dimenticare. Il senso della trasmissione è una sorta di mercatino di modernariato televisivo; anche la musica proposta è volutamente “vintage”. La trasmissione riscuote un buon successo anche se va in onda in terza serata (proprio a questa collocazione notturna allude il sottotitolo“meno siamo, meglio stiamo”), con una media di quasi un milione e mezzo di telespettatori dopo mezzanotte, il 25 per cento di share.

Con questa trasmissione, Arbore dimostra ancora una volta di essere avanti a tutti di almeno un decennio.

Nel 2006 partecipa al primo episodio della serie “Don Matteo”, a fianco di Terence Hill e l’anno dopo ritorna in prima serata in “Stiamo lavorando per noi”, programma di cabaret condotto dai veterani Cochi e Renato per poi comparire anche tra gli ospiti di Fabio Fazio in “Che tempo che fa” e Simona Ventura in “Quelli che…il calcio”.

( da biografie on line.it )

Nel 2008 ha dato voce al dromedario Tutankamon nel film d’animazione “La luna nel deserto” diretto dal regista Cosimo Damiano Damato.

Nel giugno 2008 viene pubblicato il libro “Renzo Arbore e la Radio d’autore – Tra avanguardia e consumo, un volume monografico scritto da Salvatore Coccoluto, dedicato alle storiche trasmissioni radiofoniche di Arbore.

Insieme a Giancarlo Magalli realizza un gioco in scatola, “Ma non i coperchi“, pubblicato dalla International Team.

Nel 2009 canta nell’ultimo disco di Claudio Baglioni O.P.G.A. la canzone Buon Compleanno.

Il 15 novembre 2010 Arbore torna in tv con la trasmissione “…a. Lunga durata ARBORE e gli aborigeni” su Rai International, in replica su Rai 5.

Il 4 settembre 2011 la Rai ha dedicato ad Arbore una puntata monografica della trasmissione Speciale TG 1 documentari realizzata dal giornalista Vincenzo,Mollica.

Il 23 luglio 2013 IL Tour Renzo Arbore e L’ Orchestra italiana partecipa alla 43esima edizione del Giffoni Film Festival.

Sempre nel  2013 esce la sua biografia “Renzo Arbore: vita, opere e (soprattutto) miracoli” a cura del giornalista della Rai Gianni Garrucciu, contenente numerose testimonianze di tanti colleghi e amici di Arbore.

Il 24 giugno 2015 si esibisce in diretta TV nazionale al Palazzo dei Congressi del Cremlino in Russia

Da molti anni Arbore è presidente di una associazione dei disc jockey italiani e si esibisce anche come suonatore di clarinetto,jazz.

Da oltre 20 anni è testimonial della Lega del Filo d’Oro, una associazione onlus che assiste alcune persone sordocieche.

In politica, è sempre stato,vicino al Partito Radicale e nel 2013 ha sostenuto ed è divenuto membro del comitato “Bonino Presidente”, volto a sostenere la candidatura come Presidente della Repubblica Italiana di Emma Bonino.

Arbore ricevette anche numerose onorificenze:

-Nel 1992 viene nominato Grande Ufficiale dell’ordine al merito della Rep. It.

-Nel luglio 2006, all’indomani del concerto inaugurale della tournée con L’Orchestra Italiana a Chieti ove giovanissimo, a tempo di guerra, risiedette da “sfollato” e assistette all’arrivo degli Alleati, Renzo Arbore ha ricevuto la Cittadinanza onoraria della città.

-Nel dicembre 2013 viene nominato cittadino onorario di Palermo per il documentario “Da Palermo a New Orleans… E fu subito Jazz” in cui vengono raccontate le vicende artistiche e umane della Original Dixieland Jazz Band composta da un gruppo di amici, quasi tutti di origine siciliana, che incisero a New York nel 1917 il primo disco al mondo di jazz.

-Nel 2010 gli è stato attribuito il Premio America della Fondazione Italia – USA.

Renzo Arbore ha trascorso una vita in perenne tournée, costellata di successi e di grandi amori: Mara Venier e soprattutto Mariangela Melato, scomparsa nel 2013 .

Quando ne parla non può fare a meno di commuoversi :” È stata la donna più importante, mi ha dato la ragione interiore, il significato più profondo della vita personale. Pensavamo di sposarci, poi gli impegni artistici dividono per tanti motivi: lei andò in America, io rimasi a Roma, ci siamo allontanati e ci siamo ritrovati negli ultimi anni con un nuovo fuoco di passione assolutamente ardente». Davanti al ritratto di Mariangela Melato che conserva in camera da letto (!grandi occhi magnetici, un ciuffo di capelli, il berretto di lana indossato in “La classe operaia va in paradiso”), non riesce a contenere il,dolore ancora vivo. “Non è facile raccontare Mariangela. Era una persona speciale. E non lo dico perché l’ho amata fino all’ultimo…Era ricca di grazia, come seppe cogliere Alda Merini. Con la grazia faceva tutto: lavorava, amava, imparava, ballava. Ha saputo perfino morire con grazia”.

Quella di Arbore fu una vita da single perchè, ammette,  “ho messo troppa carne al fuoco, finalizzata al sogno che avevo di fare l’artista da grande». I figli “un po’ mi mancano, così come mi manca l’esperienza di una famiglia, la villeggiatura tutti insieme… Il modello familiare tradizionale da cui provenivo l’ho proprio negato. Però ho cinque nipoti».

Arbore vive a Roma, in un attico che prima di lui è appartenuto all’architetto Pier Luigi Nervi, affastellato di oggetti collezionati in anni di viaggi in giro per il pianeta, un autentico bazar: mobili e suppellettili per la maggior parte di plastica «rapinati», dice lui, soprattutto in America. «Quando Vittorio Gassman venne per la prima volta a casa mia, rimase estasiato e mi disse: “Promettimi che, se mi riprende la depressione, mi ospiti qui. In un posto così non si può essere tristi”».

Il suo rammarico in ambito professionale è quello che egli stesso definisce  ” un infortunio con Rai International. Ero stato chiamato ad assumerne la direzione artistica e ne volevo fare una missione per portare la nostra cultura musicale, e non solo, nel mondo. L’avevo ribattezzata Rai Italia. Poi — aggiunge — si intrufolò la politica, si sono messi di mezzo i cattivi invidiosi e il progetto abortì. È il mio unico fallimento artistico. Non mi posso lamentare, se mi guardo indietro, posso dire di aver inventato 14 format, uno diverso dall’altro, e adesso il futuro è il web: con www.renzoarborechannel.tv, razzolo molto in rete». Insomma, abbiamo perso un cavadenti: «Però — conclude — frequentando l’ambulatorio di papà, ho guadagnato un piccolo vantaggio: non ho paura del dentista».

Per le altre puntate di Breve storia di Renzo Arbore“La Storia di Napoli” su Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini